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Economia
Blei (Azimut Holding): tra etica e concentrazione, finanza italiana nel 2021

Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera prima di Natale, Giulio Tremonti si è detto convinto che se il vaccino per il coronavirus metterà fine all’emergenza sanitaria, non è stato trovato un vaccino ancora più indispensabile: quello necessario a debellare la “peste finanziaria”, che nella visione dell’ex Ministro corrisponde alla finanza moderna, nata in seguito alla globalizzazione, refrattaria a ogni limite, regola o controllo. Gabriele Blei, CEO di Azimut Holding, società italiana di consulenza e gestione patrimoniale quotata in Borsa, che con una massa di 52 miliardi di euro amministrati costituisce il fiore all’occhiello della finanza lombarda, pensa che la situazione sia più complessa.

Dottor Blei, la finanza di oggi è il male assoluto?
Io credo che quando si parla di “finanza” si parla di un fenomeno vario, composto da tanti attori, ognuno con ruoli e finalità diverse. Sembra una frase fatta, ma fare di tutta l’erba un fascio è sempre sbagliato, specie in una fase complicata come questa.

È vero che per evitare il ripetersi di una crisi c’è bisogno di più regole, di passare dal Free Trade al Fair Trade?
Di regole ce ne sono già tantissime, il problema non è crearne di nuove, quanto assicurarsi che quelle già esistenti siano bilanciate tra i diversi settori. Faccio un esempio: il settore del risparmio gestito e del fondo comune è tartassato da regolamenti; di contro, prodotti molto complessi venduti direttamente dalle banche o dalle assicurazioni non vengono toccati, perché fondamentali a far quadrare i bilanci, finendo per essere venduti a clienti che non hanno gli strumenti per comprenderli. Questa è una stortura che dimostra come chiedere genericamente “più regole” non serva: servono piu’ regole in alcuni settori mentre in altri il mercato andrebbe lasciato libero di autogestirsi.

Cos’è per lei il concetto di “finanza etica”, di cui oggi si sente parlare spesso?
Dal mio punto di vista, per essere etica alla finanza basta non tradire la fiducia dei propri clienti. Se i privati ti affidano i loro risparmi, e tu non li amministri come se quei soldi fossero i tuoi, quello significa non essere etici e a quel punto è il mercato a buttarti fuori, non le regole. È il motivo per cui tutte le operazioni che fa Azimut sono basate sul principio del totale allineamento di interessi tra noi e il cliente.

Da un punto di vista finanziario, come vede la finanza italiana del 2021? Si leggono giudizi che oscillano dal grande ottimismo al catastrofismo
Il nostro è un sistema dove i ricavi non riescono più a coprire i costi, e dove per far fronte a questa situazione si sta cercando sempre di più la via della concentrazione: meno banche ma più solide. Il problema è che se fondi due entità solide generi valore ma se fondi due banche in difficoltà crei si un player più grosso, ma posticipi il problema senza risolverlo. Il 2021, sulla spinta di quanto richiesto dalla BCE e dalla Banca d’Italia sarà un anno di fusioni, ma queste da sole non basteranno: ci vorranno anche ricapitalizzazioni, tagli dei costi, nuovi modelli di business, altrimenti sara’ molto difficile generare valore.

Cosa può fare la finanza per rendere la ripresa del Paese più rapida?
Posso rispondere con quello che abbiamo fatto noi di Azimut Holding. La scorsa primavera, allo scoppiare della pandemia, abbiamo individuato e dialogato con strutture ospedaliere e istituzioni locali per capire le esigenze più urgenti e ricercato fornitori di attrezzature mediche per acquistare e consegnare il materiale necessario. Abbiamo così donato oltre 43 mila mascherine, 17 mila camici, 46 ventilatori polmonari, 14 letti di rianimazione. Abbiamo inoltre sostenuto oltre 43 organizzazioni impegnate a fronteggiare sul territorio nazionale l’emergenza povertà, per un intervento complessivo superiore a 1 milione di euro. Per il supporto dell’economia italiana, invece, abbiamo presentato “Azimut SostieniItalia”, un veicolo d’investimento studiato per far confluire capitali privati direttamente a selezionati esercizi commerciali in difficoltà (come bar e ristoranti) bloccati dall’emergenza. Abbiamo anche stipulato un accordo con borsadelcredito.it destinato a veicolare risorse alle aziende con attraverso modalità rapide e efficaci. Anche questa, a mio avviso, è finanza etica.

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