
Di Mario Giuliacci (www.meteogiuliacci.it)
La primavera, intesa nel senso comune della gente – ovvero una stagione con giornate tiepide, cieli tersi e natura in fiore si è fatta attendere a lungo, ma d’ora in poi, dopo tante piogge, sembra probabile una definitiva inversione di rotta della stagione, con il ritorno stabile di un’alta pressione sulla penisola. Insomma la primavera ci mostra l’altro suo volto, quello migliore, regalandoci un lungo periodo con cieli sereni o quasi e con tepori quasi estivi.
Ma attenzione al risvolto della medaglia. Infatti la prolungata presenza di giornate belle e soleggiate, porterà ad una fioritura rapida ed esplosiva delle piante, che proprio perché ritardata, darà luogo alla massima immissioni di pollini nell’aria. Quindi tempi duri in vista per i sofferenti da allergie da pollini.
Ma ecco i sintomi classici delle allergie da pollini: starnuti, naso perennemente gocciolante, occhi arrossati, raffreddore insistente, crisi di asma, riduzione dell’odorato e dell’udito. In genere ai più provocano solo qualche starnuto, prurito nasale, senso di chiusura del naso, bruciore agli occhi e tosse secca, ma per ben 3 milioni di italiani le conseguenze sono molto più serie perché sopraggiungono attacchi di asma.
Chi, per la prima volta, prova i fastidiosi disturbi, può essere indotto a credere che in realtà si tratti di un banale raffreddore, magari provocato dagli sbalzi di temperatura, tra mattino e pomeriggio oppure da un giorno all’altro, così frequenti nel mutevole clima primaverile. Ebbene, sebbene allergie da pollini e raffreddore abbiano in effetti sintomi molto simili, vi sono alcuni segnali che permettono di distinguere una patologia dall’altra.
In particolare, è un’allergia e non un raffreddore se: non interviene la febbre; le secrezioni delle mucose nasali sono chiare e molto liquide; gli starnuti sono numerosi e in rapida sequenza; è presente il prurito al naso, agli occhi e alla gola (specie al palato e alla volta della bocca); i sintomi durano più a lungo di un raffreddore, ovvero più di 7-10 giorni. Se, nonostante tutto, non riuscite comunque a stabilire se si tratta di raffreddore o allergia, è allora il caso di rivolgersi al proprio dottore per determinare al causa del vostro malessere.
Coloro che in primavera soffrono di allergie da pollini dovrebbero aver cura non solo respirare meno possibile l’inquinata aria cittadina ma anche di porre particolare attenzione a che cosa si mangia. Ma cosa mai c’entrano i cibi ? Ebbene è stato scoperto che chi soffre di allergia da pollinosi diviene ben presto allergico anche verso specifiche sostanze alimentari. Ad esempio, i pollini delle betulacee scatenano un’ipersensibilità verso carote, patate e mele; quelli dell’Artemisia vulgaris inducono invece allergie verso il sedano e il finocchio; ed infine i pollini dei fiori del pesco rendono insopportabile altri frutti come prugne, albicocche, mele e mais.
Ed ecco ora alcuni consigli per difendersi meglio dall’attacco dei pollini:
– evitare, se possibile, di uscire tra le 5 e le 10 del mattino, ore nelle quali i pollini raggiungono la massima concentrazione, perché tendono a ristagnare e ad accumularsi in prossimità del suolo;
– evitare le gite in campagna;
– per il fine settimana scegliere le località marine perché le brezze che soffiano dal mare, oltre a trasportare aria pulita, spazzano via anche i pollini;
– quando soffia il vento, la concentrazione di pollini tende ad aumentare e quindi è bene restare il più possibile entro ambienti chiusi;
– chiudere i finestrini quando si viaggia in auto.
– evitate lo smog cittadino perché fornisce vie preferenziali di accesso all’organismo attraverso le microlesioni.
– spazzolarsi gli abiti ed i capelli al rientro a casa;
– vaccinarsi tra la metà di gennaio ed i primi di febbraio.
Ma all’apparire dei primi starnuti è anche molto utile ricorrere ad antichi rimedi come i suffimigi… raccomandati dalla nonna. Il caldo umido infatti è molto efficace – ancor più dei moderni apparecchi per aerosol – non solo per il raffreddore causato da virus ma che per quello provocato dalle allergie. Il motivo di questo beneficio sta nel fatto che l’aumento della temperatura nasale inibisce la reazione dell’organismo all’allergene. L’umidità dei vapori caldi invece rende più fluida la secrezione nasale, contribuendo in tal modo non solo ad alleviare lo stato di congestione ma a porre una barriera nei confronti della sostanza allergica.
