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Culture
Fondazione Trussardi: arte contemporanea e architetture nascoste
Sarah Lucas – INNAMEMORABILIAMUMBUM, Albergo Diurno Venezia, Milano - 8, 9 e 10 aprile 2016

Artisti poco conosciuti e location tutte da scoprire. L’arte contemporanea promuove l’architettura e viceversa. E’ una formula vincente quella della Fondazione Nicola Trussardi, istituzione no profit per la diffusione della cultura contemporanea, nata vent’anni fa a Milano e dal 1999 presieduta da Beatrice Trussardi. Si tratta quasi di un "museo nomade”: ogni volta progetti speciali ed esposizioni vengono appositamente concepiti e prodotti per spazi pubblici raramente accessibili, come monumenti storici, palazzi dimenticati e altri luoghi simbolici. E ogni volta il risultato coglie nel segno, attirando l’attenzione del pubblico allargato.

Lo spiega ad Affaritaliani.it Massimiliano Gioni, dal 2002 direttore artistico della Fondazione Trussardi e curatore, insieme a Vincenzo de Bellis, di “Innamemorabiliamumbum” (VIDEO): uno speciale progetto di arte contemporanea della celebre artista inglese Sarah Lucas, realizzato in collaborazione con il FAI – Fondo Ambiente Italiano e il Comune di Milano in occasione di miart 2016. La location è quella dell’Albergo Diurno Venezia in piazza Oberdan a Milano, progettato all’inizio degli Anni Venti dall’architetto Piero Portaluppi, chiuso al pubblico dal 2006 e recentemente riaperti grazie all’impegno del FAI e della Delegazione FAI di Milano. Le opere dell’artista, tra vecchie toilette e sedie da barbiere, sono irriverenti e disarmanti nella loro estrema semplicità: fotografie, collage, sculture e disegni, realizzati con materiali apparentemente banali, si trasformano in oggetti d’affezione che rivelano desideri e pulsioni represse.

“Da tempo volevamo realizzare una mostra con Sarah Lucas - spiega Gioni - e avevamo pensato ad un luogo vicino alla Stazione Centrale, magari un albergo, dove si consumassero incontri più o meno leciti o si incarnassero desideri più o meno confessabili. Poi il Fai si è preso cura dell'Albergo Diurno, una location che già dal 2004 avevamo nei nostri piani". Detto, fatto. Anche Sarah Lucas ha visto le fotografie e ha accettato in meno di 12 ore. “Abbiamo fatto questa scelta anche pensando alla mostra che Lucas ha realizzato nel 2000 nella casa di Freud a Londra, molto simile per il modo in cui ha disseminato opere d'arte senza prevaricare gli spazi”. E così ha fatto anche in questo allestimento, che "in un certo senso mette in scena l'architettura più che l’opera artistica. O comunque arte e architettura si completano a vicenda".

Tra gli ultimi progetti realizzati dalla Fondazione c’è “Wheatfield” dell'artista americana Agnes Denes: da marzo a ottobre 2015, in occasione di Expo, un campo di grano è stato seminato, coltivato e mietuto nel centro di Milano, all’interno dell’area di Porta Nuova, oggetto di un’ampia riqualificazione grazie a un piano urbanistico dal forte impatto architettonico. Oppure la mostra “Parasimpatico” di Pipilotti Rist, allestita nel 2011 all’interno del cinema Manzoni di Milano: i video lussureggianti e le installazioni multimediali dell’artista svizzera, attiva nel campo della videoarte esploravano la sessualità e la cultura dei media con un mix giocoso e provocatorio, sulla linea di confine tra sogno e realtà.

Negli anni la Fondazione ha dato spazio anche ai visual artist portoricani Allora & Calzadilla, all'archeologo delle rovine della modernità Cyprien Gaillard e al maestro dell’arte contemporanea Paul McCarthy, solo per citarne alcuni. Ma come vengono scelti gli artisti con cui la Fondazione Nicola Trussardi collabora? “Da un lato abbiamo una lista dei desideri che viene perennemente aggiornata con i nomi delle persone con cui vorremmo realizzare dei progetti. Dall’altro lato ci piace pensare che la Fondazione porti a Milano gli artisti che altrimenti la città non vedrebbe. Sarah Lucas, per esempio, non ha mai fatto una mostra in un museo in Italia, ha solo partecipato alla Biennale di Venezia dell'anno scorso: eppure è una delle figure più importanti dagli Anni Novanta a oggi”.

Spesso poi la disponibilità di uno spazio suggerisce il nome dell’artista e viceversa: "Non c'è una regola, piuttosto giochiamo con le vocazioni di certi luoghi e il desiderio di portare nomi che non hanno mai esposto in Italia o comunque mai in questo modo. Non solo rendiamo pubblici degli spazi difficilmente accessibili, ma in un certo senso rendiamo pubblici anche degli artisti che nel mondo dell'arte magari sono molto celebri, ma che non hanno ancora ricevuto una consacrazione dal pubblico allargato. Anche questa è la funzione delle mostre”.

Obiettivo raggiunto, insomma. “Quella della Fondazione Trussardi è una ricetta infallibile - riflette Gioni - : il 50 per cento dei visitatori viene per vedere gli spazi e poi si incontra con l’arte, viceversa l’altro 50 per cento. Inoltre, a dispetto di molti orribili monumenti che decorano tante piazze italiane, le nostre mostre dopo un po' di tempo se ne vanno. Trasformano e riattivano la memoria di un luogo, lo aprono al pubblico, ma sono dei monumenti temporanei che non hanno la presunzione di imporsi per sempre". Un aspetto importante, questo, che rende le mostre uniche: "E' il ricordo che continua a vivere, spesso associato a spazi che magari per i successivi 5-10 anni non si potranno vedere. L'esperienza diventa così parte di un patrimonio di memoria collettiva”.

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