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Economia
C'è poco da star allegri: la verità su Pil e disoccupazione

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

La disoccupazione è in discesa a luglio al 12% dal 12,5% di giugno (per trovare un livello più basso occorre tornare indietro a marzo del 2013). Il Pil del secondo trimestre 2015 è stato rivisto al rialzo dall'Istat in seconda lettura, dallo sconfortante +0,2% diffuso qualche settimana fa al +0,3% (come anche il dato sul primo trimestre, da +0,3% a +0,4%), un numero che è ai massimi da 4 anni. Infine, i consumi delle famiglie sono cresciuti dello 0,4% (sempre trimestre su trimestre), centrando un record da quasi 5 anni.

Da eccellente comunicatore qual è, il presidente del Consiglio Matteo Renzi non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione per rivendicare i meriti dell'azione governativa, piantando subito la bandierina sui bollettini mensili sfornati dall'istituto presideduto da Giorgio Alleva. E lo ha fatto prima con il consueto tweet ("Cresce il Pil, crescono gli occupati, meno disoccupazione. Le riforme servono #italiariparte #lavoltabuona") poi con un video montato in quattro e quattr'otto dalla troupe dei tecnici convocati in fretta e furia a Palazzo Chigi (format che ha ormai scalzato Porta a Porta, il salotto televisivo più famoso d'Italia e prediletto da Silvio Berlusconi). Messaggio in cui il premier ha sottolineato che il Paese si sta rimettendo "in moto" ed è rientrato a far parte "del gruppo dei Paesi europei che sono tornati a crescere grazie al percorso di riforme che abbiamo fatto e che stiamo facendo".

"Non mi accontento", perchè "non siamo ancora la maglia rosa" del Vecchio Continente, ha rilanciato poi Renzi spiegando di voler portare il Paese agli antichi fasti ("vogliamo essere la guida d'Europa", "il punto di riferimento dell'economia europea e mondiale") invocando anche "l'aiuto (!?) di tutti", attraverso "le idee, la determinazione, la grinta e l'entusiasmo degli italiani, che sono la più grande risorsa che il nostro Paese ha."

Per bocca delle parti sociali, però, gli italiani non hanno perso tempo nel far recapitare a Palazzo Chigi l'immediata risposta all'invito lanciato quasi con toni trionfalistici dal presidente del Consiglio. Risposta in cui si sottolinea, per sintetizzarla e prendendo a prestito la formula spesso citata da Squinzi, che la crescita da prefisso telefonico, addebitata dal governo "al percorso di riforme che abbiamo fatto e che stiamo facendo", sia in realtà dovuta soltanto alle famose condizioni economiche contestuali. Ovvero la manina generosa di Mario Draghi (su prestiti e indebolimento del cambio euro-dollaro) e la guerra petrolifera fra l'Opec e gli Stati Uniti d'America. Posizione, insomma, che ha letteralmente gelato l'entusiasmo da riscossa di Renzi.

Eccole nel dettaglio. Il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi ha spiegato infatti che "la crescita del Pil dello 0,3% non basta, anche perché non è merito nostro, ma è dovuto solo al dimezzamento del prezzo del petrolio, al rafforzamento del dollaro e al Qe". In più, il numero uno di Viale dell'Astronomia ha sbertucciato la grande enfasi assegnata da Renzi agli effetti del "percorso di riforme messo in atto", negandone persino l'esistenza. "Noi non abbiamo fatto le pulizie interne, bisogna fare le riforme, solo in questo modo possiamo far ripartire il Paese", ha aggiunto secco il capo degli imprenditori.

Il segretario della Cgil Susanna Camusso si è spinta addirittura oltre smascherando "la brutta propaganda" renziana "che produce non solo effimere illusioni e false aspettative", ma anche "danni rilevanti al Paese e alle future generazioni". Propaganda fatta da "un presidente del Consiglio che vanta i risultati già raggiunti e superati da Monti prima e da Letta, il colmo". Salutando con favore "la diminuzione della disoccupazione ('è un fatto positivo')", la numero uno di Corso d'Italia è entrata poi nel merito del dato proveniente dal mercato del lavoro e ha specificato che il numero "va guardato attentamente per capire come e dove intervenire per rafforzare una tendenza che è ancora, purtroppo, marginale rispetto alle reali esigenze del Paese". C'è di più: per il leader della Cgil "servono un impegno forte delle istituzioni, una capacità di indirizzo e di stimolo dell'economia che ancora non vediamo. Servono imprenditori che sappiano rischiare, innovare, investire, produrre lavoro e reddito. Serve un piano del lavoro che sappia cogliere le opportunità che si presentano e indirizzare un mercato incapace, da solo, di produrre ricchezza in modo stabile ed equilibrato".

"Avevano tutti raccontato - conclude la battagliera Camusso - tutt'altra storia: il presidente di Confindustria che in cambio della libertà di licenziamento assicurava copiosi investimenti e assunzioni in massa, mentre il presidente del Consiglio assicurava il mondo che le sue riforme avrebbero garantito un'imprenditoria dinamica, innovativa, capace di dare lavoro e prospettive di crescita". "Se tornassero coi piedi per terra e la smettessero con la propaganda - è la mazzata finale della sindacalista lombarda - il Paese potrebbe cogliere le opportunità che sembrano prospettarsi".

Cosa sta succedendo? Chi ha ragione? Sono Squinzi e la Camusso ad essersi impazziti all'improvviso o è Renzi che ha cercato, come al solito direbbero i "gufi", di vendere al meglio  la sua mercanzia? Andando ad osservare con la lente d'ingrandimento, i dati snocciolati dall'Istituto centrale di statistica, si scopre che nell'aumento del Pil è risultato decisivo il contributo delle scorte (tutta produzione che le aziende nazionali hanno fatto e che le imprese non sono riuscite a vendere, non fatturando quindi per il momento) mentre l'export non sta reagendo in maniera così tonica all'indebolimento dell'euro

Del tutto marginale, poi, è il contributo della domanda interna finale (che è la leva principale per innescare una forte ripresa strutturale, insegnano gli economisti). Domanda che è cresciuta ad un ritmo di appena lo 0,1% negli ultimi 12 mesi. Così, le aziende se ne sono accorte e la dinamica degli investimenti risulta ancora debole (quelli totali sono sono continuati a diminuire nel trimestre appena concluso) "rispetto", scrivono i tecnici dell'ufficio studi di Banca Intesa che parlano di "ripresa ancora modesta e fragile", "all'entità degli shock positivi sull'economia" (come tasso di cambio, prezzo del petrolio ed effetti del quantitative easing).

Ugualmente, non è tutto oro quel che luccica anche sul mercato del lavoro, dove il calo del tasso dei senza-lavoro, più che all'aumento degli occupati (+44 mila che equivalgono a un +0,2% mese su mese), è da addebitarsi alla crescita degli inattivi (+99 mila unità, +0,7% rispetto a giugno). Forse la gufa Camusso, c'ha visto giusto.

 

 

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