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Economia
De Agostini, gruppo sempre più simile a un fondo di fondi di private equity

Di Luca Spoldi

Se aveste un grande passato alle spalle (ma anche un robusto presente) come editori di testi geografici e scientifici in genere, ma vi rendeste conto che il futuro non è così brillante da pensare di investirvi ulteriori miliardi di euro sopra, cosa fareste? I Boroli-Drago, soci di controllo del gruppo De Agostini, un colosso da oltre 5 miliardi l’anno di ricavi che nel 2016 è tornato all’utile (273 milioni contro i 180 milioni di perdita del 2015) e ha visto ridursi i debiti di altri 582 milioni, già da anni si sono dati l’unica risposta possibile: diversificare.

Così oggi l’impero di Novara è passato dall’editoria (che arranca, con 444 milioni di ricavi, in calo del 15% sul 2015, e un Ebitda negativo per 11 milioni dai 14 milioni di euro di Ebitda positivo nel 2015) alla televisione (con l’integrazione di Zodiak in Banijay, il maggior produttore indipendente al mondo di format televisivi), dai giochi e lotterie (con Lottomatica, poi fusa con la statunitense IGT di cui ha preso il nome e il posto alla borsa di New York, dove il titolo capitalizza 3,7 miliardi di dollari), agli immobili (Idea Fimit Sgr gestisce 41 fondi immobiliari) fino alla finanza (con DeA Capital e le sue controllate IdeA Fimit Sgr e IdeA Capital Funds Sgr).

Proprio DeA Capital, quotata in borsa a Milano (dove capitalizza circa 385 milioni) in questi giorni ha ceduto le partecipazioni in Sigla (cessione del quinto) e SiCollection (servicing di Npl) ad Alchemy Special Opportunities, incassando 11,8 milioni. Un controvalore modesto ma l’operazione è piaciuta agli analisti di Equita Sim che l’hanno giudicata “razionale, poiché permette l’uscita da un asset “non core”, e coerente con la strategia del gruppo di focalizzarsi sulle attività di Alternative asset management”.

In sostanza si tratta di operare sempre più come un grande fondo di fondi di private equity, che, tramite in particolare IdeA Capital Funds Sgr (9 i fondi gestiti al momento, per un patrimonio complessivo di circa 11,4 miliardi), fa investimenti mirati nel “made in Italy”, come conferma la recente acquisizione del 33% dell’acqua Lurisia effettuata tramite il fondo Taste of Italy, lanciato lo scorso anno, e cerca di inserirsi in storie di ristrutturazioni, come quella delle Cartiere Paolo Pigna il cui 51% è stato rilevato dal fondo Idea Corporate Credit Recovery I (CCR I).

Ccr 1 è un fondo gestito sempre da IdeA Capital Funds Sgr e finanziato da Bayside Capital (gruppo Hig) che lo scorso marzo aveva già rilevato il 100% di Targetti Sankey (sistemi di illuminazione) e il 70% di Util Industries (componenti per l’industria automobilistica, in particolare ganasce per freni), per poi acquisire a maggio il 51% di Sinterama (fili e filati in poliestere colorato). Una “campagna acquisti” che è destinata a proseguire, visto che in tutto erano sette (tra cui anche Tecnica) le società i cui crediti sono stati trasferiti dalle banche creditrici che in parte si sono già trasformati in partecipazioni azionarie.

(Segue...)

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