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La truffa del risparmio. La verità sui titoli di Stato

Ed ecco che il meccanismo perverso della distruzione del risparmio privato è servito

L’accusa che spesso viene rivolta a chi pensa ci siano trame più o meno occulte è quella di “complottismo” che fa il paio con l’accusa maggiore di “populismo” se non -insulto massimo secondo solo a “fascista” di “nazional-populismo”.

Andreotti diceva che “a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si coglie”; ora questa massima di saggezza andrebbe aggiornata con la più attuale: “a pensare al complotto si populeggia ma quasi sempre ci si coglie”.

Al di là dell’ironia voglio fare solo qualche semplice constatazione su quello che sta accadendo non solo in Italia ed in Europa ma nell’intero mondo globalizzato.

Ma a noi interessa il nostro Paese e su questo mi soffermo.

Uno degli spauracchi che l’establishment governativo agita costantemente da noi (al di là di chi governa) è la paura del famoso “spread” termine ormai divenuto noto anche alla classica “casalinga di Voghera”.

Si sa che lo spread non è una bibita ma il differenziale tra i titoli di Stato pluriennali tedeschi e quelli -nel nostro caso- italiani; quando lo spread si impenna il governante di turno inizia ad aver paura mentre l’opposizione si ringallluzza e lo attacca perché più è alto lo spread più lo Stato deve pagare di interessi sul debito pubblico.

Giusto.

Ma a ben pensarci ci sono molti risparmiatori che hanno proprio i titoli di Stato, ad esempio i Btp e sono felicissimi che lo spread si impenni perché guadagnano in rendimento lordo e netto.

Quindi il problema è più per lo Stato che per i risparmiatori ma questo non lo si dice mai.

Ultimamente, grazie alla cura Draghi, il tassi di interesse sui Bot o titoli a breve e medio termine sono negativi e ciò significa che il cittadino risparmiatore paga lo Stato per prestargli i soldi. Siamo dunque alla pazzia pura. Si è mai visto tra privati che uno paghi qualcuno per prestargli i soldi?

Mai.

Accade esattamente il contrario e quando i tassi di interesse richiesti sono troppo alti si parla di usura.

Ma per lo Stato è diverso.

Lo paghiamo perché ci faccia il favore di accettare i nostri soldi.

Ma quale è il motivo per cui invece di essere pagati noi dobbiamo pagare lo Stato?

Semplice. I fattori sono due; uno lo abbiamo già accennato ed è dovuto all’enorme liquidità immessa dalla Bamca Centrale Europea per far ripartire l’economia e la fiannza distrutta -per inciso- dalle Banche Usa nel 2008.

Peccato che la crisi non passi ma in cambio i titoli di Stato non rendano più nulla perché intanto c’è il Draghi che se li compra distruggendo il mercato.

Il secondo elemento è la responsabilità per i correntisti su conti correnti sopra i 100.000 € nel caso di fallimento delle banche (vedi il caso della Banca Etruria).

Dunque il risparmiatore non si fida più delle banche (qualora si sia mai fidato) e se ha dei soldi e poca propensione al rischio va verso i titoli di Stato. Quest’ultimo, furbamente, sfrutta questa paura del risparmiatore e si fa pagare per tenergli i titoli.

Ed ecco che il meccanismo perverso della distruzione del risparmio privato è servito.

E poi ci si chiede perché ha vinto Trump, ci sia stata la Brexit e perché il vento del populismo anti-economico soffi sempre più forte.