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Culture
Teatro, a Napoli va in scena "In nome del fratello"

Di Gabry Grigorincu

 

Scroscianti applausi e standing ovation per la Compagnia Maschere Nude che sabato scorso ha portato in scena al Teatro “Troisi” di Afragola l’opera “In nome del fratello”, tre atti di Antonio Magliulo, che ha firmato anche la regia dello spettacolo.

La vicenda si svolge in una chiesa, dove il parroco accoglie e nutre centinaia di migranti, prosciugando così le già esigue risorse economiche della parrocchia e trascurando i compiti “istituzionali” propri di un sacerdote, cioè il rito e la preghiera.

Don Elio, così si chiama il parroco, ospita anche un giovane slavo, un barbone taciturno, dallo sguardo “spiritato” e perciò ritenuto pericoloso, al punto che Arrigo Presti, un ligio ma sprovveduto poliziotto, vorrebbe arrestarlo per ricevere un premio.

Intorno a Don Elio gravitano diversi personaggi: Cecilia, una perpetua timorosa e brontolona, e Celeste, una graziosa volontaria addetta alla mensa, di cui s’innamora perdutamente Johnny Rap, un giovane intraprendete, che però non ha il coraggio di dichiararsi, perché la scambia per una novizia.

Ci sono ancora Adelina, una simpatica e divertente straccivendola, e Séma, una ragazza di colore. Entrambe beneficiano dell’ospitalità del parroco che, col procedere degli eventi, sembra più un missionario laico che un religioso in senso stretto.

Oltre che dalle esilaranti battute di Adelina, un altro gustoso cammeo della commedia è rappresentato dai frequenti battibecci fra Don Elio e Rosetta, una studentessa delle superiori, che si sente in colpa per essersi innamorata del parroco della chiesa vicina e teme chissà quali conseguenze per questo suo “peccato”.

La parrocchia versa in gravi difficoltà economiche, inoltre si sta svuotando di fedeli, ciò infastidisce molto Felice Vacuo, il vescovo, che rimprovera a Don Elio anche il fatto di trascurare i suoi uffici, così l’anziano parroco chiede aiuto a un facoltoso uomo d’affari, il Cavaliere Prosperi il quale dapprima rifiuta di alargire la somma richiesta, ma poi, in seguito ad alcuni episodi di sperpero verificatisi in seno alla propria famiglia, si ravvede e firma finalmente l’assegno.

A questo punto meglio non svelare altri dettagli della storia; vanno però sottolineate le superbe interpretazioni di Umberto Del Cuoco (Don Elio) e di Fulvia Oliva (Adelina), attori con la A maiuscola, così come va segnalata la bella prestazione di Daniela Iaconis, apprezzatissima nei panni di Celeste. Anche Enzo Saggiomo (Arrigo Presti) è stato applaudito dal pubblico presente.

Molti consensi ha ricevuto pure Giuliano Sammartino, lodato per aver ricoperto il duplice ruolo di Vacuo e Presti senza difficoltà.

Impeccabili sono risultati pure Luca Trevisani, nella parte del dinamico Johnny Rap; e Fabiana Saggiomo  in quella di Rosetta.  Da non dimenticare Susy Montemurro e la giovanissima Ambra Strazzullo che, benchè alla loro prima esperienza teatrale, hanno impersonato in modo ineccepibile, rispettivamente, Cecilia e Sèma.

Una citazione meritano pure Francesca Ferrara e Giovanna Seta, con funzioni, la prima di assistente di scena e la seconda di costumista.

L’opera “In nome del fratello”, originale e inedita, ha il pregio di aver miscelato con sapiente misura serio e faceto, farsa e dramma, creando un focus su un fenomeno di particolare attualità, quello appunto della migrazione di massa, un tema delicato e importante che si affronta solitamente in modo serio e pensoso.

Magliulo ha preferito farlo a modo suo, senza retorica o pietismo, ma attraverso l’umorismo, piuttosto che il tragicismo, dando prova di conoscere bene i meccanismi della comunicazione teatrale, che spesso dietro al sorriso nasconde situazioni d’inaudita gravità.

Magliulo ha affidato al proprio testo il compito di diffondere messaggi di temperenza e civiltà, connotandolo inoltre di delicata poesia.

Per quanto ancora poco conosciuto al grosso pubblico, l’autore partenopeo si conferma fra i commediografi più interessanti e prolifici del nostro paese.  

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