
Tutto come previsto in materia di tassi in Europa, con Bank of England (BoE) e Banca centrale europea (Bce) che hanno lasciato allo 0,5% i tassi sulla sterlina e sull’euro (che oggi scivola contro dollaro a quota 1,314) senza modificare neppure le proprie “misure non convenzionali” ossia i vari programmi d’acquisto di titoli sul mercato. Il numero uno di Eurotower, l’ex governatore di Banca d’Italia Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa seguita al termine della riunione del board della Bce ha peraltro leggermente migliorato le stime sulla crescita del Pil dell’Eurozona per il 2013 (da -0,6% a -0,4%) a fronte di un’inflazione che resterà sotto controllo (si attende un +1,5% dei prezzi al consumo per il 2013 e un +1,3% nel 2014) complice l’atteso calo dei prezzi dell’energia.
Notizie che piacciono ai mercati, stamane nervosi a causa delle tensioni in Medio Oriente (una situazione che, assicura Draghi, viene tenuta sotto controllo dalla Bce così come le difficoltà che da quelche tempo si notano sui mercati emergenti) e del timore, rafforzato da un report di Societe Generale, che la Federal Reserve possa accelerare i tempi per il “tapering” (riduzione degli acquisti di T-bond sul mercato) visto che l’economia Usa sembra ormai aver “girato l’angolo” come ricordano gli esperti francesi, ma che nel pomeriggio tornano a recuperare attorno o sopra il mezzo punto percentuale dopo le parole di Drghi.
Positiva sembra essere stata anche l’accoglienza di alcune ulteriori indicazioni offerte da Draghi in materia di futura unione bancaria europea, dopo la conferma, scontata, che i tassi resteranno sui livelli attuali “finchè sarà necessario” nonostante i segnali di miglioramento. Già nei prossimi giorni, ha annunciato il banchiere, dovrebbero arrivare “novità positive” per quanto riguarda il Single Supervisory Mechanism (SSM), primo tassello della futura unione bancaria europea. A metà ottobre, inoltre, la Bce dovrebbe spiegare i criteri che verranno adottati per effettuare l’asset-quality review, ossia lo stress test che verrà condotto sui 130 maggiori istituti europei il prossimo anno.
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Parlando del ruolo di supervisore unico bancario della Bce (un tema, ha voluto sottolineare Draghi, sul quale c’è identità di vedute con la Bundesbank), l’ex numero uno di Via Nazionale ha anche precisato che la Bce non potrà decidere se una banca dovrà essere messa in liquidazione o meno. Chi aveva così interpretato le parole di ieri di Joerg Asmussen, ex viceministro delle Finanze di Berlino ed attuale componente del board della Bce, ha dunque “equivocato”. Nessun commento invece per quanto riguarda la turbolenza politica italiana né le elezioni tedesche del 22 settembre prossimo, se non che ogni elezione politica, per sua natura, può avere un impatto sui mercati.
Le ultime battute coi giornalisti Draghi le riserva ai “PIIGS”: la Grecia, fa capire il banchiere centrale europeo, potrebbe effettivamente aver bisogno di un terzo salvataggio. Sarà compito dell’Eurogruppo (il cui numero uno, Jeroen Dijsselbloem, in mattinata aveva giudicato “irrealistica” una nuova richiesta di aiuti di Atene), spiega Draghi, decidere l’eventuale estensione del programma in scadenza a fine 2014, in ogni caso se ciò avvenisse sarebbero necessarie “ulteriori condizioni” e la Bce non intende concedere alla Grecia ulteriori “sconti” finanziari dato che “è abbastanza chiaro che non possiamo fornire finanziamenti monetari” (mentre fonti internazionali stimano in almeno altri 9,5-10 miliardi di euro di aiuti le necessità entro fine mese del governo di Atene).
Nel caso dell’Irlanda, finora lo “scolaro” più diligente nel fare i compiti a casa, si valuterà “per tempo” un eventuale “programma successivo”. Anche nel caso di Dublino, infatti, restano da affrontare “sfide, specialmente nel settore finanziario” spiega Draghi, ma al momento nessun decisione è ancora stata presa riguardo un eventuale secondo bailout. Fondamentale sarà, per il numero uno della Bce, vedere quali successi si saranno registrati entro la fine del primo programma di aiuti e soprattutto se Dublino sarà in grado di tornare sul mercato e rifinanziare il proprio debito pubblico autonomamente o meno.
Luca Spoldi
