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Economia
Il caso Agusta come i due marò. L'India al voto tritura l'Italia

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Manifesto del partito del Congresso
con 
Sonia Gandhi e il figlio

di Andrea Deugeni

Lorenzo Lamperti

I nove milioni di seggi indiani aperti per le elezioni parlamentari della più grande democrazia del mondo stanno per chiudersi (il 12 maggio) e decreteranno con molta probabilità la fine dell'era del dominio della famiglia più potente dell'India moderna, la dinastia Nehru-Gandhi che sin dall'Indipendenza del 1947 ha gestito il partito del Congresso, da dieci anni al governo. Una gestione finita sul banco degli imputati per aver infranto le promesse di crescita da Bric (5% circa nel 2013, una percentuale ben lontana dal 9% di inizio 2011, ora insufficiente ad assorbire l'aumento di una popolazione che conta oltre 1,1 miliardi di persone di cui 841 milioni continuano a vivere con meno di 2 dollari al giorno) e per aver lasciato il Paese in un bisogno urgente di infrastrutture, in balia della corruzione rampante e bloccato da una burocrazia che si rafforza invece di lasciare spazio all'iniziativa privata. 

In una campagna elettorale cominciata anzitempo e che ha visto l'ascesa del principale partito (di destra) di opposizione, il Bharatiya Janata Party (Bjp) e del suo candidato premier Narendra Modi (nella foto sotto), controverso leader induista artefice del boom economico del Gujarat (uno degli Stati più business friendly e meglio amministrati di tutto il Subcontinente), l'azione di governo del partito di Sonia e del figlio Rahul Gandhi si è fatta condizionare da un dibattito politico interno intriso di nazionalismo e di populismo. Strumentalizzazioni senza freni in cui sono finiti triturati anche due casi che riguardano da vicino l'Italia: la vicenda dei due marò e la rescissione unilaterale del contatto di fornitura dei 12 elicotteri AgustaWestland per il ministero della Difesa a causa di una presunta maxi-tangente da 51 milioni di euro. Stecca che è costata la poltrona all'ex amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, per 20 anni alla guida di Agusta. Orsi, finito in carcere nel febbraio dello scorso anno, è accusato di corruzione internazionale dalla Procura di Busto Arsizio. Vicenda per cui ora, a più di due anni dall’inizio delle indagini (in Italia è in corso il processo di primo grado, mentre in India è stato aperto un arbitrato), nessuna accusa di corruzione nei confronti di AgustaWestland ha ancora trovato definitivo fondamento nei due Paesi. E il danno reputazionale, al netto delle responsabilità oggettive del gruppo italiano tutte da dimostrare, rischia di compromettere le sue gare future per le redditizie commesse dei Paesi emergenti, soprattutto asiatici.

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Se il primo caso, e cioè il processo che vede i due fucilieri della Marina tricolore accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste di Kerala, come anche quello delle ripicche diplomatiche con gli Stati Uniti, è stato letto come l'ambizione frustrata di una ex tigre della crescita di voler contare ancora sullo scacchiere internazionale ristabilendo le gerarchie e  rilanciando nell'immaginario collettivo nazionale la figura della vecchia potenza Bric, la vicenda di Agusta è finita invece nel frullatore di un regolamento di conti tutto interno al partito di maggioranza e della retorica anti-corruzione di Modi. Per il Congress Party, già zavorrato dalle ricadute d'immagine per una serie di scandali nei settori delle telecomunicazioni e del carbone, e per i Gandhi l'argomento corruzione è sempre stato come la criptonite per Superman. Tema su cui i discendenti del Mahatma sono ipersensibili.

Oltre a quello del momento, che ha coinvolto il gruppo  controllato da Finmeccanica con sede nel Varesotto, un altro scandalo ha pesato infatti per anni sulla reputazione dei Gandhi, fin da quando nella seconda metà degli anni '80 un uomo d'affari italiano amico della famiglia più potente d'India e in stretti rapporti con Sonia e il marito Rajiv (poi assassinato), Ottavio Quattrocchi, fu accusato di aver intermediato una tangente (sempre per contratti militari). Le accuse poi non sono mai state provate fino in fondo: ciò nonostante, da allora le relazioni di Sonia Gandhi (Maino da nubile) con la terra natia sono sotto lo scrutinio occhiuto della stampa e degli avversari politici. Tanto da spingere la donna alla guida della gloriosa dinastia indiana addirittura a non parlare italiano in pubblico e a limitare al massimo il numero di rapporti con il Paese d'origine. Insomma, materia da maneggiare con estrema cautela.


