LEGGI IL NUOVO BANDO PER LA VENDITA DELLA COMPAGNIA AEREA
E con questo fanno quattro tentativi in 34 mesi. Il bando con cui il commissario straordinario di Alitalia, Giuseppe Leogrande, chiede a chi fosse interessato di manifestare il proprio interesse per le “attività aziendali facenti capo ad Alitalia Sai Spa e Alitalia Cityliner Spa, entrambe in amministrazione straordinaria” è stato pubblicato e ammette ufficialmente, come ampiamente anticipato, la vendita di tutte “le attività aziendali unitariamente considerate (“Lotto Unico”), ovvero “offerte per lotti distinti” ed in particolare per le attività di “aviation”, di “handling” e di “manutenzione”.
Con in più la possibilità che “manifestazioni di interesse aventi ad oggetto un perimetro aziendale diverso” dai singoli lotti sopra ricordati che pervenissero entro la mezzanotte del 18 marzo all’advisor Rothschild (le offerte vincolanti, anche se il bando non lo dice, dovrebbero essere poi presentate entro il 31 maggio), saranno comunque “ammesse alla successiva fase in assenza di offerte relative al Lotto Unico o ai lotti ove insistano beni, rapporti o attività oggetto di interesse”.
Il che è come dire che mentre il Covid-19 rischia di schiantare l’intero settore del trasporto aereo mondiale, con stime elaborate dalla Iata che parlano di minori ricavi tra un minimo di 63 e un massimo di 113 miliardi di dollari di minori ricavi nell’anno, Leogrande proverà in tutti i modi a vendere quel che resta della “fu compagnia di bandiera” italiana.
Come in un gioco dell’oca, si torna al punto di partenza, anzi no, commentano alcuni analisti, perché lo “spezzatino” avrebbe potuto essere una soluzione un paio d’anni fa, così come la vendita in blocco, ad Air France, avrebbe potuto esserlo nell’ormai lontano 2008, e non oggi che il settore è in piena crisi e in cui si attende solo di sapere chi seguirà il destino dell’italiana Air Italy (messa in liquidazione volontaria) o della britannica Flybe (dichiarata fallita ieri).
Leogrande prova a ignorare le difficoltà che si parano davanti e precisa: “In caso di sostanziale equivalenza delle offerte” (se ve ne saranno, andrebbe forse aggiunto quanto meno per scaramanzia), “saranno considerate preferibili, in conformità ai principi di sistema che regolano la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, prima le offerte che avranno ad oggetto il Lotto Unico e successivamente quelle che avranno ad oggetto più di un Lotto” singolo.
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Le eventuali offerte per il Lotto Unico “dovranno in ogni caso assicurare la discontinuità, anche economica, della gestione da parte dell’offerente”, ossia non potranno proporre (come fece pochi mesi fa Lufthansa) unicamente una partnership commerciale, ma assumersi l’onere della gestione della compagnia e dunque i relativi costi.
Il sogno che una cordata possa ancora formarsi fa capolino nella precisazione che “più offerte, interdipendenti, presentate contestualmente da più soggetti ma volte alla realizzazione di un progetto industriale sinergico, ovvero tra di loro indipendenti, ma risultanti comunque potenzialmente utili alla realizzazione di un progetto industriale sinergico, aventi ad oggetto nel loro complesso il Lotto Unico, saranno considerate preferibili, in caso di sostanziale equivalenza, alle offerte aventi ad oggetto singolarmente più di un Lotto”.
Cade definitivamente il tentativo di “non far passare lo straniero”: possono infatti manifestare il proprio interesse sia per il Lotto Unico sia per il lotto “aviation” “imprese individuali o in forma societaria” di “qualsiasi nazionalità” ovvero “aggregazioni di imprese individuali o in forma societaria di qualsiasi nazionalità” purché abbiano registrato negli ultimi tre anni un fatturato di almeno 1 miliardo di euro, oppure abbiano concluso l’ultimo esercizio “con un patrimonio netto di almeno euro 250 milioni” ovvero dispongano “di risorse finanziarie proprie disponibili di medesimo ammontare”. Requisiti che calano a 50 milioni di fatturato o 25 milioni di patrimonio netto per offerte solo per il lotto “handling” e a 30 milioni di fatturato o 15 milioni di patrimonio netto per la sola “manutenzione”.
Per capirsi: Lufthansa fattura poco meno di 36 miliardi l’anno (contro i 16 miliardi di Air France), Aeroporti di Roma (gruppo Benetton), indicata come potenzialmente interessata all’handling, ha un fatturato di oltre 1 miliardo di euro l’anno, Atitech (gruppo Lettieri), in Italia principale operatore nel settore della manutenzione aeronautica, ha un fatturato di una settantina di milioni l’anno (e ha varato a fine 2019 un piano d’investimenti in tecnologie e infrastrutture da una trentina di milioni di euro per il biennio 2020-2021). I requisiti sono dunque pensati per non essere un ostacolo ad offerte “serie”, il problema resta quello di capire se Leogrande si è mosso in tempo ancora utile a una soluzione positiva di questa annosa vicenda, o se si sia ormai, come molti temono, fuori tempo massimo.
Luca Spoldi
