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Economia
Cina/ Effetto svalutazione yuan. Non solo lusso, Fca ingrana la retro

Quali sono le azioni italiane più esposte alla Cina? La tripla svalutazione dello yuan da parte della Banca Centrale Cinese, che tra le altre cose mira a favorire il suo export, impaterà sui conti di alcune aziende quotate. Vediamo quali.

La mossa cinese, che tra le altre cose mira a favorire un po' il suo export, rischia di impattare sui conti delle aziende che vendono in Cina. Non a caso a Piazza Affari i titoli che hanno sofferto maggiormente sono stati quelli del comparto del lusso, molto attivi nel paese asiatico e che avevano goduto dal recente calo dell'euro sul dollaro (e quindi sullo yuan essendo quest'ultimo ancorato alla valuta americana) per incrementare le proprie vendite oltre i confini italiani.

Ma quali sono le aziende quotate del comparto del lusso più esposte sul mercato cinese? Tra i titoli più venduti in queste ore c'è quello di Salvatore Ferragamo. Il gruppo, nell'intero 2014, aveva fatturato nell'area dell'Asia Pacifico il 30% del sui giro d'affari totale e secondo un report di Credit Suisse attualmente i ricavi in yuan sarebbero pari a 16% del totale. Un percentuale - naturalmente - che non è interamente coperta dai costi nella valuta cinese, che sono pari al 7% del totale.

Sempre secondo gli analisti della casa elvetica la percentuale dei ricavi in yuan di Tod's sarebbe pari al 14% (mentre sui costi sarebbe del 6%). Nell’ultima semestrale il gruppo dei Del Vecchio indicava che i ricavi dall’area “Greater China” (che però comprende sia la Cina continentale che Hong Kong, Macao e Taiwan sono stati pari nella prima metà dell’anno a 118,2 milioni di euro, il 22,9% dei 515,3 milioni di euro totali. Nel 2014 furono complessivamente 225,7 milioni, il 23,4% rispetto ai 965,5 milioni di euro di ricavi totali.

Per Brunello Cucinelli Credit Suisse parla invece di un 5% sui ricavi e di un 2% sui costi. Il gruppo ha presentato il mese scorso i ricavi preliminari del semestre dal quale emergeva che nell’area “Greater China” il fatturato ha registrato un progresso del 14% a 11,9 milioni di euro con un peso sul fatturato totale del 5,9%. Nell’area Brunello Cucinelli ha 19 boutique monomarca.Inferiore al 10% dei ricavi sarebbe anche la quota di Moncler. Nei suoi report il gruppo di Ruffini disaggrega il dato geograficamente inserendo l’area cinese nella macroarea “Asia e Resto del Mondo” che nel primo semestre 2015 ha pesato per il 34,7% sul fatturato totale della società.

AZIONI ESPOSTE ALLA CINA, NON SOLO LUSSO...

Ma non sono soli i titoli del lusso ad avere ricavi espressi in yuan cinese e quindi a soffrire di una svalutazione della moneta. Anche industriali come Fiat Chrysler Automobiles, CNH Industrial e Prysmian hanno percentuali, comunque residuali e limitate alla singola cifra percentuale, di giri d'affari espressi in yuan.Nel primo semestre 2015 Fiat Chrysler Automobiles ha registrato nell’area APAC (che comprende però la grandissima area dell’Asia Pacifica, con Cina ma anche con Giappone, India e tutti gli altri paesi asiatici fino ad arrivare ad Australia e Nuova Zelanda) poco più di 3 miliardi di euro di ricavi, ben poca cosa rispetto ai 55,6 miliardi complessivi dell’intera sua attività.

fonte: www.soldionline.it

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