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Economia
Def, lo sconto Irpef sarà di 714 euro. 11,3 miliardi di benefici fiscali

La revisione fiscale presentata dal governo nell'ambito del Documento di economia e finanza, cioè lo sconto Irpef che verrà dettagliato con un provvedimento venerdì prossimo, porterà un guadagno medio annuo di 714 euro per le famiglie più povere. Lo calcola l'Istat nell'ambito delle audizioni che si stanno svolgendo da ieri alla Camera proprio per sentire il parere di esperti e soggetti coinvolti a più livelli dal documento di programmazione economica dello Stato. Per l'Istituto di statistica lo sconto scende via via fino a 451 euro per le famiglie più ricche. Cioè si passa dal 3,4% del reddito allo 0,7%. Un piano che, secondo l'opinione di Bankitalia, rischia però di non essere sostenibile grazie alla sola spending review del Commissario Carlo Cottarelli, soprattutto per l'anno prossimo.

Il presidente Istat, Antonio Golini, ha spiegato che le misure sul Fisco previste nel Def porteranno a un "beneficio netto annuale sotto forma di minore imposta netta pari a circa 11,3 miliardi di euro". Golini si riferisce appunto alla "rimodulazione delle detrazioni Irpef sul lavoro dipendente per le fasce più basse di reddito (reddito lordo fino a 25 mila euro) e la riduzione dell'Irap per le imprese" e aggiunge che "nel complesso si stima un beneficio netto effettivo annuale sotto forma di minore imposta netta pari a circa 11,3 miliardi di euro. Di questi - aggiunge - circa 1,8 miliardi di euro sono l'effetto aggregato delle variazioni già approvate con la precedente Legge di stabilità, mentre circa 9,5 miliardi di euro sono riferiti alle nuove misure previste nel Def 2014". Secondo il presidente dell'Istat, sul 2014  "saranno pari a circa 7 miliardi di euro, per effetto dell'introduzione del provvedimento a partire dal mese di maggio".

Sull'Irap, l'Istat spiega che "l'elevata presenza di imprese con base imponibile negativa o nulla a fini Irap restringe la platea degli interessati al provvedimento" (taglio del 10%): si tratta quindi di 620mila imprese vale a dire il 72,2% (circa due su tre) delle società considerate. Ancora Golini ha stimato che nel complesso le misure proposte da Matteo Renzi per gli stimoli dei consumi e in parte degli investimenti "puoì sostenere la crescita del pil di 0,2 punti percentuali su base annua. Al netto degli interventi di copertura delle maggiori spese e minori entrate previste nel Def, l'effetto positivo della crescita potrebbe essere ridotto a circa 0,1 punti percentuali". A questa incidenza "contenuta" della manovra Irap, rileva l'Istituto (che ricorda come con la crisi si siano volatilizzati 1 milione di occupati), si contrappone il fatto che vada va nella riduzione di "ridurre le iniquità".

La previsione di crescita del primo trimestre è fissata al +0,2%, e "la moderata ripresa produttiva dovrebbe continuare con ritmi pressoché analoghi nei restanti trimestri dell'anno in corso". Una stima di ripresa "fragile" è arrivata anche dalla Banca d'Italia, anch'essa presente in audizione alla Camera. Più strettemente sulle misure del Def, Palazzo Koch ritiene che il calo del debito beneficerebbe del pagamento dei debiti della Pa e delle privatizzazioni da cui sono attesi "0,7 punti di Pil" annui tra il 2014 e il 2017. "Obiettivi ambiziosi" che richiedono un "rapido e deciso programma di dismissioni". Per il vicedirettore generale della Banca d'Italia, Luigi Federico Signorini, però, c'è una grande incognita: "Nel 2015 i risparmi di spesa indicati come valore massimo ottenibile dalla spending review non sarebbero sufficienti a conseguire gli obiettivi programmatici", spiega in riferimento ai 17 miliardi messi a piano da Cottarelli. Questi non basterebbero se "dovessero finanziare lo sgravio dell'Irpef, evitare l'aumento di entrate" (per 3,7 e 10 miliardi rispettivamente per il 2015, 2016 e 2017 da adottare se la revisione della spesa non desse risultati sufficienti) e "dare anche copertura agli esborsi connessi con programmi esistenti non inclusi nella legislazione vigente".

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