La recessione di questi ultimi anni ha avuto un impatto pesante sul mercato del lavoro, specie per i più giovani, eppure anche in tempi di crisi alcuni profili professionali hanno visto un incremento delle retribuzioni, come emerge dal “borsino delle professioni” presente nel XIX Rapporto sulle Retribuzioni in Italia (del settore privato) elaborato da OD&M Consulting, società specializzata in HR Consulting di Gi Group. Il “borsino” evidenzia le cinque professioni che hanno registrato i maggiori incrementi retributivi (e le cinque che hanno invece subito il calo più consistente) tra il 2010 e il 2014 ripartendole tra dirigenti, quadri, impiegati e operai, classificandole in base alla variazione registrata lo scorso anno rispetto a quello precedente.
Tra i dirigenti, in particolare, hanno visto salire le proprie retribuzioni più di tutti i Country Manager (+9,1% nell’ultimo anno), seguiti dai Direttori Commerciali (+8,9%) e dai Responsabili sistemi qualità (+5,7%). In questo modo i Country Manager sono arrivati a livelli retributivi medi di oltre 126.500 euro annui, riducendo il gap coi Direttori Generali (poco più di 132.600 euro), che hanno visto salire le loro retribuzioni di “solo” l’1,6% nel 2014. I più penalizzati sono stati tuttavia i dirigenti Responsabili di stabilimento (-0,2%) e i Responsabili manutenzione di stabilimento (-3,9%) che con poco più di 82.800 euro l’anno di retribuzione media sono ormai la figura manageriale meno pagata dalle aziende, essendo stati superati anche dai Responsabili area tecnica, essendo questi ultimi passati da poco più di 84 mila a oltre 85.300 euro di retribuzione media annua(+1,4% lo scorso anno).
Un quadro che sembrerebbe confermare come l’economia italiana stia uscendo dalla crisi puntando sempre più sulle funzioni commerciali e sempre meno su quelle legate alla produzione, sintomo di una progressiva deindustrializzazione del paese che sembra destinata a non arrestarsi ancora. Le retribuzioni dei quadri sono apparse decisamente inferiori a quelle dei dirigenti: lo scorso anno solo il Responsabile corporate banking, con poco più di 81.500 euro annui in media (in calo tuttavia dello 0,4% rispetto agli oltre 81.800 euro medi del 2013) ci si avvicinava.
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In crescita le retribuzioni dei Responsabili canali di vendita (+4%), con poco più di 68.500 euro annui la seconda figura meglio pagata tra i quadri, e il Responsabile linea di vendita (+1,7%), per il resto è riuscito a veder confermati i livelli retributivi medi solo il Responsabile vendite di canale, mentre hanno accusato cali tutte le altre figure, con il Responsabile laboratorio qualità prodotti (-4,6%), il Business unit manager (-6%) e lo Specialista di amministrazione (-6,6% ormai a poco più di 44.600 euro medi annui, la figura meno pagata tra i quadri) che hanno accusato l’arretramento più marcato, confermando ulteriormente la sensazione di un mercato del lavoro che premia ancora solamente chi ha a che fare con le vendite e non con la produzione. Tra gli impiegati crescono le differenze retributive tra le varie figure professionali: tra la più pagata, il Responsabile di stabilimento (circa 45.800 euro l’anno, in crescita dell’1,9% sul 2013) e la meno pagata, l’addetto di infermeria (poco più di 21.700 euro l’anno, in calo del 2%) il gap è ormai di oltre 24 mila euro annui, vale a dire che occorrono due addetti di infermeria per guadagnare a fine mese quasi quanto un responsabile di stabilimento.
Chi però ha visto il maggior incremento retributivo è stato il Responsabile business development (+9,3%), arrivato a oltre 43.100 euro anni e superando così sia il Capo area (+2,6% a poco meno di 42.200 euro) sia il Responsabile commerciale (-0,7% a meno di 41.900 euro). Molto bene anche l’Informatore scientifico del farmaco (+5,3%), mentre il Data entry (-2,2%) ha subito l’arretramento retributivo più marcato ed ormai guadagna meno di un Addetto di call center: in media 22.803 euro contro 22.825 euro. E gli operai? Le loro retribuzioni ormai sono in linea, se non inferiori, a quelle degli impiegati meno pagati, anche quando si tratti di posizioni di responsabilità che implicano la qualifica di “capo”, tuttavia quelle degli operai sono, insieme a quelle dei dirigenti, le figure professionali che hanno minori scarti l’una dall’altra in termini retributivi. Infatti il Capo turno, la meglio pagata (oltre 31.700 euro, in crescita del 4,8% nell’ultimo anno), presenta uno scarto minimo sia col Capo squadra manutenzione (con oltre 31.300 euro, in crescita del 14%, la seconda mansione meglio pagata) sia coll’Addetto all’expediting (sopra i 30.600 euro, +13,6%) e col Capo squadra produzione (30.190 euro o poco più, +5,2%).
Ma anche rispetto alle professioni meno retribuite, quelle di Barista (20.500 euro) e Saldatore (19.700 euro) lo scarto non appare significativo, probabilmente perché a questi livelli è difficile pensare di comprimere ulteriormente il costo del lavoro. In compenso un Direttore Generale guadagna ormai quasi 7 volte quello che guadagna un saldatore alle sue dipendenze, e stiamo parlando di livelli medi, dunque è più che probabile che le differenze tra singoli casi concreti possano essere ancora superiori. Qualcuno potrebbe probabilmente chiamarle “conseguenze non volute” della crisi: di certo non sono state volute da chi ha preferito o dovuto adattarsi a mansioni meno qualificate.
Luca Spoldi

