Inflazione al 4,2%, Cottarelli: “Più soldi nella social card. Taglio accise? Non è mirato”
“Quanto potrebbe durare questo nuovo choc inflazionistico non lo so, non lo sa nessuno. Dipende da quello che succede nello Stretto di Hormuz, e da quello che hanno in testa Trump e gli ayatollah”. Così Carlo Cottarelli risponde ad Affaritaliani sulla nuova accelerazione dell’inflazione italiana, salita al 4,2% a settembre, anche per effetto dell’impennata dei prezzi energetici legata alla guerra in Iran.
“Quali sono gli effetti di questa situazione? Il problema principale riguarda soprattutto i lavoratori dipendenti, perché il punto di partenza non era particolarmente buono. L’inflazione del 2021 e del 2022 aveva ridotto in quei due anni il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti di circa il 13%. Poi è iniziato un lento recupero e all’inizio di quest’anno i lavoratori dipendenti erano sotto l’8% rispetto ai livelli precedenti. Adesso, però, i prezzi stanno crescendo più dei salari e quindi si riapre nuovamente questo divario in termini di potere d’acquisto”, spiega l’esperto.
Sul possibile trasferimento dello choc energetico al resto dell’economia, Cottarelli commenta: “Per ora l’impatto su beni e servizi, esclusi quelli energetici e gli alimentari freschi, non c’è stato. L’inflazione di fondo rimane bassa. Però, se questa situazione dovesse andare avanti, si avrà qualche effetto. Una cosa positiva è che, per ora, non c’è una risposta degli altri prezzi”.
Quanto al rischio di una nuova spirale prezzi-salari, l’economista sottolinea: “Io credo che ci sia spazio, a dire la verità, per alzare un po’ i salari senza che questo abbia un impatto ulteriore sull’inflazione, perché il livello iniziale dei profitti è piuttosto alto, tranne nei settori che sono maggiormente colpiti dall’aumento dei prezzi dell’energia”.
Infine, sulle misure che governo ed Europa possono adottare per sostenere famiglie e imprese senza alimentare deficit e inflazione, Cottarelli avverte: “Tenendo conto del livello del debito pubblico nel nostro Paese, non è che si possa fare molto in termini di aumento del deficit. Questo significa che gli interventi devono essere il più possibile mirati a chi ne ha bisogno. Un taglio delle accise non è un intervento mirato. Anche lo sconto che fa l’Eni non è un intervento mirato e a me non piacciono queste cose. La misura che sarebbe più appropriata per far fronte a questi prezzi è mettere più soldi nella social card”.


