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Economia
Renzi toglie il credito alle imprese. L'effetto choc del Def

Voleva essere una terapia d'urto sul Pil, con un doppio provvedimento: da una parte un aumento diretto della domanda interna con gli 80 euro in più in busta paga per chi guadagna meno di 25mila euro all'anno, dall'altro un alleggerimento per le imprese del cuneo fiscale sulla componente Irap. Del 5% quest'anno e del 10% (a regime) il prossimo anno.  E' questa l'intenzione delle misure contenute nel Documento di Economia e Finanza di Matteo Renzi, documento che racchiude le linee di politica economica appena licenziato dal governo e che ora dovrà ricevere il disco verde dell'Unione Europea. Ma se con una mano l'esecutivo Renzi dà, con l'altra toglie. Soprattutto alle banche e, in seconda battuta, alle imprese.

Già, perché stando a quanto spiegano gli analisti finanziari di Mediobanca, una delle scelte di copertura del taglio dell'Irpef da 10 miliardi per quest'anno, e cioè l'aumento della tassazione delle quote del capitale di Banca d'Italia dal precedente 12% al 26% possedute dalle banche, peggiorerà il credit crunch in Italia.

Sarà pure una misura di equità come ha sottolineato ieri il presidente del Consiglio nello spiegare le linee guida del documento, ma in uno scenario in cui le banche stanno rafforzando i loro patrimoni per far fronte al nuovo quadro regolatorio di Basilea 3 e sta per iniziare l'asset quality review della Bce, la misura di Renzi, sostengono in sostanza da Piazzetta Cuccia, sarà un incentivo per gli istituti di credito a stringere maggiormente i cordoni della borsa. Un effetto opposto, dunque, a quello espansivo del Def che fiacca la potenza dei polmoni finanziari dell'economia reale.

"Crediamo che la maggior parte degli oneri extra si concentrerà su Intesa Sanpaolo e Unicredit, che possiedono le quote di maggioranza di Banca d'Italia", osservano gli esperti di Mediobanca, secondo i quali questa mossa è stata inaspettata e solleva preoccupazioni circa l'atteggiamento del governo sul carico fiscale delle banche.

"È un dato di fatto che, dopo aver aumentato l'Ires al 36% per l' anno 2013, il governo sta ancora utilizzando le banche per finanziare la riduzione della pressione fiscale. A nostro avviso, in un anno dominato dalla revisione della qualità del credito, aumentando l'incertezza sulla normativa fiscale le banche non saranno incentivate a far fluire il credito verso l'economia reale in un modo più agevole", sentenziano  dalla merchant bank.

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