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Economia
Benetton e il tesoretto da quasi due miliardi. Rumors: Energia verde nel mirino di Ponzano

Che succede alle grandi famiglie del capitalismo italiano? Una parte sembra aver ormai preso una decisione, quella di uscire dalle attività industriali e commerciali che ne determinarono la fortuna per concentrarsi sulla gestione finanziaria del proprio patrimonio. E’ stato il caso dei Fossati, che dopo aver ceduto la Star nel 2006 agli spagnoli di Gallina Blanca con Findim hanno investito, senza troppa fortuna, in Telecom Italia, arrivando a sfiorare il 5% prima di ridiscendere, a inizio febbraio, sotto il 2%. Ma anche dei Bonomi, famiglia storica di Milano in passato nota per aver dato vita a Postal Market (ma anche per avere accumulato partecipazioni dal Credito Varesino, al Banco Ambrosiano, dalla Ras, a Generali e Alleanza), da anni attiva nel settore del private equity col fondo Investindustrial.

Ora questa strada sembra sempre più interessare anche agli eredi Agnelli, che con Exor stanno puntando su PartnerRe, colosso statunitense delle riassicurazioni con una raccolta premi danni lordi di 4,7 miliardi di dollari che solo a gennaio aveva raggiunto una prima intesa per procedere a una fusione “carta contro carta” con Axis Capital Holdings. Una mossa che servirebbe alla holding a ridurre l’esposizione verso business elevata intensità di capitale come Fiat Chrysler Automobiles e Cnh Industrial (tanto più in vista dell’attesa cessione di Cushman & Wakefield), nonostante proprio quest’ultima potrebbe procedere a nuove acquisizioni secondo quanto dichiarato da Sergio Marchionne a margine dell’assemblea che in settimana ha approvato il bilancio 2014.

Non sono da meno i Tronchetti Provera, di recente accordatisi per cedere il controllo di Pirelli al colosso cinese ChemChina, controllante di China National Tire & Rubber con una partecipazione in Aeolus. Proprio la possibile integrazione di Pirelli in Aeolus potrebbe peraltro rilanciare il business della gomma dando vita a un gruppo con una produzione doppia di quella attuale di Pirelli (6 milioni di pneumatici all’anno), consentendo a Marco Tronchetti Provera, destinato a mantenere la guida del gruppo, di far tornare in borsa il marchio Pirelli nel giro di 3-4 anni.

Tenendo conto che i Pesenti e i Buzzi sembrano interessati a proseguire l’attività rimanendo concentrati nel settore del cemento e che i Berlusconi stanno cercando, non senza difficoltà, di rilanciare il business di Mondadori e Mediaset/Ei Towers (anche se per alcuni solo in vista di future cessioni nell’ambito di qualche operazione a livello europeo), l’unica “grande famiglia” che realmente manca all’appello al momento sono i Benetton, che non sono certamente stati con la mani in mano, ma finora hanno operato soprattutto dal punto di vista della cessione di asset non più “strategici” come Word Duty Free (il 50,1% è stato ceduto agli svizzeri di Dufry per 1,27 miliardi di euro) o la quota in Pirelli (il 4,6%, ceduto per 330 milioni di euro a BidCo, il veicolo finanziario di ChemChina cui verrà girato il 26,2% in mano a Camfin).

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