La crisi energetica scatenata dopo lo scoppio della guerra in Iran e il conseguente blocco dello stretto di Hormuz sta generando il caos a livello mondiale. I prezzi sono fuori controllo e i governi mondiali sono alla ricerca disperata di fondi per fronte ai rincari. Ma il problema non è solo legato al petrolio ma è generalizzato. L’Istat fotografa la situazione dell’Italia soffermandosi sugli ultimi 25 anni e quello che sta emergendo è allarmante.
Dal 2000 al 2025, l’indice dei prezzi al consumo in Italia è cresciuto in media del 63%. Ma casa e utenze hanno registrato incrementi vicini al 120%, trainati dalle spese per elettricità e combustibili, così come servizi finanziari e assicurativi che superano il 100%. Gli aumenti per alimentari e bevande – riporta Il Corriere della Sera – si attestano intorno al 90%, di poco sotto ristorazione e alloggi (86%) e trasporti, intesi come acquisto auto e carburanti (78%). Per istruzione e sanità gli incrementi sono stati sotto il 30% (rispettivamente 25% e 16%), mentre servizi di informazione e comunicazione hanno registrato una diminuzione del costo di beni e servizi del 58%.
L’Istat ricorda poi le tre grandi crisi energetiche: 1973-74; 1979-80; 2021-22. “In tutti e tre i casi — si legge nel report —, gli aumenti su base annua dei prezzi finali dei beni energetici hanno superato il 50%, raggiungendo il massimo storico del 71,6% nell’ottobre 2022”. Nel 2026, la nuova impennata del prezzo dei beni energetici è causata dallo scoppio della guerra nel Golfo. In Europa, Italia e Spagna hanno avuto “dinamiche inflazionistiche più accentuate” rispetto a Germania e Francia, facendo più fatica ad adeguarsi alla disciplina dei prezzi imposta dalla moneta unica.
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