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Economia
Allarme Confcommercio: "Consumi ancora in calo, Natale sarà dimesso"

Consumi in calo e Natale dimesso. Sono le previsioni di Confcommercio secondo cui per il 72,7% degli italiani le feste saranno "molto dimesso" anche se l'85,2% continuerà a mettere regali sotto l'albero. A preoccupare sono soprattutte le imposte con la Tasi che si "mangia le tredicesime" facendo scendere i consumi per famiglia a prezzi costanti dai 1.329 euro del 2013 a 1.288 euro con una contrazione del 3,1%.

Secondo l'ufficio studi dell'associazione dei commercianti, quest'anno la 13esima netta di dipendenti e pensionati aumenta dello 0,9% passando da 38,9 miliardi di euro del 2013 a 39,2 miliardi, ma tale incremento viene vanificato dalle tasse che a dicembre crescono, soprattutto per il pagamento della Tasi, del 18% passando da 8,1 miliardi dello scorso anno a 9,5 miliardi. Il saldo di tali differenze si traduce in una 13esima disponibile per consumi inferiore del 3,6%, in calo da  30,8 a 29,7 miliardi.

Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli "redditi al palo, fiducia in calo, ripresa incerta e faticosa con tasse ancora troppo alte rischiano di congelare i consumi anche per questo Natale. Le tasse - ha spiegato - neutralizzano gli effetti positivi dei bonus da 80 euro e la crescita della tredicesima. Le tasse sottraggono a dicembre 1,4 miliardi di potenziali acquisti". Il presidente della Confcommercio ha poi ribadito che è "necessaria una coraggiosa operazione di fiducia per ridurre le tasse e dare ossigeno ai consumi perché se ripartono i consumi riparte anche il Paese".

La situazione, però, resta difficile. A ottobre i consumi, infatti, segnano una variazione nulla rispetto al mese precedente e un calo tendenziale dello 0,5% rispetto allo scorso anno. E' quanto rileva l'indicatore dei consumi Confcommercio (Icc). Secondo l'ufficio studi la stasi rilevata negli ultimi cinque mesi segnala l'assenza di veri sintomi di ripresa della domanda delle famiglie i cui livelli sono ancora del 12% inferiori rispetto alla fine del 2007. Insomma, la fase di recessione-stagnazione che ha caratterizzato gran parte del 2014 non sembra destinata a mutare radicalmente nei prossimi mesi, stante la debolezza di tanti indicatori congiunturali, alcuni dei quali segnalano un peggioramento.

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