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Economia

Tre giorni per fare approvare al Parlamento quello che l'Europa chiede. La sfida più difficile per Tsipras da domenica sera. A questo punto la sfida tra il premier greco e l'Eurogruppo somiglia a una partita a scacchi sempre più difficile.

Tsipras, inviso alla Merkel, si gioca la sua credibilità in Europa. Dopo il referendum ha fatto una proposta che è stata rimodellata e peggiorata. Non ci sono sono solo iva e pensioni nel pacchetto. C'è il fondo delle privatizzazioni amministrato in Lussemburgo. Un commissariamento bello e buono difficile da digerire. E un pezzo di Syriza ha già detto di no. Certo, in cambio l'Europa offre la possibilità della ristrutturazione del debito. La possibilità, non la certezza. Ma sarebbe l'unica via di scampo per il Paese a pezzi. Quelli che ripetono che anche la stessa proposta di Tsipras è più recessiva delle richieste europee pre-referendum dimenticano che c'è di mezzo la rinegoziazione del debito che finora non era stata presa in considerazione. Sarebbe un'austerità con una logica. Andare in pensione a 56 anni, avere gli armatori che non pagano le tasse, o asset in perenne passivo non sono più sostenibili. E queste non sono questioni di destra o sinistra. Ma solo di buon senso.

Dall'altra parte l'Eurogruppo si gioca la sua credibilità perché una concessione di troppo alla Grecia vorrebbe dire prestare il fianco agli altri movimenti euroscettici che stanno marciando sulle posizioni di Tsipras. Serve un avvertimento. Chiaro e netto. Grillo, Salvini, la Le Pen non possono avere tutto questo spazio di movimento. In Spagna in autunno si vota. Podemos è avvisato. Anche se un ripensamento della logica del pareggio di bilancio e del rigore imposti dalla Merkel a questo punto è necessario. La Grecia non avrà riformato le pensioni, certo, ma in 6 anni ha perso il 25% del Pil. La strada non è questa.

Certo, se il premier greco non ottiene il voto a favore delle riforme dal suo Parlamento non può che affrontare il dramma dell'uscita dall'euro. E se non interviene la Russia di Putin saranno ancora lacrime e sangue. Insomma la decisione ultima è rimasta in mano al Parlamento greco che, se è la fedele rappresentazione dell'elettorato che ha votato no al referendum, non vuole altra austerità. Bisognerà capire se l'Aula valuterà più vantaggioso uscire dall'euro o adottare le misure che gli altri a fatica stanno adottando con la possibilità di ridurre il fardello del debito.

Un'ultima considerazione sulla modesta Italia. Renzi venerdì diceva che l'accordo era vicino. Mostrando ancora una volta la sua miopia in Politica estera. Hollande si è esposto davvero sugli aiuti alla Grecia mandando addirittura i suoi tecnici ad Atene in supporto di Tsipras. Il nostro premier impari a parlare meno e a fare di più.

@AdriSantacroce

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