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Investire in obbligazioni, occasioni sulle quinquennali in euro

PORTAFOGLIO BOND/ Se non amate il rischio, da qui all’estate potete rimanere investiti in bond a medio termine. La Federal Reserve sembra avere meno fretta di alzare i tassi e questo potrebbe offrire spazio ai T-bond fino a 5 anni per mantenere le posizioni mentre il cambio si rafforza. Se preferite rimanere investiti in euro, investite con prudenza su Btp anche a 5-10 anni, confidando su ulteriori misure distensive della Bce da marzo

Mercati azionari sempre più ballerini, complici i timori di una crescita inferiore alle attese rinfocolati anche dalle ultime previsioni della Commissione Ue che per l’area dell’euro parla ora di un Pil in rialzo dell’1,7% nel 2016 contro il +1,8% previsto ancora tre mesi fa e di un’inflazione che non dovrebbe andare oltre lo 0,5% nonostante gli sforzi della Bce, che peraltro non ha mai parlato di “forze che congiurano” per tenere i prezzi bassi, ma elencato “fattori che contribuiscono” a tale fenomeno. Tra la Cina che si trova nel bel mezzo di una transizione da un modello di crescita guidato dalle esportazioni ad uno che vorrebbe basarsi maggiormente sulla domanda interna, gli Stati Uniti che dopo sette anni di Pil al rialzo rischiano di iniziare a decelerare, con l’Europa e il Giappone che continuano ad offrire più sorprese negative che positive, di crescita esuberante se ne vedrà poca, anche se il Fondo monetario internazionale continua a dire che nel 2016 l’economia mondiale crescerà più che nel 2015.

Questo dovrebbe consentire ai bond di non perdere terreno troppo rapidamente, anche perché è vero che la Federal Reserve non cambierà facilmente idea sulla necessità di rialzare i tassi, ma visti gli ultimi segnali che parlano di un mercato del lavoro meno esuberante è verosimile che proceda con più cautela. Goldman Sachs se n’è già accorta e ha ridotto da quattro a tre i rialzi da un quarto di punto che si attende entro fine dell’anno. Il mondo dei bond può dunque offrire ancora delle occasioni d’impiego remunerativo? La risposta pare positiva anche se molto dipenderà dall’azione delle singole banche centrali sui tassi e dall’andamento delle diverse valute. Riassumendo: la Federal Reserve alzerà i tassi tra mezzo punto e tre quarti di punto nel corso dell’anno, cosa che farà traslare la parte lunga della curva dei tassi verso l’alto inducendo un calo delle quotazioni dei T-bond. Di quanto? Dipenderà dalla duration delle singole emissioni, ma mediamente un decennale perde circa il 6% per ogni rialzo dei tassi dell’1%.

Goldman Sachs prevede al momento proprio che i rendimenti dei T-bond a dieci anni a fine 2016 possano salire attorno al 3%, contro il 2% scarso attorno a cui oscillano oggi, il che equivarrebbe al rischio di perdere un 6%-6,5%. Visto che l’euro, secondo Nomura, potrebbe scivolare già entro metà anno alla parità col dollaro, perdendo dunque l’11% circa rispetto ai valori attuali, il gioco può valere la candela. Rimanendo su scadenze non superiori ai 5 anni, o scegliendo di investire tramite un fondo obbligazionario in dollari, si potrebbero ottenere discreti ritorni a fronte di rischi contenuti.

Per chi voglia andare oltre l’ottica di un parcheggio remunerato per il proprio capitale, è il caso di provare a investire in obbligazioni societarie ad alto rendimento (bond “high yield”)? Evitando del tutto l’ipotesi di investire in emissioni subordinate, nell’occhio del ciclone dopo la vicenda delle quattro banche italiane “risolte”, si potrebbe essere tentati dal selezionare, con prudenza, qualche emissione di gruppi industriali e bancari comunque solidi. Non è però un’operazione da considerare a cuor leggero. Come spiega David Horsfall, vice-Chief Investment Officer di Standish Mellon Asset Management (gruppo Bny Mellon), “le implicazioni negative del calo dei prezzi del petrolio hanno danneggiato il settore dei bond high yield”. I rendimenti di questo segmento sono infatti “direttamente correlati con l’andamento del greggio, consigliando prudenza negli investimenti perché i default sono probabilmente destinati a salire”. Secondo il gestore “è improbabile che gli spread sulle obbligazioni a più alto rischio diminuiscano sinché i prezzi delle materie prime non si stabilizzeranno o i default inizieranno a verificarsi”.

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Meglio quindi stare alla larga dai bond high yield del settore energetico (o di banche esposte a tale settore, come Deutsche Bank). Anche in un contesto instabile, tuttavia “potrebbero presentarsi alcune opportunità accuratamente selezionate d’investimento”, ma in questo caso meglio sarebbe lasciar fare a investitori professionisti investendo dunque in fondi comuni e sicav anziché direttamente in bond. Altre opportunità non sembrano consistenti per quanto riguarda bond denominati in valute diverse dall’euro, visto che la sterlina sembra destinata a mantenersi debole e i tassi a non alzarsi almeno fino a tutto il 2017 in Gran Bretagna e che i bond giapponesi rendono poco e lo yen potrebbe perdere terreno nei prossimi mesi. Chi voglia limitare ulteriormente i rischi si mantenga in euro, scegliendo se investire a tassi negativi o nulli fino a due anni o puntare su scadenze più lunghe, tenendo presente che un Btp a 10 anni rende circa l’1,5% lordo (1%-1,3% netto a seconda delle singole emissioni).

Poiché è probabile che la Bce a marzo o in aprile decida di tagliare ancora i tassi sui depositi, già in territorio negativo, o ampliare, se non altro per tipologia di titoli acquistabili, la portata del quantitative easing, investire almeno su titoli a 5 anni (che rendono oggi attorno all’1% lordo, lo 0,5%-0,6% netto) sembra una ipotesi interessante. Un ribasso dei tassi di uno 0,1% consente ad un quinquennale di vedere i prezzi risalire di un ulteriore 0,3%- 0,4% ovvero ad un decennale di guadagnare poco più di uno 0,6% sempre in termini di prezzo. Sommati a una cedola semestrale pari alla metà del rendimento annuo vorrebbe dire guadagnare da qui a quest’estate tra un mezzo punto e un punto percentuale. Non è molto, ma per chi non ama il rischio sarebbe il giusto premio in attesa che la situazione sia a livello macroeconomico sia di mercato si faccia più chiara di quanto non appaia in questo momento.

Luca Spoldi