La Bce potrebbe tornare ad aumentare i tassi nella riunione del 10 settembre se le prospettive sull’inflazione non mostreranno un miglioramento sufficiente. Le minute della riunione di luglio indicano che alcuni membri avrebbero accettato una stretta già il mese scorso.
Bce, tassi settembre: cosa dicono le minute
La possibilità di una nuova stretta è emersa dai verbali della riunione del 22 e 23 luglio, pubblicati il 27 agosto. “Un altro rialzo dei tassi sarà probabilmente necessario se le prospettive d’inflazione non migliorano significativamente”, si legge nelle minute riportate dall’ANSA.
Alcuni componenti del Consiglio direttivo avevano inoltre osservato che non si sarebbero opposti a un aumento già nella riunione di luglio. La decisione finale fu invece presa all’unanimità per lasciare invariati i tassi.
Leggi anche: Mutui, quasi uno su due dura almeno 30 anni: fisso o variabile, cosa conviene ora
La Bce aveva già aumentato di 25 punti base i tre tassi ufficiali l’11 giugno, motivando la decisione con le pressioni inflazionistiche provocate dalla guerra in Medio Oriente e dall’aumento dei prezzi energetici.
Leggi anche: Bce e tassi di interesse, brutte notizie per i mutui: ecco gli aumenti nel 2026
Il 23 luglio Francoforte aveva scelto una pausa. Christine Lagarde aveva spiegato che gli effetti completi dello shock energetico sull’inflazione non si erano ancora manifestati.
La prossima riunione di politica monetaria è fissata per il 9 e 10 settembre a Berlino, con decisione e conferenza stampa nella seconda giornata.
Bce, tassi settembre: cosa succede ai mutui
Un eventuale aumento dei tassi Bce non modifica automaticamente e nella stessa misura tutte le rate dei mutui. Chi ha già un finanziamento a tasso fisso continua a pagare la rata stabilita dal contratto.
Il possibile aumento interessa soprattutto i mutui a tasso variabile e i nuovi finanziamenti. I primi sono spesso collegati all’Euribor, che incorpora anche le aspettative sulle prossime mosse della Bce. I nuovi mutui possono diventare più costosi se aumentano i rendimenti utilizzati dalle banche per stabilire le condizioni offerte ai clienti.
Leggi anche: Mutui casa, tassi in calo al 3,48% a giugno. Ma l’Abi frena: “Le tensioni a Hormuz rischiano di farli risalire”
L’ipotesi di settembre nasce soprattutto dalla traiettoria dei prezzi. A giugno la Bce prevedeva un’inflazione media del 3% nel 2026, del 2,3% nel 2027 e del 2% nel 2028. Le stime erano state riviste verso l’alto per l’aumento dei prezzi dell’energia.
I verbali di luglio aggiungono che i rincari delle materie prime energetiche e il loro trasferimento ai prezzi di alimentari, beni e servizi potrebbero mantenere l’inflazione ben sopra l’obiettivo almeno nella prima metà del 2027.
La decisione del 10 settembre dipenderà quindi dai nuovi dati su inflazione, economia e prezzi energetici. La Bce continua a escludere un percorso dei tassi prestabilito e decide riunione per riunione sulla base delle informazioni disponibili.


