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Economia
De Benedetti, questa volta un po' troppo sopra le righe

ASCOLTA L'INTERVISTA INTEGRALE DI GIOVANNI MINOLI (RADIO 24) A CARLO DE BENEDETTI AL FESTIVAL DI DOGLIANI

"Ma sta perdendo colpi? Vuole tirarsi via qualche sassolino dalla scarpa contro la Chiesa?", si è domandato ieri qualcuno nelle chiaccherate post relazione annuale della Consob a Piazza Affari. E in effetti non è passato inosservato che durante le bacchettate alla finanza dell'arcivescovo di Milano Angelo Scola l'ingegnere Carlo De Benedetti abbia abbandonato la sala, seguendo a ruota il fratello Franco. Il motivo l'ha cinguettato il fratello minore subito dopo il palese gesto di dissenso: "Parla il cardinale Scola (economia e finanza siano etiche, ha detto il religioso, ndr). Un organo dello Stato (la Consob, ndr), non si fa dare lezioni di etica dalla Chiesa. E lascio la sala", ha sentenziato l'ex senatore.

La forte presa di posizione di ieri dell'Ingegnere contro la Santa Sede ha un precedente. Per molti non una casualità. Intervistato da Giovanni Minoli per Mix 24 al Festival di Dogliani, De Benedetti aveva infatti elogiato Papa Francesco perché tra le tante cose "vuole cercare di scardinare quella fogna che è il Vaticano". Fogna? Già, proprio fogna. Avete letto bene. Ha accostato Vaticano al luogo più lercio che ci sia. "Il novello Martin Lutero pensa di essere ai tempi della Roma corrotta della vendita delle indulgenze o degli eccessi dei Borgia? Che avrà voluto dire l'Ingegnere? E perché questo sdegno esplicito contro il Vaticano in sole 48 ore?", sono stati i commenti nei dintorni di Palazzo Mezzanotte subito dopo l'alzata dei tacchi della tessera numero uno del Pd.

Che De Benedetti sia solito essere diretto e che non abbia peli sulla lingua, lo si sapeva (basta ricordare le ultime velenose e irriverenti definizioni di Corrado Passera - "perfetto assistente" - e di Giovanni Bazoli e Cesare Geronzi - non banchieri ma dei "power broker"). Ma la punta di astio usata è un po' anomala. Senza fare grandi dietrologie, gli esegeti della finanza tricolore l'hanno attribuita a un po' di nervosismo che De Benedetti ha accumulato negli ultimi tempi. I motivi stanno tutti lì nelle cronache: lo scontro personalità fra il suo ego ipertrofico e l'atteggamento low profile invece del figlio Rodolfo nella gestione del caso Sorgenia, i flop finanziari della controllata Cir attiva nel business dell'energia che ha rischiato di affossare tutto l'impero De Benedetti e il business non certamente florido della vecchia carta stampata del gruppo Espresso. Infine, il lancio della candidatura per il Quirinale del sindaco di Torino Piero Fassino per il post-Napolitano (De Benedetti è sempre in manovra). Una candidatura che ha subito mostrato la sua incosistenza.

A stretto giro, infatti, l'irascibile primo cittadino del capoluogo piemontese ha dimostrato di non avere l'equilibrio super partes degno di un presidente della Repubblica, mostrando il dito medio ai tifosi torinesi che lo contestavano. Un episodio che ha messo nuovamente in dubbio le doti di talent scout di De Benedetti (vedi i precedenti Renato Soru e Pierluigi Bersani). E lui ci ha subito sformato. "Forse gli brucia ancora quell'affarone mancato degli anni '70 quando chiuse la porta in faccia a Steve Jobs e a Steve Wozniak decidendo di non finanziare con 200 mila dollari la nascente Apple in cambio del 20% del capitale", hanno malignato invece nel parterre di borsa. Errore che lo stesso Ingegnere ha definito "il più grande della sua vita". Come dargli torto.

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