Bce, criteri di credito più rigidi per le imprese: cresce la prudenza e le Pmi devono dimostrare solidità finanziaria. Lo scenario  - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 16:28

Bce, criteri di credito più rigidi per le imprese: cresce la prudenza e le Pmi devono dimostrare solidità finanziaria. Lo scenario 

Nel quarto trimestre del 2025 le banche dell’area euro hanno irrigidito i criteri di concessione del credito alle imprese più di quanto previsto. Quali sono le conseguenze? L'analisi

Bce, criteri di credito più rigidi per le imprese dell'Eurozona: effetti e conseguenze 

Un segnale arrivato quasi in controtendenza rispetto alle attese. Nel quarto trimestre del 2025 le banche dell’area euro hanno irrigidito i criteri di concessione del credito alle imprese più di quanto previsto. È quanto emerge dall’ultima Bank Lending Survey (BLS) della Banca Centrale Europea, che fotografa un atteggiamento più prudente degli istituti di credito proprio mentre il ciclo dei tassi sembra avviarsi verso una fase di stabilizzazione.

In termini numerici, la quota netta di banche che ha segnalato un inasprimento delle condizioni di credito per prestiti o linee di credito alle imprese è stata pari al 7%, un valore più alto non solo rispetto al 4% del trimestre precedente ma anche oltre le aspettative delle stesse banche raccolte nella precedente edizione dell’indagine.

Il segnale lanciato dalla Bce trova riscontro nei numeri della Centrale Rischi. “La contrazione del credito alle imprese nel 2025 è oggettivo – osserva Massimiliano Bosaro, Amministratore Delegato e fondatore di MF Centralerisk S.p.A. -. Potrebbe essere frutto dei minori investimenti delle imprese per timori legati al business ovvero, guidato dall’offerta bancaria. Dall’analisi della CR le banche Italiane hanno infatti ridotto gli attivi sul credito corporate in maniera significativa dal gennaio 2025 ad oggi. Dalla nostra analisi  - su oltre 1.000 imprese italiane e circa 40 miliardi di euro di impieghi, eterogenee per settore ed area geografica, pari a circa 8% del totale affidamenti italiani al settore corporate - si stà configurando un cambio di regime e non una semplice normalizzazione post-Covid:  il driver principale è “meno debito e più mezzi propri” o “una minore tolleranza al rischio da parte delle banche, che anticipano un aumento della percezione di rischio riducendo le esposizioni”? Dal canto nostro la trasparenza tra le due parti farà la differenza per l’ottenimento di credito, la capacità delle imprese di monitorare in modo continuativo la propria Centrale Rischi intercettando per tempo segnali di tightening bancario, da sconfiggere appunto con la trasparenza, diventa un fattore critico di difesa e gestione strategica dell’accesso al credito”.

In questo contesto, le aziende sono chiamate a dimostrare una solida capacità di generare cassa e una struttura finanziaria più robusta. “L'inasprimento dei criteri di concessione del credito segnalato dalla BCE non indica un peggioramento improvviso della qualità delle imprese, ma riflette una maggiore prudenza delle banche nell'erogazione del credito per fattori non solo endogeni ma regolamentari. L'attuale quadro normativo sempre più stringente (Basilea 3, CRR III, output floor), spinge gli istituti a selezionare maggiormente i prenditori. Le aziende dovranno essere più strutturate per avere accesso al credito e dovranno dimostrare la necessaria capacità di generare cassa. Le imprese più piccole o meno patrimonializzate rischiano invece di dover ricorrere a canali alternativi, spesso più costosi e meno stabili nel lungo periodo”, chiarisce l’avvocato Giuseppe Carteni, partner dello studio legale LEAD.

Il cambiamento si riflette anche nella qualità del dialogo banca-impresa. Secondo Nicola Cassinelli, avvocato presso lo Studio Legale Cassinelli di Genova, “nel lavoro quotidiano accanto alle imprese, si percepisce con chiarezza che il dialogo con le banche è diventato più rigoroso. Ottenere credito oggi richiede aziende ben organizzate, con assetti societari coerenti e una gestione che sappia reggere una due diligence sempre più attenta. Per questo molte imprese stanno anticipando scelte che fino a poco tempo fa venivano rimandate: sistemare la governance, chiarire i rapporti tra soci, rendere più leggibili i numeri, strutturare meglio i gruppi. Il punto, spesso, non è solo economico ma giuridico: una società ordinata è anche una società più finanziabile. Chi arriva preparato al confronto con il ceto bancario ha margini negoziali diversi; chi non lo è rischia di trovarsi senza alternative proprio quando servono risorse per crescere o affrontare passaggi delicati".

In un contesto di maggiore avversione al rischio, si apre spazio per strumenti complementari. “La maggiore avversione al rischio e i vincoli regolamentari stanno spingendo le banche a un progressivo disimpegno dall’economia reale, soprattutto nei confronti delle PMI, mentre il fabbisogno di capitale delle imprese resta elevato. In tale contesto, il private debt si afferma come un canale complementare sempre più rilevante, in grado di intercettare la domanda di finanziamenti per gli investimenti delle imprese più solide, non pienamente soddisfatta dal credito bancario tradizionale. Ciò è reso possibile dalla crescente disponibilità degli investitori a diversificare nei mercati privati, beneficiando di una bassa correlazione con i mercati pubblici. Oggi questo approccio è accessibile anche nel segmento delle piccole e medie imprese grazie a piattaforme di digital private debt che consentono agli investitori di selezionare e finanziare imprese eccellenti con progetti di crescita strutturati”, conclude Marco Pasquotti, ceo e co-founder di Wisemoon.

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