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Culture
Piacenza: in mostra Annibale, condottiero e stratega (quasi) invincibile
Annibale sulle Alpi di Benedict Masson

di Raffaello Carabini

 

Nessuno ha dei dubbi, e chi scrive si è divertito persino a consultare dei siti “storici” cinesi: il cartaginese Annibale Barca è da considerare tra i più grandi condottieri militari di ogni tempo. Lui ebbe a dire di sé che sarebbe stato più grande dello stesso Alessandro Magno, allora indiscusso “numero uno”, se fosse riuscito a vincere a Zama nel 202 a.C. E in effetti Zama dimostrò tutta la sua eccezionale abilità, a fronte di un nemico acerrimo, di 11 anni più giovane e cresciuto studiando le sue stesse strategie belliche.

Publio Cornelio Scipione, destinato a diventare l’Africano dopo la battaglia, stava per essere sconfitto. La strategia di Annibale di far fuggire la sua più debole cavalleria per farla inseguire da quella più numerosa e addestrata del numida Massinissa, alleato di Roma, aveva portato al solo scontro delle fanterie.

Annibale aveva schierato meglio sul campo i suoi, lasciando i veterani più esperti nella terza schiera, distanziata dalle precedenti di uno stadio (circa 200 metri, che le lasciarono la possibilità di agire con più efficacia nei confronti dei romani intralciati da elefanti e corpi martoriati, altresì impedendo la manovra di accerchiamento che invece aveva permesso al Barcide la vittoria di Canne).

Fu solo l’inattesa resistenza della “legione degli sconfitti”, formata da romani esiliati in Sicilia perché reduci dalla disastrosa prima parte della Seconda Guerra Punica e criminali comuni, che comunque non avrebbero avuto alcun futuro in patria senza la vittoria, permise a Scipione di non essere liquidato prima del ritorno della cavalleria, che invece spazzò via le ultime fila cartaginesi e gli diede la vittoria.

Meno di un’ora cambiò la storia del Mediterraneo e probabilmente della civiltà occidentale. Roma non tollerò più nessun competitor nel suo mare, né nessuno che potesse avvicinarsi a minacciare in armi la città – e sbaragliò le falangi ellenistiche grazie alla tattica appresa contro Annibale -, per diversi secoli a seguire. Il metus, la paura provata negli ultimi anni del III secolo avanti Cristo, non avrebbe più dovuto toccare gli abitanti dell’Urbe.

All’epopea del grande condottiero cartaginese, colto e informato, in costante esercizio fisico, moderato nel cibo, nel vino e nel sesso, politico e amministratore accorto e di specchiata onestà, capace non solo di fulminanti intuizioni ma soprattutto di attenzione alla preparazione logistica dell’esercito e all’analisi del terreno di scontro, è dedicata un’interessante mostra, a metà tra l’espositivo e il multimediale, allestita nei sotterranei del Palazzo Farnese di Piacenza, appena restaurati.

“L’idea è quella di proporre un progetto del tutto innovativo, che coniuga i reperti a video, installazioni, ologrammi per rendere attraente la storia, che oggi è poco studiata”, dice il curatore Giovanni Brizzi. “Dopo alcuni eventi realizzati al sud, abbiamo voluto porre l’attenzione su Piacenza, sorta come avamposto romano al centro della Pianura Padana, e sul Mediterraneo, oggi centro del mondo, che Annibale percorse in molte direzioni, dalla Tunisia e la Spagna fino ad Antiochia e la Bitinia.”

Annibale. Un mito mediterraneo offre un percorso cronologico e accessibile, didascalico e coinvolgente, articolato in maniera assai efficace e convincente, adatto a ogni livello di lettura, dal più immediato ed elementare a quello più approfondito e storiografico. I reperti, alcuni anche importanti – vari tipi di corazze, monete e medaglie celebrative, piccole sculture romane, dipinti e stampe, statuette e piatti con gli elefanti da guerra -, si alternano a ologrammi, immagini e costumi di film peplum (celeberrimo il soldato di Scipione l’Africano del 1937 con l’orologio), disegni e sale immersive con la spettacolare traversata delle Alpi e la ricostruzione delle varie battaglie vinte dal Punico, Trebbia, Trasimeno, Canne, durante una campagna bellica che fece quasi 200mila morti. E punteggiata da una serie di pannelli con approfondimenti mai eccessivi, che ci conducono dal giuramento antiromano del Barcide bambino fino al suicidio sulle rive asiatiche dell’attuale Istanbul per non cadere in mano romana. Era il 183 a.C., lo stesso anno in cui morì Scipione.

Infine da segnalare la presenza dell’accurato bozzetto con cui Francisco Goya, nel 1771 a Roma per studiare l’arte italiana, partecipò a un prestigioso concorso dell’Accademia di Parma che aveva per tema Annibale che supera le Alpi. A quella del 25enne genio spagnolo, nonostante il pregio dell’opera, fu preferita la proposta, il quadro è anch’esso in mostra, del giovane Paolo Borroni, poi iperattivo pittore di appena discreto livello. Era quest’ultimo l’ allievo prediletto di Benigno Bossi, cattedratico della stessa accademia: quando si dice le raccomandazioni...

 

 

Info mostra

Annibale. Un mito mediterraneo

Palazzo Farnese – piazza Cittadella n. 29, Piacenza

fino al 17 marzo 2019

orari: da martedì a giovedì 10/19; da venerdì a domenica 10/19; lunedì chiuso

ingresso € 12; ridotto € 10 (over 65, ragazzi da 11 a 18 anni, universitari, militari, associazioni varie); scuole € 6; ridotto bambini da 6 a 10 anni € 7; gratuito fino a 6 anni.

info e prevendite tel. 0523/492784; www.annibalepiacenza.it

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