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Culture
Valeria Golino: "Amo raccontare storie che mettono in crisi la mia coscienza"
Foto LaPresse

Di Oriana Maerini

“Anch’io ho mentito per un anno nascondendo la malattia a mio padre” – con questa frase, sussurrata mentre mi complimento con lei per l’empatia che scatena la sua seconda prova dietro la macchina da presa, Valeria Golino ammette la profonda matrice autobiografica di “Euforia”. Il film che, passato al festival di Cannes 2018 nella sezione ”Un Certain Regard”, esce ora nelle sale cinematografiche italiane il prossimo 25 ottobre. Dopo “Miele” del 2013 (che le ha fatto vincere anche tre Nastri d’Argento, tra cui quello da Miglior regista esordiente) cambia rotta e narra una storia etica, una parabola sulla superficialità e la spregiudicatezza dei nostri tempi. Ma il messaggio del film è positivo: c’è una cura all’effimero e alla vacuità delle nostre vite. La medicina è la riscoperta dei sentimenti veri come la fratellanza, il bisogno di ritrovare l’amore. Euforia racconta, confezionata in una cornice tecnica d’eccellenza (fotografia, uso delle inquadrature, direzione degli attori), la vicenda di due fratelli agli antipodi come stile di vita: Matteo (Riccardo Scamarcio) è un imprenditore di successo e spregiudicato che trascorre la vita fra riunioni d’affari e trastulli di lusso nei salotti perversi della Capitale tra droga e sesso. Ettore (Valerio Mastandrea), invece, vive ancora nel piccolo paese d’origine vicino a Roma e conduce una vita semplice. Le loro esistenze scorrono parallele e, forse, non si rincontrerebbero mai se una grave malattia di Ettore non facesse correre in  suo soccorso il fratello ricco.  Matteo nasconde ad Ettore la gravità della sua malattia cercando di trasmettergli la sua “Euforia” vitale che elude i problemi della vita. Mistifica per pietà e per amore.

Perché ha voluto raccontare questa storia?

Per indagare l’etica del quotidiano, come affrontiamo la vita tutti i giorni con i nostri problemi, le nostre fragilità. Penso che valga la pena porsi questa domande. Questo cerco quando leggo un libro, un giornale o guardo un film: incontrare storie dove vengono posti dubbi etici che mi mettono in crisi, che spostano la mia coscienza per aderire ad un punto di vista dell’altro, per comprendere l’errore. Raccontare la possibilità di essere magnanimi e allo stesso tempo spregiudicati, persone spregevoli che sembrano quasi ridicole quando fanno del bene. Mi affascinano le contraddizioni dell’essere umano.

I personaggi sono tutti estremamente veri….

Si, è stato un grande lavoro di scrittura. Insieme alle sceneggiatrici Francesca Marciano, Valia Santella e con la collaborazione di Walter Siti ho cercato di fotografare la contemporaneità attraverso la creazione di personaggi reali: smarriti, fragili e spregiudicati.  Personaggi in carne e ossa che sembrano disincarnati.

L’estetica di Euforia è più complessa  da quella di Miele….

Si, "Miele" era un film trattava solo il tema dell’eutanasia, era meno sfaccettato. Lì ho potuto usare un'estetica anticonformista che più mi si addice. In “Euforia” avevo l’ambizione di raccontare il contesto storico in cui viviamo con una forma a tratti leggera per sdrammatizzare. Sono stata costretta ad utilizzare un’estetica più convenzionale dove poter mixare i toni.  Inoltre avevo la necessità, in questa seconda prova da regista di mettermi alla prova con una sfida più grande

Se non avesse fatto la regia quale ruolo avrebbe scelto in questo film?

Si, sia in Miele, sia in questo film mi sarebbe piaciuto interpretare un ruolo ma non con questo regista!  Amo fare l’attrice per il piacere di essere guardata da un’altra persona, un altro che ti idealizza e ti fortifica, che ti leva da stessa. Guardarmi mi interessa meno che guardare i miei attori e le mie attrici; sono più curiosa di loro.

Come attrice è sempre impegnatissima…

Si, ho da poco finito di recitare nel nuovo film di Gabriele Salvatores dal titolo “Se ti abbraccio non avere paura” insieme a Diego Abatantuono e Claudio Santamaria. Un road movie che parla di un viaggio di un padre con un figlio autistico. Poi sarò Rita in “5 è il mio numero perfetto” del regista Igor Tuveri al fianco di Toni Servillo. All’estero ho lavorato in “Dernier Amour” al fianco di Vincent Lindon in un film sulla vita di Casanova diretto di Benoit Jacquot.  

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