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Economia
Atlantia, il nodo della manleva con Cdp. Il malumore dei fondi internazionali

Diffidenza. Poca fiducia tra le parti. Chi pensava che, con l'accordo del 14 luglio a Palazzo Chigi, Autostrade si apprestasse ad un repentino riassetto nella compagine sociale rischia di rimanere deluso. Fonti vicine al negoziato tra Atlantia e Cdp, sottolinea il Corriere della Sera, si rimbalzano la responsabilità di questo ritardo nella firma del memorandum, solo il primo atto dell'operazione con cui la società concessionaria di rete autostradale si appresta a un cambio di controllo.

Il principale scoglio della trattativa sembra essere la manleva chiesta da Cassa ad Atlantia per essere sollevata da eventuali responsabilità di gestione. Entrambe le parti hanno ragioni da portare al tavolo, ma l'esito è che chi attendeva l'inaugurazione del ponte San Giorgio come data ultima per la firma del documento si trova smarrito tanto da costringere la ministra dei Trasporti Paola De Micheli a certificare ieri l'impasse.

Dal lato della Cassa filtra l'irritazione per una tattica negoziale che giudicano attendista da parte della capogruppo dei Benetton. Dall'altro fronte rispediscono al mittente le accuse. Sostenendo di aver rispettato la scadenza del 23 luglio con l'invio del piano economico-finanziario, il documento che descrive la dinamica delle tariffe dei prossimi 5 anni e sostanzia la revisione della concessione. Sulla manleva i vertici di Cdp, memori della richiesta di scudo penale fatta trapelare dall'Anas a fine dicembre quando fu normata la revoca del Milleproroghe, non intendono discutere.

Troppi i rischi di subentro nelle responsabilità penali e civilistiche per la gestione di una rete che ritengono corresponsabile del crollo del Polcevera. Dal lato di Atlantia si limitano a osservare che al momento della privatizzazione del '99, con la successiva Opa del veicolo Schema34 con cui i Benetton si presero Autostrade nel 2003, la manleva non fu concessa nonostante una rete già datata. Ieri il dipartimento di Vigilanza del ministero dei Trasporti ha inviato una lettera ad Autostrade evidenziando i rilievi da modificare per stendere un piano condiviso da sottoporre al vaglio dell'Avvocatura dello Stato.

Nel week-end hanno lavorato anche i tecnici dell'Authority per valutare la coerenza del documento col modello ideato dall'autorita' guidata da Andrea Camanzi. Il cui mandato scade il 16 settembre. Intanto, oggi, scrive Milano Finanza, si terrà il consiglio d'amministrazione di Atlantia, che in teoria dovrebbe semplicemente esaminare i conti del semestre, ma che è stato definito "cruciale" da molte delle persone al lavoro sul dossier.

D'altronde il tempo dei board interlocutori è finito. Da un lato ci sono le trattative per trovare un accordo sul memorandum of understanding con Cdp, dall'altra ci sono i crescenti malumori all'interno dell'azionariato di Atlantia. Il punto è che il 70% della societa' non fa riferimento a Edizione, la holding della famiglia Benetton, e molti grandi azionisti sono convinti che la presenza dei Benetton stia ostacolando la definizione di una soluzione non "punitiva" nei confronti dei soci, che gia' si trovano con una società che ha perso molto del suo valore.

La sostanza e' che molti soci ritengono che non si possa chiudere un accordo a qualsiasi condizione. Altri invece hanno iniziato a sollevare obiezioni di metodo ma anche di forma: che senso ha che al tavolo delle trattative col governo vada lo stesso presidente che c'era quando il ponte e' crollato, ossia Fabio Cerchiai?

Il risultato finale è un senso di caos, che non giova alla delicata trattativa in corso e che potrebbe portare la famiglia di Ponzano Veneto a valutare la scissione di Aspi nel corso del cda di Edizione previsto per domani. Al momento in ogni caso e' in corso una partita a scacchi (o forse poker) e si fatica a capire se la minaccia di far saltare il banco fa parte della strategia o e' una reale possibilita'.

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