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Economia
Il Fmi taglia le stime di crescita del Pil mondiale. Su quelle dell'Italia

Il Fondo monetario taglia le stime di crescita globale. "Il Sacro Graal di una ripresa robusta e sinronizzata", avverte il capo economista dell'istituto di Washington, Maurice Obstfeld, presentando il Rapporto economico autunnale, "rimane sfuggente" e "i rischi verso il basso per l'economia mondiale appaiono oggi piu' pronunciati rispetto a pochi mesi fa". Di qui la sforbiciata alle previsioni: il Pil globale, stima l'Fmi, crescera' del 3,1% quest'anno per poi accelerare al 3,6% il prossimo, con una riduzione dello 0,2% rispetto alle previsioni di luglio in entrambi gli anni e uno stato di salute migliore per le economie avanzate rispetto a quelle emergenti e in via di sviluppo. Sul quadro complessivo pesano "tre potenti forze", sottolinea ancora Obstfeld. Innanzitutto, la trasformazione in corso dell'economia cinese, che sta spostando i suoi driver dall'export e la manifattura ai consumi interni e ai servizi; quindi, la caduta dei prezzi delle materie prime; infine, l'incombente aumento dei tassi d'interesse negli Stati Uniti.

PROSEGUE LA RIPRESA DELLE ECONOMIE AVANZATE: La crescita delle economie avanzate e' stimata aumentare leggermente quest'anno e il prossimo. In particolare, secondo il Fondo, il Pil accelerera' dall'1,8% del 2014 al 2% nel 2015 fino al 2,2% nel 2016. Rispetto a luglio c'e' un taglio dello 0,1% per quest'anno e dello 0,2% per il prossimo. A trascinare il rimbalzo saranno gli Stati Uniti, il cui prodotto e' previsto salire del 2,6% nel 2015 e del 2,8% nel 2016. Destinata a rafforzarsi appare anche la "modesta" ripresa nella zona dell'euro (+1,5% nel 2015 e +1,6% nel 2016). La crescita migliora in Francia (+1,2% e +1,5%), in Italia (+0,8% e +1,3%) e soprattutto in Spagna (+3,1% e +2,5%). In Germania l'aumento dovrebbe invece mantenersi attorno all'1,5% nel 2015 e all'1,6% nel 2016. "Le prospettive a medio termine", avverte tuttavia il Rapporto, "rimangono frenate, riflettendo una combinazione di bassi investimenti, sfavorevoli tendenze demografiche e debole crescita della produttivita'".

RALLENTANO LE ECONOMIE EMERGENTI E IN VIA DI SVILUPPO: La crescita frenera' dal 4,6% del 2014 al 4% nel 2015, per poi riaccelerare al 4,5% nel 2016. Rispetto a luglio c'e' un taglio dello 0,2%. Il quinto rallentamento annuo di fila della crescita per questo gruppo di Paesi, spiega il Fondo, riflette innanzitutto l'andamento piu' debole dei Paesi esportatori di petrolio e la frenata della Cina dal 7,3% del 2014 al 6,8% del 2015 fino al 6,3% del 2014. In particolare, sebbene la decelerazione cinese sia in linea con le previsioni le sue ripercussioni all'esterno appaiono piu' ampie delle stime, a causa del calo del prezzo delle materie prime e delle ridotte importazioni.

SIGNIFICATIVI RISCHI VERSO IL BASSO: "Data la distribuzione dei rischi sul breve termine, e' piu' facile che le previsioni falliscano per un eccesso di aspettative che per sorprese verso l'alto", avverte l'Fmi. Tra le ombre piu' scure: un ulteriore calo del prezzo del petrolio e delle materie prime, una frenata dell'economia cinese piu' ampia di quanto previsto, un aggiustamento violento dei mercati finanziari, un ulteriore apprezzamento del dollaro, le tensioni geopolitiche in Ucraina e Medio Oriente.

POLITICA MONETARIA RESTI ACCOMODANTE: Nelle economie avanzate una politica monetaria accomodante continua a essere essenziale. Ma il Fondo invita anche i Paesi con spazio fiscale, come la Germania, a utilizzarlo per stimolare gli investimenti pubblici, specialmente in infrastrutture di qualita'. I paesi emergenti dovrebbero invece aumentare la loro resistenza agli shock esterni, diversificando le loro economie.

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