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Tassi/ Costo del denaro, minimi storici. Ecco quanto si pagherà di mutuo


Tutto come previsto dopo l’ulteriore taglio dello 0,25% dei tassi ufficiali sull’euro da parte della Bce (che oggi ha portato il tasso sulle operazioni principali di rifinanziamento in pronti contro termine dallo 0,75% allo 0,50%, nuovo minimo storico), in gran parte già scontato, con il Btp a due anni che rende attorno all’1% e l’analogo titolo spagnolo poco sopra l’1,5% (mentre un T-bill americano sulla stessa scadenza non vale più di uno 0,20%-0,25% in dollari), mentre l’euro era fin da stamane sottotono contro le principali valute.

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Operativamente il taglio deciso oggi potrebbe indurre altri istituti europei a rimborsare anticipatamente i prestiti ottenuti l’anno scorso dalla stessa Bce tramite le due Ltro a tre anni (visto che tali fondi costano l’1% fisso su base annua e che nelle attuali condizioni di mercato alcuni emittenti sono in grado di indebitarsi a costi inferiori). Resta intatto, tuttavia, il problema di come far affluire il credito all’economia reale, ossia alle migliaia di piccole e medie imprese che in Italia (e in Europa, come hanno confermato i più recenti dati macroeconomici) sono sempre più in crisi, con pagamenti sempre più dilazionati, commesse in calo e impossibilità o quasi di avere accesso al credito.

Da questo punto di vista nell’immediato poco cambia, ma Draghi prova a estrarre un nuovo “coniglio dal cilindro” annunciando in conferenza stampa che oltre al taglio dei tassi sono state adottate “diverse misure per fornire liquidità e rilanciare il credito al settore privato“, anzitutto prolungando fino al luglio del prossimo anno le aste trimestrali con cui viene fornita liquidità illimitata alle banche europea e confermando che la politica monetaria di Eurotower “resterà accomodante per tutto il tempo che sarà necessario” (in soldoni: i tassi resteranno bassi ancora per molto tempo), poi avendo avviato consultazioni con altre istituzioni per sostenere il mercato dei titoli garantiti da prestiti emessi dalle banche, al fine di “facilitare i prestiti a famiglie e imprese” ha sottolineato il banchiere centrale. 

In sostanza, come già ci si attendeva da almeno un mese, le banche commerciali potranno portare anche collaterali rappresentati non da titoli di stato ma da cartolarizzazioni di mutui e prestiti per ottenere in cambio liquidità dalla Bce, che con questa mossa diventa di fatto quella “prestatrice di ultima istanza” di aziende e famiglie del vecchio continente che da due anni una parte del mercato chiedeva di vedere per sbloccare lo stallo in cui si è avvitata l’economia del vecchio continente.

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Mutui

Speriamo, perché per il momento come detto poco cambia: se riuscite a farvi dare un mutuo da 100 mila euro per acquistare la prima casa, ad esempio, potreste dover pagare (se avete un lavoro a tempo indeterminato che vi garantisce almeno 1.250 euro netti mensili e abitate a Milano) un tasso fisso attorno al 4,5% se optate per un rimborso entro 10 anni, tasso che sale attorno al 5,1%-5,2% se il rimborso è diluito sull’arco di 30 anni. Se invece avete bisogno di un prestito da 10 mila euro (e siete, magari, un libero professionista), per esigenze di liquidità, potreste dover pagare attorno al 10,15% se rimborsate sui 2 anni (ma tenendo conto di tutte le spese il Taeg non sarà mai inferiore all’11,10% circa), ovvero all’11,50% (Taeg 15,10% circa) se il rimborso è sui tre anni.

Tassi distanti anni luce, insomma, da quelli che pagano le banche alla Bce per ottenere a prestito denaro, a causa degli spread applicati dagli istituti di credito alle diverse classi di rischiosità dei prestiti. Spread che balzano più facilmente agli occhi se provate a chiedere un mutuo a tasso variabile: senza mutare le caratteristiche sia del prestito sia del richiedente, rispetto all’esempio precedente, sui 10 anni andreste a pagare nella migliore delle ipotesi un tasso del 2,9% circa (3,3% di Taeg) calcolato applicando all’Euribor a un mese (già oggi attorno allo 0,10%) uno spread del 2,8% che sale sino al 3,20% al crescere della durata del mutuo sino a 30 anni.

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E’ evidente che quando uno spread arriva a pesare dalle 28 alle 32 volte il tasso a cui è parametrato il costo complessivo del prestito, agire solo sui tassi da parte della Bce non ha praticamente più alcun effetto. Mario Draghi lo ha capito benissimo e a quanto sembra ha finalmente piegato anche la resistenza dei membri della Bce più vicini alle posizioni di Berlino, sinora fin troppo prudente al riguardo. Ma con un’inflazione inesistente e semmai in prospettiva ancora in calo per diversi trimestri sino a quando non appariranno all’orizzonte i primi segnali di ripresa (che riducendo il rischio di nuove sofferenze sui prestiti erogati potrebbero consentire anche un allentamento della stretta sul credito bancario), una simile prudenza era ogni giorno più fuori luogo. Senza ripresa l’economia italiana ed europea è destinata a morire di un lento soffocamento, per questo Draghi ha rotto finalmente gli indugi provando a battere nuove strade che non solo quella classica del taglio del costo del denaro.

Luca Spoldi