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Economia
Ambiente e finanza. La visione di AIAF e PLEF Planet Life Economy Foundation

Il Convegno su "Rischi climatici e strategie di investimento socialmente responsabili" tenutosi presso l’Università Bicocca di Milano con la collaborazione di AIAF (Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti Finanziari) e PLEF (Fondazione Planet Life Economy Foundation) ha affrontato temi molto attuali e di grande significato nella integrazione ormai ben avviata fra tematiche ambientali e mondo della finanza.

Anche la recente Enciclica "Laudato si" di Papa Francesco, pur mirata in prima analisi ad evidenziare e correggere le disparità sociali, ha sottolineato con vigore il deterioramento dell'ambiente. "Il progresso e l'economia possono evolvere verso obiettivi nuovi" ha dichiarato nel suo intervento Alberto Borgia, neo-presidente di AIAF.

 

I DATI PARLANO CHIARO. NON SI PUO' PIU'ATTENDERE

 

Nel gennaio scorso la Banca d'Italia ha pubblicato dati che svelano come i fondi delle società non carbon-free avrebbero avuto dal 3% al 21% di utili in meno se avessero rispettato i limiti carbon-free. Si tratta implicitamente di una concorrenza sleale verso chi invece tali limiti rispetta. Se pure la Cina sta iniziando a poco a poco il suo percorso virtuoso, altri importanti Paesi asiatici come l'India non se ne curano affatto.

Il prof. Massimo Nicolazzi, direttore dell'ISPI Energy Watch, con un brillante e convincente intervento ha affrontato il tema del processo di transizione nell'utilizzo delle fonti energetiche. Se fino alla rivoluzione industriale del '700 ci si poteva confrontare sostanzialmente solo con l'energia muscolare e con la "finitezza" della Terra, dal quel momento fonti (es. il cibo) e trasformatori organici (es. i muscoli) passano a fonti fossili e a macchine nuove molto più efficienti. Il concetto di cui tener conto è quello della "densità energetica": occorre passare ad esempio a gas e fotovoltaico, anche se per alcuni anni i fossili continueranno ad essere utilizzati, in barba alle esternalità negative (ad es. l'inquinamento atmosferico, i danni alla salute, ecc.) che generano ogni anno perdite economiche valutabili intorno ai 5,3 trilioni di dollari.

 

OCCORRE UNA NUOVA POLITICA

 

“Occorre una politica proattiva da parte dei governi” afferma Massimo Nicolazzi “Gli strumenti a disposizione sono tre: proibire, incentivare, tassare”.  Ma ci sono almeno altrettanti ostacoli: l’orizzonte del cambiamento è più breve dell’orizzonte dei decisori, ovvero il problema si concretizza più velocemente di quanto i politici riescano a fare per contrastarlo. Inoltre per i politici occorre una “consistency”, cioè la capacità di attrarre voti con il proprio comportamento. In questo caso potrebbe giocare a favore la sensibilità ambientale che si va diffondendo nella popolazione, per la quale molta gente è sempre più disposta a pagare qualcosa oggi per stare tutti meglio domani.

Ma il peso maggiore potrebbe venire proprio dalle aziende, e in particolare dai loro azionisti, gruppi economici o singoli privati che siano. Piano piano la “domanda” sta iniziando a creare l’”offerta”: nuove sensibilità ambientali fanno proliferare nuovi fondi d’investimento che ne tengano conto. Il paradosso poi si sta già verificando: i fondi etici rendono in molti casi più del benchmark. Sostituendo inizialmente fonti fossili più dannose con altre fonti fossili meno dannose si avvia il circolo virtuoso che porterà, al termine di questo periodo di transizione, ad eliminarle tutte.

 

GLI OBIETTIVI A BREVE TERMINE

 

Obiettivi a breve termine: raggiungere una maggiore efficienza, utilizzare fonti fossili meno inquinanti, promuovere la tecnologia, perfezionare lo storage dell’elettricità. Chi paga questa transizione? Non gli Stati, ma la riduzione del “pricing gap”, perché, anche se non fossero necessarie migliorie tecnologiche, alla fine vince la tecnologia che risponde alle attese dei consumatori, a costi minori, con la capacità di attrarre capitali e investimenti. “Sarà la finanza a decidere il vincitore” conclude il prof. Nicolazzi.

I megatrend affrontati da Andrea Gasperini, responsabile del Progetto “Intangibles” di AIAF, e da Federica Doni dell’Università Bicocca saranno oggetto di un prossimo articolo che si declinerà sui temi degli investimenti responsabili, della disclosure e dei “climate leaders”. Sulla costruzione del valore, tema che abbiamo ampiamente affrontato negli scorsi mesi in queste pagine, si è espresso con chiarezza il presidente di PLEF (Planet Life Economy Foudation) Emanuele Plata, sottolineando l’importanza di “fare impresa”, attuare strategie rispettose dell’ambiente, abbattere il tasso entropico e capire in definitiva come conservare maggior valore prestando attenzione al rapporto tra fatturato e tutti i costi implicati. Senza dimenticare l’atteggiamento del mondo finanziario: ormai i fondi più attenti all’ambiente sanno come scoprire e valorizzare le aziende più virtuose. “Siamo di fronte a una transizione epocale, con antagonisti, certo, ma con molti sostenitori. Dobbiamo passare oltre i detrattori” conclude Emanuele Plata.

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