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Culture

di Simonetta M. Rodinò

Quando si parla di fotografia sociale e documentaria negli Stati Uniti, la mente corre ai nomi di Jacob A. Riis (1849-1914), che all'età di 21 anni arriva negli USA proveniente dalla Danimarca e di Lewis Wickes Hine (1874-1940), sulla cui scia comincia a lavorare, divenendo in seguito il principale esponente. A quest'ultimo, sociologo, che capì la potenza della fotografia per denunciare, è dedicata la mostra "LEWIS HINE. Costruire una nazione. Geografia umana e ideale", ospitata al CMC - Centro Culturale di Milano. L'esposizione "Si inserisce nel percorso che il CMC e Admira (agenzia di mostre e iniziative nel campo delle foto) portano avanti come approfondimento del linguaggio fotografico applicato a temi universali. Questa rassegna vuole mostrare la relazione tra l'uomo e il fare", spiega la curatrice Enrica Viganò. Che aggiunge "l'obiettivo è anche creare un supporto per gli studi". Attraversi i 60 vintage print, provenienti dalla Collezione Rosenblum di New York, si ripercorrono i suoi cicli più famosi. Nel primo decennio del secolo scorso Hine, con grande sensibilità sociale e impegno riformistico, concentrò la sua attenzione sugli immigrati che sbarcavano a migliaia a Ellis Island, seguendoli poi nelle loro squallide abitazioni, entrando nei luoghi miserabili del loro lavoro. Nel 1908 diventò il fotografo ufficiale del National Child Labor Committee, ente creato per eliminare la pratica del lavoro minorile, allora diffusa in moltissime industrie statunitensi. Ecco le immagini forti, alcune diventate simbolo dei diritti dei bimbi, di operai giovanissimi, vestiti con stracci sudici, in mezzo a catene di montaggio o sui campi di cotone. Testimonianze che portarono a una normativa per l'abolizione del lavoro minorile. In seguito a un'esperienza di reporter di guerra nella carovana della Croce Rossa, si dedicò a una serie sugli operai al lavoro, volendo dimostrare che non la macchina ma l'uomo ha creato il progresso industriale.

16  HineMen with derricks, Empire State Building, ca. 1931Guarda la gallery

Nel 1930 gli fu commissionata la documentazione della costruzione dell'Empire State Building: fotografò gli uomini in precarie condizioni di lavoro e privi di strumenti di sicurezza: ecco le immagini delle loro acrobazie, soprattutto indiani Mohawk, dotati di equilibrio migliore, che con agilità e disinvoltura, penzolano nell'aria a centinaia di metri di altezza. Hine si posizionò in un cestello a 300 metri per poterli fotografare da vicino. Sembra un paradosso, ma la foto tra le più celebri realizzate in quel periodo, "Lunch atop a skyscraper", in cui 11 lavoratori edili pranzano durante la pausa appollaiati su una trave d'acciaio sospesa a 69 piani d'altezza, per anni attribuita a Hine, fu invece scattata da Charles C. Ebbets, durante la costruzione del palazzo del GE del Rockefeller Center nel 1932. L'indagine di Hine è profonda e, attraverso quello che mostra, vuole responsabilizzare chi guarda e denunciare l'esistenza dei problemi. È un'interpretazione della realtà: secondo Hine "la fotografia non sa mentire, ma i bugiardi sanno fotografare".

"LEWIS HINE.COSTRUIRE UNA NAZIONE. GEOGRAFIA UMANA E IDEALE"
CMC - Centro Culturale di Milano, via Zebedia 2
Fino al 2 febbraio 2014
Orari:  da lunedì a venerdì, 10-13 / 15-18 -  sabato e domenica, 16-20
Gradita offerta libera
www.centroculturaledimilano.it  
Catalogo edito da Admira

Tags:
mostrelewis hine
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