L’umanità si sta dirigendo verso un mondo più caldo di quanto gli esperti avessero previsto lo scorso anno, e gli Stati Uniti sono una delle principali cause di questa situazione. È quanto emerge da un nuovo rapporto delle Nazioni Unite. Se tutti i Paesi manterranno le promesse di ridurre le emissioni che intrappolano il calore nell’atmosfera, secondo l’aggiornamento dei calcoli climatici diffuso mercoledì dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) la Terra si riscalderà probabilmente di altri 1,2 gradi Celsius rispetto alle temperature attuali. Si tratta di circa 0,1 gradi Celsius in più rispetto alle proiezioni formulate lo scorso anno dallo stesso gruppo di scienziati.
“Si tratta di uno scenario peggiore rispetto a quello previsto lo scorso anno, a seguito del ritiro formale degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e della revisione delle stime sulle emissioni storiche”, si legge nel rapporto, che attribuisce agli Stati Uniti anche l’aumento delle emissioni registrato lo scorso anno, sottolineando che tutte le altre 20 principali economie mondiali hanno ridotto il proprio inquinamento da carbonio oppure, quantomeno, hanno rallentato la crescita delle emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione di carbone, petrolio e gas.
Il documento avverte che la Terra è avviata verso un riscaldamento di 2,6°C entro il 2100, anche nell’ipotesi in cui i governi rispettino i recenti impegni climatici assunti. “Le emissioni restano su livelli record – ha dichiarato il segretario generale Antonio Guterres – Inoltre, i piani climatici nazionali e le politiche attuali sono pericolosamente insufficienti, lasciando presagire un riscaldamento compreso tra 2,6°C e 2,8°C” in occasione della presentazione del rapporto annuale sul divario tra emissioni e obiettivi.
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