La guerra in Medio Oriente sta determinando fortissimi aumenti di prezzi e tariffe in tutti i settori, ma i rincari non colpiscono allo stesso modo tutti i cittadini e il loro impatto cambia di molto a seconda del lavoro svolto e della composizione del nucleo familiare. Lo afferma il Codacons, che ha realizzato un apposito studio con cui analizza l’andamento dei prezzi al dettaglio nel 2026 e le ripercussioni per le tasche delle varie tipologie di consumatori.
Sulla base dell’inflazione acquisita dall’Istat per l’intero 2026 e considerata la totalità della spesa annua per consumi delle varie tipologie di famiglie, l’impatto dei rincari scattati dall’inizio del conflitto porterà un pensionato che vive da solo a spendere in totale 667 euro in più rispetto allo scorso anno a parità di consumi (e nell’ipotesi in cui i prezzi si mantengano ai livelli attuali). Per un single sotto i 35 anni l’aggravio di spesa sarà di 704 euro, mentre una coppia senza figli dovrà mettere in conto 1.167 euro in più a fine anno. Per una famiglia mono-genitoriale la spesa annua risulterà più elevata di 976 euro, che salgono a +1.281 euro per una coppia con un figlio e raggiungono i 1.415 euro se i figli a carico sono due.
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Ma i rincari di prezzi e tariffe hanno un peso diverso anche a seconda della fonte principale di reddito di una famiglia – rivela il Codacons – In base alla classificazione della condizione professionale del capofamiglia così come definita dall’Istat, un disoccupato si ritroverebbe a spendere a fine 2026 +701 euro, che diventano +936 euro se lo stipendio principale in casa è quello di un operaio, +1.259 euro per un quadro o un dirigente, +1.616 euro per un imprenditore o libero professionista. Questo perché a redditi diversi corrispondono diverse capacità d’acquisto e una differente spesa annua per consumi, spiega il Codacons.
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Intanto a settembre l’andamento dei prezzi monitorato dall’Istat riserva più di una sorpresa: tra i beni che subiscono i rincari maggiori vi sono i prodotti tecnologici, mentre crollano i listini del burro e le tariffe aeree. Nello specifico c’è quasi un raddoppio per i prezzi di supporti di registrazione (Cd, Dvd, chiavette Usb, ecc,) che salgono del 92,1% su anno, mentre gli accessori per l’informazione e la comunicazione (caricabatterie, cover, power bank, cavi, ecc.) rincarano del 39,6%, +18,6% computer e tablet.
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Aumenti causati dalla situazione nello stretto di Hormuz che ha portato a una generalizzata carenza di componenti tecnologici con effetto diretto sui prezzi del comparto. I combustibili liquidi registrano invece un incremento del +38,5%, seguito da carburante diesel (+34,9%), benzina (+21,8%), gas distribuito tramite rete (20,7%) ed elettricità (+19,3%). Tra gli alimentari si segnalano rincari pesanti per le bacche fresche (fragole, ribes, lamponi, mirtilli, ecc.) con un +17,3%, seguite dagli ortaggi a frutto (pomodori, peperoni, melanzane, zucchine) che segnano +15,2% e dai legumi verdi (piselli, fave, ecc.) con un 14,7%.
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Di contro si registra un crollo per i prezzi del burro, che su base annua scendono del -14,3%, per gli agrumi freschi (-6,7%) e per le tariffe aeree: i biglietti dei voli nazionali calano del -12,6%, quelli per i voli internazionali del -4,4%, conclude il Codacons.


