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Buccellati (2)



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"Un partner italiano per mantenere la nostra identità storicamente italiana. Un fondo che avesse esperienza nell'affiancare delle realtà familiari per consentire loro di fare un salto manageriale e affrontare bene la sfida dei mercati internazionali". Andrea Buccellati (nella foto a sinistra), presidente dello storico gruppo dell'industria orafa made in Italy, spiega così ad Affaritaliani.it le ragioni dell'operazione che ha appena portato il fondo di private equity Clessidra di Claudio Sposito ad entrare nel capitale dell'azienda milanese, rilevandone il controllo. Un ingresso che permetterà a Buccellati di accelerare sul "mercato asiatico, con risorse finanziarie importanti e un management adatto". E perché non è stata scelta la Borsa? "La quotazione richiede delle professionalità, delle strutture e degli stili di gestione che la nostra società ancora non possiede...".


L'INTERVISTA

Per Buccellati, gli addetti ai lavori parlano di un giro d'affari di 50-60 milioni di euro all'anno. Può dirmi qualcosa del business del gruppo e delle dimensioni della società che si appresta a vivere un'importante fase di espansione?
"In linea di massima, i numeri del business della società sono riservati. Posso soltanto dire che non abbiamo delle dimensioni di numeri estremamente importanti rispetto invece alla notorietà del nome e alla presenza all'estero del gruppo sui mercati internazionali".

In quali Paesi, in particolare esportate?
"Esportiamo circa il 70% del nostro prodotto. Il mercato più importante per Buccellati sono gli Stati Uniti dove siamo presenti con quattro negozi diretti e una capillare rete di distribuzione nei punti vendita piu prestigiosi. Poi siamo presenti anche in Europa, sempre con dei negozi diretti a Parigi e a Londra e poi in Asia, in Giappone e a Hong Kong e in Australia, a Sidney".

E in Italia?
"Siamo altrettanto presenti. A Milano, a Firenze, a Venezia e nelle località turistiche più celebri come la Costa Smeralda e Capri".

Buccellati ha appena siglato un importante accordo con il fondo Clessidra dell'imprenditore-finanziere Claudio Sposito. Dietro l'iniezione di una cifra rilevante, il fondo di private equity ha assunto il controllo azionario del suo gruppo. Alla famiglia Buccellati rimarrà la gestione operativa. Può spiegare i motivi di questa operazione?
"Abbiamo una grossa sfida da affrontare nei prossimi anni: lo sviluppo sui mercati esteri. In particolare, in Asia. Ciò richiede l'impiego di risorse finanziarie molto importanti e di un management adatto, in grado di far fare il salto a un'impresa che fino a questo momento è stata a gestione familiare. Quindi, dovevamo trovare un partner forte per dare il via a questo sviluppo".

E il fondo Clessidra le dà queste garanzie?
"Assolutamente sì, un partner italiano anche perché vogliamo mantenere la nostra identità storicamente italiana. Era importante trovare un fondo che avesse esperienza nell'affiancare delle realtà familiari, in grado di far fare loro un salto manageriale. Questo è stato un po' il principio che ci ha guidato nello scegliere il partner".

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Ma c'è stata anche la cessione del controllo azionario...
"Sì. Soltanto questo era il modo per riuscire a portare all'interno della società delle risorse, sia finanziarie sia dirigenziali, importanti".

Buccellati è stata dunque una famiglia coraggiosa, dato che altri capitani d'impresa del capitalismo familiare italiano non hanno voluto cedere qualcosa per vincere la sfida dimensionale che i mercati pone loro di fronte...
"Dipende dal settore. Ci sono delle realtà del made in Italy che sono molto più consolidate di noi e che sono riuscite a passare dal capitalismo familiare alla Borsa".

Perché non avete considerato anche voi il ricorso al mercato azionario pubblico?
"Lo abbiamo fatto, ma in questo momento lo sbarco a Piazza Affari non era possibile. La quotazione richiede delle professionalità, delle strutture e degli stili di gestione che la nostra società ancora non possiede".

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