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Economia
Banche, è tempo di sconti in Piazza. Guadagnare sugli aumenti di Mps e Carige

Le prossime settimane saranno decisamente impegnative per due tra le maggiori banche italiane quotate a Milano, Mps e Banca Carige, chiamate a raccogliere capitali per ottemperare alle richieste delle autorità europee.

L'istituto senese, in particolare, chiede ai soci altri 3 miliardi di euro mentre quello ligure si "accontenta" di 850 milioni. In entrambi i casi le operazioni sono fortemente diluitive, visto che al momento la capitalizzazione dei due istituti risulta inferiore alle somme richieste e che entrambi gli aumenti saranno a sconto per aumentare l'interesse e le adesioni da parte degli investitori. Siena, il cui aumento parte lunedì 25 maggio (i diritti saranno negoziati in borsa sino all'8 giugno ed esercitabili sino al 12 giugno) ha reso noto giovedì sera nel dettaglio le condizioni dell'operazione, decidendo che saranno emesse fino a 2.558.256.930 nuove azioni ordinarie da offrire in opzione ai soci a 1,17 euro che verranno attribuite nel rapporto di 10 azioni di nuova emissione per ogni azione posseduta, quest'ultima essendo già il risultato di un raggruppamento azionario che questa settimana ha visto sostituire 20 vecchi titoli a fronte di 1 nuovo, cosa che ha fatto schizzare il prezzo a circa 10 euro per azione.

Visto che il prezzo a cui l'aumento sarà eseguito è stato fissato a 1,17 euro, con uno sconto del 38,9% sul Terp (il prezzo teorico ex diritto in base alla chiusura di giovedì scorso), pari a circa 195 euro, con un effetto diluitivo superiore al 90%. Ciò significa che i diritti dovrebbero aprire lunedì mattina ad un prezzo attorno agli 8,75-8,80 euro l'uno pari, circa otto volte il valore del titolo ex diritto; a quel punto potrebbero scattare ingenti arbitraggi tra diritti e titoli con le banche del consorzio di collocamento e garanzia (nove in tutto guidate da Ubs) che avranno interesse a sostenere le quotazioni del titolo (che dall'11 maggio scorso a giovedì erano calate del 22%) lasciando invece scendere di valore i diritti. Il rischio di un inoptato consistente appare ormai modesto: non solo i soci che si sono già dichiarati pronti ad aderire all'aumento, ossia Fintech (4,5%), Btg Pactual (2%), Axa (3,7%), Falciai (1,7%) e Fondazione Mps per almeno la metà del suo 2,5%, rappresentano oltre il 13% del capitale, cui va aggiunto il Tesoro italiano che a fine operazione avrà il 4% (come pagamento "in natura" degli interessi maturati sui "Monti bond"), ma con uno sconto simile è probabile 'ingresso di nuovi investitori istituzionali.

Smaltita l'operazione inizieranno i giochi veri per il futuro del Monte: il presidente Alessandro Profumo ha già preannunciato le dimissioni, mentre l'amministratore delegato Fabrizio Viola rimarrà al suo posto almeno finché non si sarà trovato un nuovo partner come richiesto dalle autorità europee. Proprio il tema della futura governance e della composizione del capitale post aumento mantiene vivo l'interesse anche per Banca Carige, che nel frattempo ha a sua volta raggruppato i titoli (uno nuovo ogni 100 azioni preesistenti) e resi noti i dettagli del patto siglato lo scorso 8 maggio tra Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia e Malacalza Investimenti. In quella data i Malacalza avevano rilevato dalla Fondazione il 10,5% circa del capitale dell'istituto ligure, sottoscrivendo contestualmente un patto parasociale relativo al 12,23% del capitale ordinario (di cui l'1,956% di proprietà della Fondazione ed il 10,27% dei Malacalza).

Il patto, di durata triennale, vincola i Malacalza a presentare e votare una lista per l'elezione dei membri del Cda nella quale sarà indicato, in terza posizione, il nominativo di un candidato designato dalla Fondazione, la quale si è a sua volta impegnata a votare tale lista. Il patto prevede anche che i due soci si consultino preventivamente in merito a delibere riguardanti linee strategiche e piani industriali, fusioni o scissioni, trasferimento di partecipazioni in società controllate, cessione di rami d'azienda, modifiche statutarie, aumenti di capitale e nomina dell'amministratore delegato, mentre lascia liberi i Malacalza di muoversi come meglio credono per eventualmente arrotondare la partecipazione e difatti il mercato è convinto che, in occasione dell'aumento di Banca Carige (il cui rating è intanto stato ridotto da BB a B da Fitch), i Malacalza vogliano portarsi poco sotto il 20%, soglia oltre la quale sarebbe obbligatorio lanciare un'offerta pubblica d'acquisto.

Tra gli altri soci potrebbe salire anche Gabriele Volpi, già al 2% e che punterebbe a salire al 5%. Non è invece detto che voglia aprire il borsellino il socio francese Bpce, titolare del 9,68%, che dovrebbe sborsare attorno agli 80 milioni di euro per conservare una quota che finora ha garantito una robusta rappresentanza in consiglio ma in futuro potrebbe finire anche sul mercato, se non si troverà l'accordo con i nuovi azionisti di riferimento o se lo sconto concesso non sarà particolarmente allettante. Lo scorso anno per garantirsi che venisse sottoscritto l'aumento da 800 milioni che prese il via il 16 giugno l'istituto ligure concesse uno sconto del 40%, a dodici mesi di distanza concederà il bis? Considerato che negli ultimi 12 mesi il titolo ha poi perso il 60% in borsa potrebbe anche essere, ma non è detto che basti per renderlo automaticamente un buon investimento agli occhi dei francesi, in mancanza di accordi di tipo industriale.

Luca Spoldi

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