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Economia
La differenza fra Renzi e Tsipras? Il premier è schiavo della Troika

di Carlo Patrignani

I trattati europei vanno rinegoziati; il fiscal compact e il Patto di stabilità eliminati in quanto misure inique e va disinnescata la spirale di guerra innescata dagli Usa da cui l'Unione europea va tolta. E' questa la ricetta dell'economista Bruno Amoroso, già allievo e amico personale di Federico Caffè, per far uscire l'Ue dalle sabbie mobili della crisi. Crisi che chiama truffa finanziaria e che dal 2007-2008 sta corrodendo la democrazia intesa come lotta con cui i popoli costruiscono sistemi politici per impedire il consolidarsi di gruppi di potere.

Purtroppo a tale concezione, chiarisce, l'Ue si è sottratta e oggi al centro del progetto europeo ci sono: la delega alle élites, il rilancio delle associazioni massoniche, il controllo della formazione universitaria e dei media, le forme moderne di retorica e populismo, la frantumazione delle relazioni sociali, la manipolazione dei bisogni con cui si è data vita a società che, come denunciava Caffè, hanno abbondanza del superfluo ma sono prive delle cose essenziali alla vita delle famiglie e delle persone.

Messe così le cose, la proposta di Amoroso, che non manca di evidenziare come nonostante la repressione sociale praticata, essa non si sia estinta, è semplice: la democrazia si riconquista dando voce al popolo, con buona pace di chi ama tuttora discettare sul disagio della democrazia.

E poi, senza tanti giri di parole, spesso vuote e inaccessibili per il grande pubblico, prende di petto questioni e persone con estrema chiarezza. Il patto Berlino-Roma? Il Pd ha scelto la grande coalizione insieme a conservatori e liberali, con il resto della socialdemocrazia europea: si è realizzato come negli anni Venti l'Asse, pardon il Patto Berlino-Roma, in cui confluiscono gli interessi della Germania, indubbiamente dominanti, con la stampella italiana di mussoliniana memoria, oggi impersonata da Matteo Renzi, nella speranza di ricavare qualche briciolo di dividendo dal tradimento degli interessi dell’Europa.

Amoroso conosce bene il presidente della Bce Mario Draghi, anche lui allievo a suo tempo di Caffè: ognuno ha preso la sua strada e Draghi il pilota automatico di stazza a Bruxelles oggi gestisce sapientemente i padroni della finanza internazionale che porteranno al disastro del progetto europeo e dei paesi dell’Europa del sud, Italia compresa. Nulla è cambiato nel funzionamento della Commissione Europea. E questo nonostante le recenti elezioni europee che hanno fatto registrare un forte incremento, con punte vicina al 50%, delle astensioni: segno di sfiducia verso la classe politica e di rigetto delle politiche di austerità.

Se le “teste scambiate” dei partiti di sinistra arrivati al Parlamento europeo avessero saputo riconoscere le scelte della volontà popolare che manifestatasi nei vai Paesi, ovviamente canalizzatasi verso quei partiti che sulle politiche europee avevano espresso il proprio dissenso, si poteva costruire un fronte di opposizione alla Troika che avrebbe impedito lo sconcio del nuovo presidente dell'Ue e del consolidarsi della Bce, che sta portando avanti, coerentemente, i suoi piani di esproprio dei risparmi degli europei completando l'operazione iniziata nel 2008 e introducendo misure, l'Unione Bancaria, che mettono nelle mani della peggiore finanza speculativa il sistema bancario europeo.

E più nello specifico del nostro Paese: c'è come si ipotizza un accordo tra Draghi e Renzi, e tra Renzi e la Merkel? Draghi non ha bisogno di fermare Renzi. Sa benissimo che Renzi per conservare il potere seguirà le sue indicazioni, e tanto bene perfino in anticipo come ha fatto con il provvedimento contro le banche Popolari, che è un vecchio cruccio di Draghi. Anche lui non ama ciò che non controlla. Renzi non ha un accodo né con Draghi nè con la Merkel, ma è furbo abbastanza da capire che lui e il suo governo esistono fintanto non entra in collisione con la Troika. La differenza di Renzi e Tsipras è tutta qui.

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