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Crisi energetica, inflazione e rialzo dei tassi. L’oro fa registrare un record (ma negativo). Le cause della brusca frenata

La Fed è pronta a intervenire di nuovo, già prima di dicembre

Crisi energetica, inflazione e rialzo dei tassi. L’oro fa registrare un record (ma negativo). Le cause della brusca frenata
lingotti d’oro, rapina, gratta e vinci. Foto Ipa

L’oro tratta intorno ai 4.100 dollari l’oncia, vicino ai minimi da inizio agosto. A pesare sono i verbali della Fed, dai quali emerge che la maggioranza dei membri ritiene possibile un nuovo rialzo dei tassi entro fine anno. I mercati si aspettano tassi invariati questo mese, mentre la probabilità di un rialzo a dicembre è stimata al 78%. A frenare l’oro contribuiscono anche i prezzi del petrolio in aumento e i timori di un’escalation tra Usa e Iran legati allo Stretto di Hormuz.

I banchieri della Fed sono stati divisi il mese scorso sulle motivazioni alla base del rialzo dei tassi di interesse. E’ quanto emerge dalle minute del meeting della banca centrale del 15-16 settembre che ha aumentato i tassi di interesse dello 0,25% portando il tasso di riferimento in un intervallo compreso tra il 3,75% e il 4,00%. “Alcuni partecipanti” ritenevano necessario l’aumento per contenere l’impatto degli shock sui prezzi dell’energia e di altri beni, mentre una componente più orientata a politiche restrittive, i falchi, lo considerava indispensabile per contrastare l’emergere di un’inflazione trainata dalla domanda.

Al termine della riunione comunque tutti i componenti della Fed hanno votato all’unanimità per alzare il tasso di riferimento di un quarto di punto percentuale, nonostante i disaccordi sulla natura della mossa: se fosse cioè prevalentemente precauzionale o se rappresentasse una svolta verso una politica monetaria decisamente più restrittiva, volta a frenare investimenti e consumi. Questa spaccatura, unita alle diverse interpretazioni sull’attuale stato dell’economia, preannuncia un acceso dibattito in occasione della riunione del 27-28 ottobre: ​​si discuterà se l’inflazione abbia assunto una dimensione più ampia e trainata dalla domanda, tale da giustificare un ulteriore intervento immediato della Fed.

La maggior parte dei partecipanti ha valutato che, entro la fine dell’anno, sarebbe probabilmente opportuno un ulteriore rialzo dell’intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali”. E’ quanto si legge nei verbali della Fed della riunione del 15-16 settembre.