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Ex Ilva, l’indotto al massacro: lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori. Fiom scrive a Meloni: “Taranto rischia di implodere”

La RSU Fiom Cgil scrive alla presidente del Consiglio alla vigilia del tavolo dell’8 settembre a Palazzo Chigi

Ex Ilva, l’indotto al massacro: lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori. Fiom scrive a Meloni: “Taranto rischia di implodere”

Ex Ilva, partono i licenziamenti: 2.500 lavoratori dell’indotto a rischio

Mentre partono le 28 procedure di licenziamento collettivo che coinvolgono circa 2.500 lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva, la Fiom Cgil torna a chiedere un intervento diretto del Governo e scrive alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una lettera aperta che arriva alla vigilia del confronto dell’8 settembre a Palazzo Chigi e che rilancia l’allarme sul futuro dello stabilimento, dell’occupazione e della città di Taranto. La RSU Fiom di Acciaierie d’Italia, Ilva e appalto mette nel mirino soprattutto l’assenza, dopo anni di vertenza, di una vera strategia di transizione industriale ed ecologica. “Crediamo sia necessario farLe presente quanto si sta verificando a Taranto sulla pelle di migliaia di lavoratori dell’ex Ilva e dell’appalto”, scrive il sindacato, avvertendo che una vertenza iniziata nel 2012 rischia ora di “implodere definitivamente”.

La Fiom precisa di non voler attribuire all’attuale esecutivo tutte le responsabilità: “Nessun governo nel corso degli anni ha garantito una prospettiva industriale tale da farci uscire da questa fase di impasse”. Ma proprio la maggiore stabilità dell’attuale Governo, secondo il sindacato, avrebbe dovuto permettere di costruire una soluzione strutturale. Al centro della lettera c’è soprattutto il timore che si arrivi allo spegnimento dell’area a caldo senza che esista già un’alternativa industriale e occupazionale. La Fiom richiama il confronto dell’8 settembre e l’udienza del 9 settembre, sostenendo che quanto sta accadendo dentro lo stabilimento faccia temere una decisione già presa: “La verità che sta emergendo in queste ore in fabbrica, sebbene occorra attendere l’udienza del 9 settembre, è che il governo sembra aver già deciso per la chiusura”. Il sindacato denuncia inoltre riunioni interne finalizzate ad avviare le procedure per lo spegnimento dell’area a caldo e chiede garanzie precise sulla transizione.

La domanda rivolta a Meloni è quindi: il Governo intende davvero chiudere un sito di interesse strategico senza aver prima costruito una prospettiva concreta per chi ci lavora? La Fiom parla del rischio di “una bomba sociale e ambientale senza eguali” e ricorda che dietro la crisi dello stabilimento ci sono migliaia di lavoratori diretti e dell’appalto. “Non vorremmo ricordare il governo più longevo della storia repubblicana come quello che ha chiuso l’Ilva senza offrire alcuna prospettiva occupazionale, industriale e ambientale”, conclude la RSU.

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