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Culture
Università, al via il Tavolo per il Patto Mondiale sulla Green Economy.
Il team del Tavolo italiano di lavoro per il Patto Mondiale per l_Ambiente con Domenico Amirante Yann Aguila Lucio d'Alessandro Massimo Marrelli e Vincenzo Pepe

Prevenzione precauzione e “chi inquina paga”. Sono i punti cardine del “Global Pact for the Environment”, il Patto Mondiale per l’Ambiente che ,dopo due anni dalla sua stesura e in un momento decisivo per il suo iter internazionale, trova in Italia un nuovo organismo di sostegno e diffusione. Nasce all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, sede del primo corso di Laurea italiano specificamente dedicato alla Green Economy, il Tavolo italiano di lavoro per il Patto Mondiale per l’Ambiente. Sono già cinque le università italiane coinvolte nel progetto di lavoro (con il Suor Orsola ci sono l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e le Università di Foggia, Torino e Roma Tre).

“L’impegno delle Università per il Patto Mondiale dell’Ambiente deve diventare sempre più intenso ed efficace - spiega il rettore del Suor Orsola, Lucio d’Alessandro, vicepresidente della Conferenza dei rettori delle università Italiane- perché siamo in un momento in cui è in gioco una nuova “visione del mondo”, un cambiamento di paradigma che deve fondare e sorreggere un diverso modello globale di governo dei processi produttivi, presi nel loro insieme. Una trasformazione radicale in cui la formazione dei giovani assume una funzione prioritaria e certamente determinante perché la questione ambientale e l’economia verde quale possibile risposta sono il vero crocevia scientifico, politico ed economico dei nostri tempi”.

Il lungo percorso del Patto Mondiale per l’Ambiente e la risoluzione ONU con i voti contrari di Russia e Stati Uniti.

Varato nel 2016 con un testo originale in sei diverse lingue (arabo, cinese, inglese, francese, russo e spagnolo) da un network internazionale di esperti di tutto il mondo, il “Group of Experts for the Pact”, presieduto dal presidente del Consiglio costituzionale francese, Laurent Fabius, e con la presenza anche degli studiosi italiani Domenico Amirante, Tullio Scovazzi e Rosario Ferrara, il Patto Mondiale per l’Ambiente è stato presentato per la prima volta nella sua stesura definitiva nel giugno 2017 alla Sorbona di Parigi, dal presidente francese Emmanuel Macron. Da allora è iniziata una lunga battaglia per il riconoscimento dello stesso come complesso di norme vincolanti.  Il 19 marzo 2018 anche la Commissione europea ha sollecitato al Consiglio un mandato per negoziare un Patto globale per l’ambiente in nome dell'Unione Europea. Infine, nel maggio scorso, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato, con una maggioranza schiacciante (ma con i voti contrario politicamente pesanti della Russia e degli Stati Uniti), una risoluzione dal titolo Towards a Global Pact for the Environment che segna l’apertura delle negoziazioni internazionali per l’approvazione del Patto.

“Il sistema di tutela ambientale ideato dal Patto -sottolinea  Domenico Amirante, coordinatore del Dottorato di ricerca in Comparative Law dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli” e membro del Group of Experts for the Pact- si basa sulla centralità del principio della prevenzione, intesa come modalità ordinaria dell’azione in campo ambientale e che deve informare tutti i momenti dell’agire pubblico, ma oggi anche privato. Gli altri due principi svolgono quindi funzioni sia ausiliarie che integrative, nei confronti della prevenzione. Ad esempio, il principio “chi inquina paga” rappresenta non solo uno strumento per l’integrazione degli obiettivi della prevenzione nelle attività economiche e nelle politiche pubbliche e sociali, ma anche una norma di chiusura a cui ricorrere in quei casi definibili di ‘fallimento della prevenzione’, e che, purtroppo, non appaiono allo stato attuale trascurabili. Il principio precauzionale agisce invece ‘a monte’ essendo chiamato ad intervenire nei casi in cui l’approccio preventivo non può essere applicato, ponendosi come filosofia ordinamentale relativa alla gestione dei rischi incerti o potenziali”.

Il sostegno del Ministero dell’Ambiente e la proposta di legge per rendere l’ambientalismo una materia obbligatoria a scuola.

Pieno appoggio al Tavolo italiano di lavoro per il Patto Mondiale per l’Ambiente viene da parte del ministero dell’Ambiente che ospiterà una prossima riunione del Tavolo a Roma per rafforzare l’impegno italiano sui temi ambientali. “Nella recente storia internazionale purtroppo abbiamo incassato troppe sconfitte sui temi del diritto ambientale -sottolinea Yann Aguila, segretario generale del Patto Mondiale per l’Ambiente- e allora adesso per vincere questa battaglia vitale per il futuro del Pianeta diventa di fondamentale importanza che ogni Nazione lavori al coinvolgimento dell’opinione pubblica e dei giovani delle Università così come oggi inizia a fare l’Italia con questa meritoria iniziativa accademica”.

 

 

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