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Culture
'Padri e figlie', Muccino torna al cinema con Russell Crowe

Gabriele Muccino torna a Hollywood e realizza il suo film piu' intimo e personale, 'Padri e figlie', con due star di prima grandezza, Russell Crowe e Amanda Seyfried, la partecipazione di un'icona come Jane Fonda e con l'attrice premio Oscar Octavia Spencer. La pellicola, prodotta dallo stesso Crowe, uscira' in Italia il 1.mo ottobre distribuita da 01. "E' il mio film piu' completo - racconta Muccino durante un incontro stampa a Roma - perche' ha una scrittura sofisticata ma lineare. Un film che racconta molte storie senza darne l'impressione. Si possono seguire - aggiunge - cinque-sei trame. Tra queste spiccano la storia d'amore tra padre e figlia; quella dell'artista che entra in crisi dopo le critiche negative (la battuta in cui Russell Crowe si chiede "perche' Dio ha creato gli scarafaggi e i critici", assicura Muccino, "non e' mia ma di Brad Desch, lo sceneggiatore" - ndr); la bambina orfana che stabilisce un rapporto d'amore con l'assistente sociale; la battaglia legale per l'affidamento da parte degli zii contro il padre naturale".

'Padri e figlie' racconta la lotta di un uomo, uno scrittore premio Pulitzer (Russell Crowe), che vuole restare insieme alla figlia di 8 anni (Kylie Rogers) dopo la morte della moglie a seguito di un incidente d'auto. La sorella della donna (Diane Kruger), moglie di un avvocato milionario (Aaron Paul) che dice di essere "piu' ricco di Dio", considera il cognato responsabile di quella morte e vuole avere l'affidamento della nipote. Approfitta delle condizioni dello scrittore, che dopo aver passato sette mesi in un ospedale psichiatrico per superare crisi di tipo epilettiche non ha superato i suoi problemi, per iniziare una battaglia legale. L'uomo, intanto, pubblica un nuovo libro ma viene stroncato dalla critica. La storia drammatica della bambina e del padre si alterna sullo schermo, come un lungo flashback, con la vita della piccola diventata ormai donna (Amanda Seyfried), 25 anni dopo, assistente sociale, laureanda in psicologia e incapace di amare. "Il padre lascia nella ragazza un vuoto incolmabile - spiega Muccino - e lei inizia un percorso nel tentativo di colmare questo vuoto. Ha paura di innamorarsi e di amare perche' sa che vuol dire anche abbandono, inganno, lutto, separazione, conflitto. Tutto questo - aggiunge - perche' il suo subconscio e' stato programmato cosi' dall'esperienza vissuta col padre. Cio' che viviamo fino a sei-sette anni, infatti, andra' a influenzare il nostro subconscio e ci guidera' da adulti. Lei cerchera' di vincere cio' che il subconscio le comanda di fare, ossia non amare".
 
Protagonista e uno dei produttori del film e' Russell Crowe, attore famoso per la sua spigolosita' sul set. "Conoscevo la sua fama di attore che vuole imporre le proprie opinioni ed ero molto preoccupato - confessa Muccino -. I primi tre giorni di riprese mi sono sentito sotto osservazione ed ero in forte tensione. Poi sono scoppiato a ridere, ho avuto una piccola crisi isterica, quando ho sentito di avere la sua fiducia". Russell Crowe, assicura il regista italiano, si e' comportato benissimo per le 4 settimane di riprese (su 8 in totale). "Lui non parla con nessuno - racconta -. Parla solo col regista e lo fa sempre a voce bassissima. Non prova mai e, cosa unica, non guarda mai il monitor dopo le riprese. E' un attore magico, un gigante - aggiunge -. Fa questo mestiere da quando aveva 6 anni, anche se la fama e' arrivata da adulto. Conosce perfettamente il mestiere e, quando arriva sul set, controlla tutto: studia anche le lenti e il posizionamento delle telecamere". L'esperienza hollywoodiana di Muccino, dunque, prosegue dopo i due film con Will Smith ('La ricerca della felicita' e 'Sette anime') e 'Quello che so sull'amore'.

"Dopo i film con Will Smith, ho creduto che Hollywood fosse il paese dei balocchi - confessa Muccino - e invece non era cosi', semplicemente Will aveva creato un muro di protezione attorno a me. Hollywood e' spietata: c'e' ingerenza assoluta sul lavoro dei registi che sono licenziabili e che vengono sottoposti quotidianamente al controllo del girato da tre-quattro addetti della produzione. Gli Studios ora cercano formule sicure e le hanno trovate nel mondo dei giocattoli e dei ragazzi: Marvel, Guerre Stellari, Twilight, Hunger Games. Io faccio film difficili da mettere su - conclude - perche' pellicole drammatiche non le fanno in molti a Hollywood, solo le produzioni indipendenti". In attesa di vedere come sara' accolto il suo ultimo lavoro, Gabriele Muccino gia' pensa al suo prossimo film: "Ho scritto una sceneggiatura sul celebre romanzo di Erica Jong, 'Paura di volare'. Forse faro' quello. Tra un anno comunque uscira' il mio ultimo film italiano che ho gia' girato, in inglese, con un cast per meta' straniero e per meta' italiano destinato a un mercato internazionale".

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