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Economia
Bpm: filiali, manager e real estate. Tutti i segnali che portano a Siena

Al di là delle smentite di rito che caratterizzano l’attività di una quotata, ci sono diversi segnali che nel business e nella gestione di BancoBpm, il pivot del terzo polo nel risiko bancario, porterebbero verso il Montepaschi di Siena. Secondo quanto si vocifera infatti all’interno del gruppo di Piazza Meda, oltre agli incontri del Ceo Giuseppe Castagna con il presidente di Rocca Salimbeni Patrizia Grieco e ai buoni rapporti dell’ex presidente di Mps, ora in sella al Banco, Massimo Tononi con il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera, deus ex machina di tutti i dossier operativi del Mef fra cui la prossima privatizzazione del Monte, ci sarebbero altri due indizi che fanno ritenere che uno dei protagonisti del nuovo terzo polo sia Mps. 

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Il primo sarebbe l’arrivo-ritorno in Piazza Meda del braccio destro dell’ex Ceo del gruppo senese Morelli, Andrea Rovellini. L’ex chief financial officer e vicedirettore di Mps, prima degli otto anni trascorsi nella banca della Città del Palio culminati con la pole position per il ruolo di amministratore delegato nel caso in cui il Governo avesse optato per una nomina interna nel post-Morelli, si è formato professionalmente in Bpm, istituto di cui ora è diventato il nuovo risk manager. Un banchiere di valore, dunque, che conosce gran parte delle due strutture e le due diverse culture aziendali. 

Il secondo sarebbe il temporeggiamento da parte di Castagna nella riapertura complessiva delle 500 filiali chiuse durante la gestione dell’emergenza Covid. Ad oggi, anche su pressione dei sindacati, ne sono state riaperte (a maggio) solo 250. E sulle restanti 250 (su 1.700 in tutto, per 21 mila dipendenti), a quanto risulta ad Affaritaliani.it, la serranda rimarrà inspiegabilmente abbassata fino a dopo l’estate, nonostante la situazione nel Paese vada normalizzandosi e le altre banche hanno tutte riaperto, sempre in sicurezza, i propri sportelli. 

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Per quanto riguarda le filiali, il filo rosso che porta a Siena sarebbe quello della collocazione geografica degli sportelli: se si va a vedere infatti la localizzazione della maggior parte dei 250 sportelli su cui le serrande sono ancora abbassate, oltre alle 115 filiali situate soprattutto in Lombardia, la Regione più colpita dal Covid-19, le restanti 135 sono sparse su tutto il territorio nazionale, in zone dove si registra una compresenza con quelle della promessa sposa indicata dai rumors Montepaschi. 

La dirigenza sta mettendo in atto un piano industriale strisciante”, spiega ad Affaritaliani.it Piero Marioli, coordinatore Fabi per il gruppo BancoBpm, riferendosi alle nuove strategie industriali che il Ceo Castagna dovrà presentare entro fine anno-inizio 2021. Strategie che aggiorneranno il piano del tre marzo varato in piena fase Covid e subito mandato in soffitta per il cambio repentino dello scenario macro.

“Vogliono preparare la banca a una nuova fase di razionalizzazione per rendere compatibile territorialmente Banco Bpm con Mps”, dice Marioli che venerdì con le altre sigle ha denunciato in un comunicato sindacale unitario i rischi di un ridimensionamento futuro della rete, oltre a quello già annunciato, con ricadute sull’occupazione. Da qui, la richiesta delle associazioni di rappresentanza dei lavoratori di alzare immediatamente la serranda sulle restanti 250 filiali chiuse durante il lockdown

Il rinvio a dopo l’estate viene visto come un prendere tempo per preparare la banca al risiko della nuova stagione delle fusioni (il primo gennaio del 2017 quella fra Banco Popolare e Bpm). E con questa chiave viene letto anche quanto appena spiegato dal management agli analisti di Equita in un recente incontro per fare il punto sul business con la Sim. Business in cui il focus di Castagna è incentrato su una “ulteriore razionalizzazione del real estate” (con cessioni per un altro miliardo sui 3,6 miliardi previsti dal piano attuale) e un'ulteriore riduzione dei costi operativi. Per i sindacati, cioè, forbici che si abbatteranno sul personale. 

Con le filiali chiuse, l’economia in recessione e una ripresa che sarà lenta, sarà difficile fare business: quindi proprio dalle ulteriori (non a caso) cessioni del patrimonio immobiliare del Banco potrebbero arrivare le risorse necessarie a finanziare il fondo esuberi che consentirebbe a Piazza Meda di prendere la via di Siena. 

@andreadeugeni

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