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Culture

Da sempre il cinema, inteso come industria cinematografica nella sua interezza, respira ciò che gravita attorno ad esso e lo traduce nel proprio linguaggio: nel fare ciò, liberamente crea, trasfigura, copia tour court, stravolge sino al punto che nel percorso di avvicinamento alla fonte accade che si allontani... per poi riavvicinarsi (come in un processo ellittico) più di quanto la mente dello spettatore immagini. Da molti anni il mondo politico italiano ispira, innanzitutto, molti scrittori di soggetti cinematografici e di conseguenza registi che sfornano film mediocri o indimenticabili, di spessore o vocati alla leggerezza, comunque specchi necessari e significativi della società in generale. La politica italiana è in un fermento involutivo da parecchi anni. Ora (?) essa è sprofondata in un decadente buio morale, di valori: ciò ha creato un profondo scollamento con i cittadini i quali esprimono via via maggior disinteresse verso ciò che non li rappresenta più e li tutela come un tempo. Essi probabilmente sono i potenziali spettatori dei film che intanto raccontano, mostrano, denunciano, giudicano tutto questo. Reality (Gran Prix a Cannes 2012) del regista Matteo Garrone (dopo la rivelazione con Gomorra egli incarna una splendida realtà nel panorama dei registi italiani) è un film politico, nel senso più ampio del termine: attraverso una splendida e sapiente regia, adoperando reminiscenze affascinanti del grande Fellini e di Edoardo De Filippo, racconta il 'giro a vuoto' mentale di Luciano, pescivendolo napoletano che per arrotondare truffa la gente del suo quartiere. Egli sprofonda in una magnifica e rovinosa ossessione: entrare nella casa del Grande Fratello. Vorrebbe perdersi nel magnifico mondo finto del famoso reality televisivo per ritrovare se stesso, per avere l'occasione della vita, ma alla fine si smarrisce staccandosi completamente dalla realtà mentre aspetta di essere chiamato dopo due provini.

Matteo Garrone (12)
Matteo Garrone

 

Vuoto culturale, quello che esprime la tv attuale; vuoto politico-sociale di un ambiente privo di stimoli e di capacità di aggregazione, se il desiderio di una vita è quello di mostrarsi, farsi spiare, diventare famoso senza qualità. Il registro scelto dal regista è quello della favola tragicomica, lo stesso utilizzato da Daniele Cipri nel film del 2011 E' stato il figlio. Qui il protagonista Nicola Ciraulo, dopo aver subito la perdita della figlia, uccisa da un proiettile casualmente sparato, chiede e ottiene un risarcimento, e con questo esaudisce il sogno di una vita: una nera e fiammante Mercedes nera, da esibire in tutto il quartiere, attraverso la quale sentirsi un altro, e per la quale, al minimo graffio, Nicola ammazzerebbe chiunque. Mostrarsi, apparire meno poveri e derelitti di ciò che realmente si è: è questo ciò che conta. Per una ammaccatura alla sua creatura a 4 ruote si genera un litigio che uccide Nicola. Insuperabile prova di Toni Servillo, ottimo ritratto di famiglia siciliana. Il dialetto, anzi la lingua napoletana nel film Reality e quella siciliana in E' stato il figlio, esprimono come meglio non si potrebbe l'ambiente circostante, elevato a status di vero e proprio personaggio. Ma Luciano e Nicola sono folli o estremamente lucidi? E ancora superbo nell'interpretare la parte di un onorevole depresso, in crisi esistenziale-personale, che fugge a Parigi da una sua ex, è Toni Servillo in Viva la libertà di Roberto Andò, attualmente in sala. La rappresentazione del doppio (il protagonista ha un gemello pazzo che lo sostituisce durante la sua temporanea assenza) e il ritratto del feroce ambiente politico sono i fili conduttori della trama nella quale emerge la raffinata trattazione del tema della follia al potere, come risoluzione originale di una situazione politica ingarbugliata e stagnante.

Enrico e Giovanni si alternano sulla poltrona, ma sia pur diversissimi nel comportamento e nell'approccio alla vita, alla fine ingannano lo spettatore tanto da indurlo al quesito: "è il pazzo o quello normale?". E per finire Michele Placido, l'onorevole Michele Spagnolo nel film Viva l'Italia di Massimiliano Bruno del 2012, che in seguito ad un malore comincia a sparlare e a dire la verità, viene emarginato e alla fine si redime promettendo di denunciare tutte le malefatte proprie e del suo partito, e recuperando una dignità ormai perduta. Il linguaggio e il profilo del film seguono la linea di una volgarità e di un semplicismo evitabili e inoltre, aldilà della pochezza della sceneggiatura, mi preme sottolinearne il dar voce al decadimento che ormai il costume morale, psicologico, professionale della politica persegue senza che se ne intraveda una fine. A giorni uscirà nelle sale italiane Benvenuto Presidente! del regista romano Riccardo Milani, con Claudio Bisio nei panni del Presidente della Repubblica eletto per errore: uno sconosciuto al potere che alla fine sorprenderà tutti e magari riuscirà anche a governare…….

Stefania Pizzi

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