Decreto Lavoro è legge, via libera definitivo: ecco tutte le misure tra salari e incentivi
Il decreto Lavoro è diventato legge. Il Senato ha dato il via libera definitivo al provvedimento il 24 giugno, approvandolo con il voto di fiducia richiesto dal governo Meloni: 94 voti favorevoli, 61 contrari e 2 astenuti. Dopo il precedente sì della Camera, il testo è stato convertito entro il termine previsto del 29 giugno.
Il decreto era già entrato in vigore lo scorso 1° maggio e mette sul piatto risorse per circa un miliardo di euro. Al suo interno trovano spazio nuove misure per favorire l’occupazione, definire il cosiddetto salario giusto, contrastare il caporalato digitale e rafforzare le tutele dei rider.
Le principali novità del decreto Lavoro
Gran parte delle risorse, pari a 934 milioni di euro, sarà destinata agli incentivi per le assunzioni fino alla fine del 2026. Le agevolazioni riguardano in particolare giovani, donne svantaggiate, disoccupati residenti nelle aree della Zes (Zona economica speciale) e le aziende che trasformano contratti a termine in contratti a tempo indeterminato.
Tra le novità figurano anche nuove regole dedicate ai lavoratori delle piattaforme digitali.
Arriva il salario giusto
Uno dei punti centrali della riforma è l’introduzione del cosiddetto salario giusto. La norma affida alla contrattazione collettiva il compito di determinare la retribuzione di riferimento.
Per stabilire il livello minimo retributivo si dovrà fare riferimento al Trattamento economico complessivo (Tec) previsto dai contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative. I contratti collettivi cosiddetti “minori” non potranno prevedere un trattamento economico inferiore rispetto a quello fissato dai principali Ccnl.
La differenza rispetto al salario minimo
La misura rappresenta l’alternativa scelta dalla maggioranza rispetto alla proposta del salario minimo avanzata dalle opposizioni. Quest’ultima prevedeva una paga oraria minima di 9 euro lordi per tutti i lavoratori. Il salario giusto, invece, non introduce una soglia uguale per tutti, ma prende come riferimento il Trattamento economico complessivo stabilito dai principali contratti collettivi nazionali.
Cosa comprende il Tec
Il Trattamento economico complessivo include tutte le componenti della retribuzione che hanno carattere fisso e continuativo. Oltre allo stipendio base, rientrano tredicesima, indennità, quote differite e strumenti di welfare contrattuale, insieme agli altri elementi economici previsti dai singoli contratti collettivi.
Prorogati gli incentivi sulle assunzioni
Il decreto estende fino al 31 dicembre 2026 gli sgravi contributivi destinati ad alcune categorie di lavoratori. Per le donne svantaggiate assunte con contratto a tempo indeterminato è previsto l’esonero totale dei contributi previdenziali fino a 650 euro al mese per 24 mesi. L’importo sale a 800 euro mensili per le lavoratrici residenti nelle regioni della Zes.
Per le assunzioni degli under 35 il beneficio arriva fino a 500 euro al mese, elevati a 650 euro nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Lo stesso tetto di 650 euro mensili è riconosciuto anche per le assunzioni di disoccupati nelle aree della Zona economica speciale.
Più incentivi per i contratti a tempo indeterminato
Tra gli obiettivi del provvedimento c’è anche quello di ridurre il lavoro precario. Per questo viene introdotto un esonero contributivo totale della durata di due anni, fino a un massimo di 500 euro al mese, per le aziende che, tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, trasformano i contratti a termine del personale non dirigente in contratti a tempo indeterminato.

