Sel scende in piazza contro il Jobs Act al grido di “Fate il lavoro, non la crisi”. Migliaia a Roma per la manifestazione nazionale di Sinistra e Libertà. L’obiettivo: porre le fondamenta, ha spiegato il parlamentare Pippo Civati, dissidente del Pd, per una “coalizione dei diritti e del lavoro” che, da sinistra, incalzi il governo Renzi nel nome della realizzazione di una nuova politica economica, in Italia e in Europa, che chiuda una volte per tutte il tempo dell’austerity. Questo tempo in cui il lavoro, “ridotto a merce”, invece di essere viatico per una piena cittadinanza, diventa condizione permanente in cui la dignità dei cittadini viene svenduta. E il leader della Fiom, Maurizio Landini: “‘Non possiamo fare una manifestazione e poi se il Parlamento va avanti, magari c’è un voto di fiducia, allarghiamo le braccia e finisce lì: la battaglia va fatta fino in fondo”.
Una manifestazione che, in superficie, si muove cercando di trovare un tratto comune tra chi cerca, al di là di Grillo e di Berlusconi, di costruire un’alternativa pensante al governo in carica. Per questo, non solo Sinistra e Libertà. Ma anche interventi e contributi di Maurizio Landini, segretario della Fiom, Pippo Civati, Curzio Maltese, Rossana Dettori segretaria FP Cgil, Domenico Pantaleo segretario Flc Cgil e Norma Rangeri direttrice de Il Manifesto. Poi rappresentanti delle associazioni studentesche e di quei gruppi che – come Tilt! e l’associazione Sinistra/Lavoro – cercano, a partire dai territori, di risolvere problemi e conflitti dei cittadini italiani.
E sotto la superficie, la direzione è chiara: intercettare e declinare insieme le tante “lotte” che si muovono – spesso inascoltate – in tutto il Paese. A partire dal tema del lavoro: “Il dibattito sull’articolo 18 è una linea di demarcazione che riguarda identità, orgoglio e senso stesso della parola sinistra”, dice Nichi Vendola. Il pericolo da scongiurare è quello di una sinistra “asociale” – e qui leggere il Pd a guida Renzi – che troppo spesso si maschera da destra. “Rimettiamo allora in campo le forze che parlino il linguaggio di una sinistra moderna, che non abbia nessuna torsione minoritaria e testimoniale” lontana dalla dialettica “governismo/minoritarismo”. Una sinistra che “non si sente custode di nessuna ortodossia, ma che sia protagonista di un cambiamento”, ancora Vendola.
“Dobbiamo provare a ricostruire una proposta politica, una nuova cultura. Perché è su questo terreno che è possibile fermare la nostra folle corsa verso il precipizio, economico e sociale”, aggiunge Nicola Fratoianni. Una manifestazione che si inserisce all’interno delle iniziative di questo “autunno caldo”. Per recuperare, a sinistra, un’agibilità politica a partire dalle denuncia “dell’attacco al lavoro che il governo Renzi sta portando avanti”.
