di Paolo Fiore
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Su Irap e Irpef arrivano i primi spifferi, ma sul Jobs Act il governo ha imposto il silenzio. Raggiunto da Affaritaliani.it, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti dichiara che l’esecutivo “sta ancora valutanto il materiale a disposizione” e che “il provvedimento è ancora in via di definizione“.
Gli incontri con i sindacati sono stati “solo un confronto in termini generali”. E se Camusso ha definito il Jobs Act “solo titoli”, il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, ha affermato ad Affari che ai sindacati “non è stato detto assolutamente nulla. Il ministro Poletti si è limitato a dare alcune linee guida. Non abbiamo notizie e non credo che ne avremo”.
Lo conferma anche Poletti: “I sindacati non verranno consultati nuovamente prima del cdm perché un incontro c’è già stato. Il governo farà le sue scelte perché spetta all’esecutivo assumersi le proprie responsabilità”.
Il tempo è poco. E sul Jobs Act Renzi si gioca gran parte della sua credibilità. Domani, 12 marzo, sarà quindi presentato un disegno di legge delega. Non dovrebbero esserci sorprese dell’ultimo minuto: il ddl dovrebbe seguire le linee tracciate dal segretario del Pd e confermare le indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi.
Aspi e mini-aspi dovrebbero essere sostituiti da un sussidio di disoccupazione universale (che comprenda anche i lavoratori “aticipici”), finanziata dalla scomparsa progressiva della cassa in deroga. La nuova formula si chiamerà Naspi e dovrebbe durare la metà dei mesi lavorati negli ultimi 4 anni, con un sussidio che dovrebbe partire dai 1.100-1.200 euro per poi calare nel tempo.
Gli altri due punti: sfoltire il numero di contratti introducendo tutele crescenti. E sulle politiche attive, sarà varata un’Agenzia unica federale.
