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Culture

di Simonetta M. Rodinò

Femminista, anticonformista e impegnata nelle battaglie civili, Niki de Saint Phalle è universalmente conosciuta per le sue "Nanas", ciclopiche e coloratissime sculture femminili, la cui incredibile leggerezza sfida le regole della gravità. Alla pittrice, scultrice e regista franco-americana, mancata 72enne nel 2002, il Gran Palais di Parigi dedica, fino al 2 febbraio, l'ampia retrospettiva "Niki de Saint Phalle": vi sono ospitate oltre 200 opere che ripercorrono il suo iter. Dai dipinti realizzati tra gli anni Cinquanta e Sessanta - che riportano alla mente il primo Max Ernst - denominati "Cattedrali", dove l'artista racconta la storia di un'esistenza tormentata, ai tanti video di archivio che testimoniano le molte performance. Sia quelle mentre sta dipingendo, sia la serie di azioni durante le quali sola o con altri colleghi spara con una carabina su rilievi di gesso su cui sono collocati sacchetti di vernice. Ecco poi le "Nanas" degli anni Sessanta, volteggianti e dinamiche, le madri buone, ma anche le madri predatrici, le donne in cinta, gli incubi…e i grandi progetti scenografici e monumentali, tra cui il "Giardino dei Tarocchi", realizzato in Maremma nella tenuta di proprietà della famiglia Caracciolo, documentato in mostra da un video.
www.grandpalais.fr


Scultoreo ed esagerato, Helmut Newton ha spogliato le sue modelle fuori dalla cornice, spiazzando l'osservatore con le foto dei suoi nudi raccontati da un bianco e nero più forte del realismo del colore. L'artista, berlinese di nascita (1920), australiano per lunga permanenza e per matrimonio, aprì nel 2003, un anno prima di morire, nella città tedesca una fondazione, donando come fondo permanente diverse centinaia di sue immagini. Duecento di questi scatti non erano mai stati presentati, così la fondazione ha organizzato la mostra "Helmut Newton: Permanent Loan Selection", ospitata in altre sale del museo fino al 17 maggio. La rassegna è divisa in tre sezioni: nudi, ritratti e moda. I grandi nudi a grandezza naturale, realizzati a Parigi negli anni Ottanta: ecco splendide figure femminili rigorosamente in abito adamitico con tacchi a spillo e spavaldamente frontali. Poi i ritratti, molti dei quali di personaggi celebri, come Catherine Deneuve, Paloma Picasso, Karl Lagerfeld, David Bowie… e infine gli scatti di moda, in bianco e nero e a colori, commissionati negli anni Settanta e Ottanta dalle più famose riviste di fashion.
www.helmut-newton.com

E la moda è protagonista dell'esposizione "Bellissima. L'Italia dell'alta moda 1945-1968", ospitata fino al 3 maggio al MAXXI di Roma. Attraverso una selezione di ottanta abiti s'indaga l'evoluzione del made in Italy, grazie a un gruppo di autori che ne hanno costruita l'identità. Ma non solo. Nell'Italia del secondo dopoguerra, è nella capitale che nascono curiosità e complicità di mondi trasversali: ecco le contaminazioni tra sartorie e atelier degli artisti. Così, tra gli altri, Dorazio, Sanfilippo, Carla Accardi disegnano per le seterie comasche; c'è l'ispirazione a Fontana e Calder negli abiti di Mila Schön; Burri diventa un riferimento per Capucci; Scheggi e Alviani collaborano con Germana Marucelli; Missoni guarda a Dorazio…
In mostra anche le creazioni di Balestra, Biki, Emilio Schuberth, Simonetta e Fabiani, Valentino, Jole Veneziani, Gigliola Curiel, Fendi, le Sorelle Fontana, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni, Fausto Sarli. Non potevano mancare i gioielli…Per la gioia degli occhi è esposta una selezione di pezzi unici di Bulgari.
Infine, oltre a contributi video tratti da cinegiornali e cinema d'epoca, lungo il percorso della rassegna s'incontrano gli scatti di tre grandi fotografi che raccontano i paesaggi dell'alta moda: Pasquale De Antonis pone gli abiti dell'high fashion in dialogo con la classicità di Roma antica; lo scenario di Federico Garolla è invece la Roma delle architetture più grafiche e razionali; Ugo Mulas documenta l'evoluzione attraverso un viaggio in Italia, fotografando le sue modelle in giro per il paese.
www.fondazionemaxxi.it

Il Museo Guggenheim Bilbao, tra i più spettacolari esempi di architettura decostruttivista, con la mostra "El arte de nuestro tiempo. Obras maestras de las Colecciones Guggenheim" ripropone la rassegna con cui inaugurò nel 1997, grazie alla collaborazione con la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York. L'edificio - visto dal mare sembra una nave, in omaggio all'importante porto marittimo della città basca - ospita dunque fino al 3 maggio i lavori d'arte contemporanea in sequenza cronologica, partendo dal terzo piano. Si inizia dall'alba del XX secolo con un lavoro di Marc Chagall del 1913, poi attraverso le varie sperimentazioni artistiche si giunge all'astrazione. Tra queste, una tela "senza titolo", del 1952-1953, di Mark Rothko, membro della prima generazione dell'espressionismo astratto; un olio dai campi di colore intenso e dai bordi sfrangiati. Il secondo piano ospita soprattutto grandi opere, come il murale "Forme geometriche" di Sol LeWitt creato site specific dall'artista e che si fonda con l'ambiente circostante, o alcune installazioni di Anselm Kiefer. Infine i lavori più recenti, come "Umanos", in cui Christian Boltanski ha usato fotografie di oltre mille sconosciuti: immagini che intenzionalmente invecchiate, evocano la morte e la scomparsa delle persone ritratte, una riflessione sulla perdita d'identità.
www.guggenheim-bilbao.es

 

 

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