Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » De Agostini, gruppo sempre più simile a un fondo di fondi di private equity

De Agostini, gruppo sempre più simile a un fondo di fondi di private equity

Piazza Affari/Il gruppo De Agostini sempre più simile a un fondo di fondi di private equity. Cresce la squadra dei top manager

De Agostini, gruppo sempre più simile a un fondo di fondi di private equity
marco drago
Il gruppo De Agostini è sempre più simile a un grande fondo di fondi di private equity. Merito di una squadra di manager eccellenti e della chiara visione dei suoi azionisti di riferimento, che hanno saputo diversificare il business originale (editoria) in campi che ormai spaziano dai giochi e lotterie di IGT alla produzione di format televisivi (con la joint venture con Banijay), dal mattone (IdeA Fimit Sgr gestisce 51 fondi immobiliari) alla finanza (con DeA Capital, quotata alla borsa di Milano)

Di Luca Spoldi

Se aveste un grande passato alle spalle (ma anche un robusto presente) come editori di testi geografici e scientifici in genere, ma vi rendeste conto che il futuro non è così brillante da pensare di investirvi ulteriori miliardi di euro sopra, cosa fareste? I Boroli-Drago, soci di controllo del gruppo De Agostini, un colosso da oltre 5 miliardi l’anno di ricavi che nel 2016 è tornato all’utile (273 milioni contro i 180 milioni di perdita del 2015) e ha visto ridursi i debiti di altri 582 milioni, già da anni si sono dati l’unica risposta possibile: diversificare.

Così oggi l’impero di Novara è passato dall’editoria (che arranca, con 444 milioni di ricavi, in calo del 15% sul 2015, e un Ebitda negativo per 11 milioni dai 14 milioni di euro di Ebitda positivo nel 2015) alla televisione (con l’integrazione di Zodiak in Banijay, il maggior produttore indipendente al mondo di format televisivi), dai giochi e lotterie (con Lottomatica, poi fusa con la statunitense IGT di cui ha preso il nome e il posto alla borsa di New York, dove il titolo capitalizza 3,7 miliardi di dollari), agli immobili (Idea Fimit Sgr gestisce 41 fondi immobiliari) fino alla finanza (con DeA Capital e le sue controllate IdeA Fimit Sgr e IdeA Capital Funds Sgr).

Proprio DeA Capital, quotata in borsa a Milano (dove capitalizza circa 385 milioni) in questi giorni ha ceduto le partecipazioni in Sigla (cessione del quinto) e SiCollection (servicing di Npl) ad Alchemy Special Opportunities, incassando 11,8 milioni. Un controvalore modesto ma l’operazione è piaciuta agli analisti di Equita Sim che l’hanno giudicata “razionale, poiché permette l’uscita da un asset “non core”, e coerente con la strategia del gruppo di focalizzarsi sulle attività di Alternative asset management”.

In sostanza si tratta di operare sempre più come un grande fondo di fondi di private equity, che, tramite in particolare IdeA Capital Funds Sgr (9 i fondi gestiti al momento, per un patrimonio complessivo di circa 11,4 miliardi), fa investimenti mirati nel “made in Italy”, come conferma la recente acquisizione del 33% dell’acqua Lurisia effettuata tramite il fondo Taste of Italy, lanciato lo scorso anno, e cerca di inserirsi in storie di ristrutturazioni, come quella delle Cartiere Paolo Pigna il cui 51% è stato rilevato dal fondo Idea Corporate Credit Recovery I (CCR I).

Ccr 1 è un fondo gestito sempre da IdeA Capital Funds Sgr e finanziato da Bayside Capital (gruppo Hig) che lo scorso marzo aveva già rilevato il 100% di Targetti Sankey (sistemi di illuminazione) e il 70% di Util Industries (componenti per l’industria automobilistica, in particolare ganasce per freni), per poi acquisire a maggio il 51% di Sinterama (fili e filati in poliestere colorato). Una “campagna acquisti” che è destinata a proseguire, visto che in tutto erano sette (tra cui anche Tecnica) le società i cui crediti sono stati trasferiti dalle banche creditrici che in parte si sono già trasformati in partecipazioni azionarie.

(Segue…)
*BRPAGE*

A sovraintendere alle attività di IdeA Capital Funds Sgr è stato chiamato dallo scorso 28 giugno Gianandrea Perco, che ha sostituito sulla poltrona di amministratore delegato Paolo Ceretti, manager con una lunga e importante carriera nel gruppo Fiat/Ifil (tra l’altro è stato il direttore Pianificazione strategia e sviluppo di Ifil, oggi Exor, oltre che amministratore delegato di CiaoWeb) entrato alla corte dei Boroli/Dragonel 2004 e che così è tornato a concentrarsi nel suo ruolo di amministratore delegato della controllante DeA Capital Spa e di direttore generale di De Agostini Spa.

Perco era entrato in Dea Capital nel 2015, dopo importanti esperienze nell’investment banking (Mediobanca, Lehman, Capitalia e UniCredit e anche FonSai) col ruolo di direttore Strategia & Sviluppo, a cui è stato ora chiamato Pier Luigi Rossi, strappato al Sator Group di Matteo Arpe dove era partner nel private equity dopo pregresse esperienze nel campo delle fusioni e acquisizioni e dell’investment banking.

A capo della piramide societaria restano invece Marco Drago, presidente, e Lorenzo Pelliccioli, amministratore delegato. Entrambi fanno parte del Cda della capogruppo De Agostini Spa, insieme ai vice presidenti Pietro Boroli (che siede anche nei Cda di Venchi, Lavazza e Rubinetterie Stella), cui fa capo la delega alle attività editoriali, Roberto Drago (che è anche presidente di Camperio Sim, di DeA Partecipazioni, di DeA Factor e di B&D Finance) e Marco Boroli (vice presidente vicario, cui si deve, tra l’altro, la profonda ristrutturazione delle consociate europee del gruppo nella seconda metà degli anni Settanta) e ai consiglieri Paolo Boroli, Guido Corbetta, Paolo Tacchini e Alberto Toffoletto.