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Culture
La Gioconda e San Giovanni? Ecco a chi si è ispirato Leonardo
 

di Carla Glori

L'equivoco nel quale potrebbe incorrere la comparazione tra il volto della Gioconda (icona enigmatica dell'"eterno femminino") e quello androgino dell'apostolo Giovanni dell'Ultima Cena (tradizionalmente figura maschile virginale), è quello di venire associata alla tesi "eretica" del romanzo di Dan Brown. Ma l'identificare in entrambi i volti la stessa modella - quello della milanese Bianca Giovanna Sforza - qui non sta ad evocare il fantasma inquietante della Maddalena né suggestive teorie esoteriche o romanzesche. L'ipotesi alla base della comparazione è infatti storica e supportata da precedenti ricerche (già pubblicate nel 2011/12 e più specificamente dallo studio "Descrizione della ricerca in video" messo on line).

A riprova dello spessore storico dell'Ultima Cena  va ricordata la testimonianza di Antonio de Beatis del dicembre 1517, il quale, nel descriverla, informa che per i volti degli apostoli Leonardo si ispirò a importanti personaggi della corte di Ludovico il Moro. Ne danno conferma gli appunti delle carte vinciane, che rimandano a persone realmente esistenti della corte e della vita milanese del XV secolo, le quali per le caratteristiche e l'espressività del loro volto avevano colpito Leonardo al punto da volerle raffigurare nel capolavoro.

Ma la prospettiva storica, incentrata sul periodo 1495/98 di lavorazione dell'Ultima Cena, è pur sempre insufficiente a dar conto della complessità del lavoro in arte di Leonardo, che è multidimensionale e aperto a più livelli di lettura. L'evidente compatibilità delle due fisionomie "coincidenti" della Gioconda e del san Giovanni, che riconduce al medesimo soggetto, risulta il "tassello inedito" che concorre alla decifrazione del puzzle infinito che Leonardo ci ha consegnato. A questo enigma la sintesi del video tenta di dare soluzione: l'"istoria" della "signora di Lombardia" (il cui ritratto è segnalato - con aggiunta in rosso "una signora milanese"- dal de Beatis nel castello reale di Blois nel 1517, e  che identifico nella Gioconda), incrocia la biografia di Leonardo e la storia della potente famiglia dei signori di Milano sull'arco breve che va dall' apoteosi all'eclisse della dinastia.

 

Era davvero Giovanna Sforza detta Bianca la modella ispiratrice dei due capolavori? E - come verosimilmente appare - è il volto di Leonardo che si rispecchia in quello di Cristo consapevole del tradimento, al fianco del suo apostolo dai tratti femminei, accasciato e privo di sensi? Questa è la soluzione dell'enigma che prospetta il video. Ma verità e illusionismo nell'opera di Leonardo si inseguono in un labirinto di specchi. Per chi accetti di riconoscere in Bianca (ovvero Giovanna) Sforza la misteriosa modella, si apre uno scenario nuovo: a partire dai palazzi sforzeschi di Milano, si irradiano molteplici itinerari lungo le antiche vie percorse da Leonardo e praticate dai pellegrini e dai mercanti del sale.

Conducono a Voghera, di cui Bianca era signora, e attraverso i territori dell'allora ducato di Piacenza fino all'antico castello Malaspina-Dal Verme di Bobbio, in cui - riesumato dalle pagine scritte dal Muratori - echeggia il nome di Francesca dal Verme, che evoca mai sopite vendette verso gli Sforza, legandosi in un intrigo cortigiano consumato col veleno a quello di Galeazzo Sanseverino, vedovo di Bianca. Per ritornare poi a rebours, imboccando le diramazioni della stradina che svolta alla destra della Gioconda, alla Milano di oggi, ai suoi castelli e alle sue memorie, carichi delle presenze visconteo-sforzesche.

Non è la prima volta che la Gioconda viene identificata in una Sforza. Tra le molte tesi, la più significativa (a me cara) è la prima di Lillian Schwartz, contenuta nel suo video pionieristico "The Hidden MonaLisa" del 1984. Il suo video è stato confutato scientificamente, ma nonostante le carenze a suo tempo rilevate,  a livello di ipotesi conserva ancora potenzialità vitali: ad esempio la scoperta nella Gioconda dell'automimesi presente in Leonardo, l'accenno nel finale all'esistenza dei vinci sforzeschi sull'abito della modella (provata sperimentalmente con la ricerca sul nodo 9596 dell'Ambrosiana nel 2011), l'intuizione delle sottili corrispondenze del ritratto del Louvre con l' Ultima Cena del primo soggiorno milanese …

Il rigetto tout court della tesi divergente della Schwartz (fatto allora da molti anche senza aver visto il video)  non sorprende, poiché in genere le ipotesi estranee alla "costellazione" di teorie condivise e accettate dalla comunità scientifica (il 'paradigma') tendono ad essere  rimosse o ignorate.
La "società chiusa" nella globalizzazione è paradossalmente ancora più forte e impermeabile. Non a caso in questo video viene citato Popper, teorico della "società aperta" e fautore nella ricerca di pensiero critico e audacia creativa a fronte di chiusure pregiudiziali del "paradigma".
Infine, la vera sfida di chi ricerca è sempre il progressivo avvicinamento alla "verità",  idea regolativa e termine ultimo da perseguire, senza poter mai avere la sicurezza di averlo raggiunto. Poiché la verità - come sta a testimoniare l'opera di Leonardo - è nascosta.

Carla Glori

Si occupa di letteratura, critica dell'arte, filologia e crittografia, approfondendo in oltre un trentennio di studi e ricerche l’opera di Leonardo, con particolare attenzione all’enigma femminile della “Gioconda” e ai cartigli. Ha elaborato a partire dal 2000 una innovativa tesi che colloca la Gioconda sullo sfondo di Bobbio, identificandola in Bianca Giovanna Sforza. Inoltre ha decifrato il cartiglio sul verso del ritratto di Ginevra Benci e il famoso cartiglio del “Ritratto di Luca Pacioli con allievo”, portatrice di un codice (il cui autore è Leonardo da Vinci).

 

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