IL CASO AGUSTAWESTLAND

L’ARRESTO DI ORSI. La vicenda degli elicotteri VVIP, commessa da 560 milioni di euro per cui il gruppo italiano ha incassato solo 250 milioni, consegnando 3 veivoli (altri 3 sono in attesa di consegna) comincia il 12 febbraio 2013, quando a seguito di indagini condotte dalla magistratura italiana, Giuseppe Orsi, amministratore delegato di Finmeccanica, viene messo in custodia cautelare e Bruno Spagnolini, a.d. di AgustaWestland, agli arresti domiciliari. Entrambi sono accusati di corruzione internazionale nell’ambito del contratto con l’India. Orsi trascorre 80 giorni in carcere prima di tornare in libertà, ma subito alle prese nel processo con rito immediato che lo vede imputato per corruzione internazionale, concussione e peculato. A guidare le indagini su uno dei manager più potenti del Paese niente di meno che Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo, il famoso ufficiale noto per aver arrestato il capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina.

LE ACCUSE. Su Orsi si alza subito un’aria pesante. Viene accusato di aver ottenuto l’appalto per la vendita di 12 elicotteri AgustaWestland tramite il pagamento di una maxi tangente da 51 milioni di euro. Secondo i magistrati di Busto Arsizio nella vendita degli elicotteri all'India "vi fu corruzione di pubblici ufficiali indiani posta in essere dagli intermediari italo svizzeri" Haschke e Gerosa "con l'assenso della dirigenza dell'Agusta Westland, in particolare di Orsi” e di Bruno Spagnolini, ad di AgustaWestland. Le "somme" sarebbero state conferite "mediante un iniziale fittizio contratto di scouting per elicotteristica civile" e poi con "altrettanti fittizi contratti di ingegneria stipulati con le società Ids India e Ids Tunisia, che facevano sempre capo a detti intermediari". In particolare Orsi e Spagnolini "quali corruttori" e Haschke, Gerosa e Cristian Mitchell (titolare della 'Global Service Fze con sede a Dubai e consulente di AgustaWestland) "quali intermediari", avrebbero corrisposto “per il tramite dei fratelli Tyagi somme di denaro, non esattamente quantificate nella complessiva entità, al maresciallo Sashi Tyagi, capo di Stato maggiore dell'Indian Force dal 2004 al 2007 per compiere e per aver compiuto un atto contrario ai doveri d'ufficio". Il potente Orsi diventa subito un diseredato. Gli altri potenti gli voltano subito la schiena. Secondo quanto riportato nell'ordinanza d'arresto, le indagini su Finmeccanica avrebbero determinato "un palese imbarazzo da parte dei più importanti esponenti governativi per la condotta di Orsi". Il Gip nell'ordinanza cita un colloquio intercettato in cui un manager "sembra riporti le parole di Monti" che direbbe: "Non gli stringo la mano, capirà che si deve dimettere". Dimissioni che in effetti arrivano il 16 febbraio 2013, tre giorni dopo che il Cda di Finmeccanica affida le sue deleghe ad Alessandro Pansa.

BEGHE POLITICHE INDIANE. Con l’avvicinarsi delle elezioni nel Subcontinente, il caso degli elicotteri VVIP finisce nell'arena politica. Da una parte, il Bjp party usa il caso Agusta per criticare il Governo su come questa vicenda, come altre, sia stata mal gestita dal Congress party. Dall’altra parte, vi è il ministro della Difesa indiano AK Anthony, uno dei più importanti rappresentanti del Congress party, alla guida del dicastero da 8 anni e con l’ambizione di occupare posizioni di rilievo con le elezioni politiche. Parte della sua reputazione si basa sulla sua risolutezza nei confronti di casi di corruzione e violazioni. Di conseguenza, ha sempre mostrato la massima intransigenza nella vicenda degli elicotteri VVIP, arrivando ad annunciare, dopo averlo congelato, la terminazione del contratto nonostante l’assenza di alcuna prova di illecito. Anthony aspira a una forte indigenizzazione del mercato della difesa indiano e questo è uno degli argomenti su cui fa leva in campagna elettorale. Al momento le società straniere possono partecipare con non più del 26% in società indiane, con possibili deroghe fino al 49% in casi eccezionali. Ma i prodotti indiani per la difesa mancano di qualità e affidabilità, e in tempi recenti ci sono stati diversi incidenti. Le forze di difesa indiane hanno un’urgente necessità di ammodernamento, ma molte gare restano bloccate per questioni amministrative. La condotta del Ministero della Difesa in questo come in altri casi è stata considerata dai commentatori ingiusta, per lo meno da un punto di vista legale, compromettendo l’affidabilità dell’India come partner commerciale a livello internazionale. Nonostante ciò, AgustaWestland continua a vincere gare e a ottenere ordini in tutto il mondo, in particolare con l’AW101, l’elicottero che era stato selezionato per la fornitura all’India di elicotteri VVIP e che è stato recentemente scelto dalla Norvegia per svolgere attività di ricerca e soccorso. Una commessa che ha fruttato ad Agusta oltre 1,1 miliardi di euro.

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