Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Federal Reserve/ Occhi su Bernanke, il cui successore potrebbe essere una donna: Janet Yellen

Federal Reserve/ Occhi su Bernanke, il cui successore potrebbe essere una donna: Janet Yellen

 

bernanke

Occhi puntati su Ben Bernanke oggi, non solo per le conclusioni del Fomc, ma anche perché a febbraio del prossimo anno terminerà il suo secondo mandato ai vertici della banca centrale americana. E le parole di Obama dei giorni scorsi hanno acceso un faro sul probabile cambio al vertice della Federal Reserve.

Difficile, infatti, che il presidente Usa proponga a Bernanke di restare per un terzo mandato (anche se non sarebbe la prima volta: dopo tutto il predecessore dell’attuale numero uno, Alan Greenspan, c’è rimasto ben 19 anni, nominato da George Bush “senior” e poi confermato da Clinton e George Bush junior“) dopo che nei giorni scorsi ha spiegato alla stampa americana di ritenere che il banchiere centrale “abbia fatto un lavoro eccellente ed abbia occupato la sua posizione molto più a lungo di quanto desiderasse e fosse previsto”.

I candidati in corsa, ufficiosamente, sarebbero cinque, ma di questi solo uno sembra godere di vasto credito sia all’interno della struttura sia presso i mercati, l’attuale vicepresidente Janet Yellen, che per Robert Heller, ex membro del board della Federal Reserve, ma anche per la grande maggioranza dei gestori intervistati in un recente sondaggio dell’agenzia Reuters sarebbe di gran lunga il più appropriato “delfino” di Bernanke, conoscendo da tempo la Federal Reserve e i suoi meccanismi (la Yellen, 66 anni, è il numero due dell’istituto dall’ottobre del 2010 ed è destinata a rimanere nel board della Fed sino al 2024).

janet yellen

Concorrenti della Yellen, che in caso di nomina sarebbe la prima donna a ricoprire la carica di vertice della Fed in 90 anni di attività (la Federal Reserve venne istituita nel 2913, il suo board solo nel 1935), sarebbero secondo le indiscrezioni di stampa l’economista Lawrence Summers, 58 anni, che ha già ricoperto importanti incarichi nelle amministrazioni Obama e Clinton, l’ex Segretario al Tesoro nella prima amministrazione Obama, il 51enne Timothy Geithner, l’ex vicepresidente Fed (dal 1999 al 2006) Roger Ferguson, 61 anni, che porterebbe per la prima volta un afroamericano ai vertici della banca centrale Usa, ed il suo successore alla vicepresidenza Fed (dal 2006 al 2010), Donald Kohn, 70 anni, già in passato apaprso tra i possibili “delfini” di Alan Greenspan ma ufficialmente andato in pensione proprio dal 2010.

*BRPAGE*


Nomi importanti, ma che sembrano essere stati fatti apposta per non “bruciare” la Yellen, professoressa emerita di economia dell’Università di Berkeley, in California, che negli anni ha ricoperto anche la carica di presidente della Twelfth District Federal Reserve Bank di San Francisco. La Yellen, laureatasi in economia con lode alla Brown University (con successivo Phd sempre in economia a Yale, nel 1971), ha una formazione macroeconomica con specializzazione nelle cause, meccanismi e implicazioni della disoccupazione e potrebbe pertanto completare l’opera che, verosimilmente, Bernanke non riuscirà a completare, ossia ridurre stabilmente la disoccupazione sotto il 7%. Per riuscirci la prima donna presidente della Fed ha già lasciato intendere di essere pronta a lasciare i tassi vicini allo zero sino al 2016, molto più di quell’estate del 2014 a cui in molti guardano come possibile data di conclusione dell’attuale programma di allentamento quantitativo e tassi sui minimi storici.

La Yellen è infatti una “colomba” dichiarata, come lo stesso Bernanke (a differenza di altri colleghi come il presidente della Federal Reserve di Dallas, Richard Fisher, capo dei “falchi” della Fed) e nei mesi scorsi aveva dichiarato che l’ideale, per fare bene il mestiere di banchiere centrale, sarebbe stato “stabilire un range, una combinazione tra il tasso di disoccupazione e quello d’inflazione entro il quale la Fed possa continuare a mantenere la sua attuale politica”. Una scelta di mantenimento dello “status quo” che potrebbe far molto piacere ai mercati: basterà per far pendere la bilancia a suo favore?

Luca Spoldi