Il decreto Bollette è stato rinviato per la seconda volta e dovrebbe tornare sul tavolo del Consiglio dei ministri lunedì 9 novembre. Il provvedimento punta a ridurre i costi dell’energia per famiglie e imprese, ma il meccanismo più importante — il tetto al prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità — necessita ancora di verifiche con Bruxelles, il Ministero dell’Economia e la Ragioneria dello Stato. Il testo era già slittato il 28 ottobre e non è stato approvato nemmeno nella riunione del 5 novembre.
Perché il decreto Bollette è stato rinviato
Il nodo riguarda soprattutto il modo in cui distribuire i costi delle nuove misure. Il governo sta lavorando a un price cap sul gas utilizzato dalle centrali termoelettriche, che secondo le ipotesi circolate dovrebbe essere fissato a circa 58,90 euro per megawattora per un periodo iniziale di 12 mesi, eventualmente prorogabile.
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Il problema è stabilire chi debba coprire la differenza tra il prezzo reale del gas sui mercati e quello riconosciuto alle centrali. Il confronto con i produttori elettrici è ancora aperto e il governo deve inoltre verificare la compatibilità definitiva del meccanismo con le regole europee. La Ragioneria ha segnalato anche un problema di allineamento temporale tra alcune entrate già contabilizzate nel 2026 e spese che partirebbero nel 2027, in particolare per gli interventi destinati alle industrie ad alto consumo di gas.
Bollette, quando potrebbero partire gli sconti
Fonti del Ministero dell’Ambiente indicano lunedì 9 novembre come nuova data per il voto in Consiglio dei ministri. Anche in caso di approvazione, però, gli effetti sulle bollette non sarebbero immediati. Il meccanismo principale dovrebbe partire dal 1° gennaio 2027, dopo gli adempimenti attuativi necessari da parte di Arera e degli altri soggetti coinvolti.
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Le prime stime parlano di una possibile riduzione intorno al 10% sulla componente elettrica interessata dal nuovo sistema, ma si tratta ancora di una previsione e non di uno sconto definitivo garantito a tutti. I benefici maggiori dovrebbero riguardare chi ha offerte elettriche indicizzate o variabili, più esposte alle oscillazioni del mercato all’ingrosso. Per i contratti a prezzo fisso non è invece previsto automaticamente un taglio equivalente.
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Nel decreto sono attese anche misure a sostegno delle imprese energivore e gasivore. La data da monitorare è quindi il 9 novembre, ma fino al via libera definitivo non è possibile considerare né il tetto a 58,90 euro/MWh né le percentuali di risparmio come già operative.
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