L’economia italiana è davvero messa così male?
Molta incertezza, ma fondamentali in salute. È la sintesi del quadro tracciato dall’Ufficio Studi Confcommercio nel documento preparato da Mariano Bella per l’assemblea pubblica dell’associazione, in programma il 10 giugno. Il messaggio di fondo, affidato fin dal titolo, è netto: nonostante l’ombra della crisi di Hormuz e una fiducia delle famiglie in calo, l’economia italiana regge. «La catastrofe può attendere», recita la slide conclusiva.
Hormuz pesa, ma l’impatto è giudicato contenuto
Il convitato di pietra dell’intero documento è la crisi dello Stretto di Hormuz. Il quasi-blocco del passaggio — spiega l’analisi — ha innescato un’interruzione senza precedenti delle forniture energetiche globali, lasciando il prezzo del greggio elevato rispetto ai livelli pre-conflitto anche dopo il recente calo legato alle attese di un’intesa più duratura tra Washington e Teheran.
Eppure, sottolinea Confcommercio, «non si tratta di essere ottimisti»: tutte le istituzioni nazionali e internazionali stimano effetti moderati sul PIL italiano, sia per l’anno in corso sia per il prossimo. Le previsioni si concentrano in una forbice stretta: la Commissione europea (maggio 2026) indica +0,5% nel 2025, +0,5% nel 2026 e +0,6% nel 2027; il Fondo Monetario (aprile 2026) prevede +0,5% per il triennio; l’Ocse (marzo 2026) +0,5%, +0,4% e +0,6%. La stima più generosa è proprio quella di Confcommercio (giugno 2026), che vede una crescita dello 0,9% nel 2026 dopo lo 0,5% del 2025.
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La fiducia si raffredda, soprattutto tra i giovani
Sul fronte delle aspettative, l’indagine annuale Confcommercio-Censis registra un brusco ridimensionamento. Il saldo tra ottimisti e pessimisti sul proprio futuro scende a +5,2 nel maggio 2026, in forte calo rispetto al +16,3 del 2024 e al picco di +27,5 toccato nel 2023.
Il dato più delicato riguarda i giovani: tra i 18 e i 34 anni il saldo è negativo, a quota -10,4. In territorio negativo anche il Centro (-4,3) e il Sud (-0,6). Un segnale che la fiducia strutturale, pur restando positiva nel complesso, si sta erodendo proprio nelle fasce e nelle aree più fragili.
Le speranze degli italiani restano ancorate alla concretezza: il 37,2% indica come priorità mantenere un tenore di vita adeguato anche in futuro, seguito dal desiderio di continuare a vivere in democrazia (22,7%) e da un’Europa più coesa per affrontare le emergenze (14,6%). Marginale, ancora una volta, l’aspirazione ad avere un figlio, ferma al 2,3% — anche se tra i giovani il dato sale al 13,8%.
Consumi durevoli e vacanze: il termometro dei comportamenti
Le intenzioni d’acquisto di beni durevoli confermano una domanda viva ma prudente. Crescono le intenzioni su mobili (24,5%) e automobili (15,8%), mentre arretrano leggermente elettrodomestici (29,0%, dal 31,2% del 2025) e ristrutturazioni immobiliari (23,5%, dal 25,4%). I prodotti tecnologici si attestano al 30,2%.
Sul versante delle vacanze estive l’incertezza si fa sentire: il 38,5% degli italiani prevede di partire, il 30,9% rinuncerà e un significativo 30,6% dichiara di non aver ancora fatto programmi proprio a causa del clima di incertezza — un dato in lieve risalita rispetto al 2025 ma ben lontano dal 54,3% del picco pandemico del 2020.
I dati ufficiali raccontano un’economia che tiene
A fronte di un sentiment in flessione, le statistiche ufficiali offrono un contrappeso rassicurante. Il PIL è cresciuto dello 0,3% sia nel quarto trimestre 2025 sia nel primo trimestre 2026 (rispettivamente +0,9% e +0,8% su base tendenziale). L’economia, scrive l’Ufficio Studi, «rimane vivace»: migliorano consumi, occupazione, turismo, produzione industriale e vendite di auto.
Inflazione e potere d’acquisto: il sistema regge
L’inflazione torna a salire nel 2026, trainata dai rincari energetici: l’indice NIC segna un’inflazione acquisita del 2,6% a maggio, con una stima annua intorno al 2,7%. Per Confcommercio, però, la dinamica dei prezzi è la prova che la filiera italiana — produzione, trasformazione, ingrosso, distribuzione — «sta funzionando molto bene», in assenza di patologie speculative, come testimonia il contenuto andamento della componente core.
Sul potere d’acquisto, l’analisi richiama la nota Istat del 12 maggio 2026, secondo cui le riforme fiscali attuate tra il 2021 e il 2026 hanno più che compensato il drenaggio fiscale prodotto dall’impennata inflazionistica del 2022-2023. Resta però aperto il tema delle retribuzioni reali: tra il 2019 e il 2025 la retribuzione lorda per unità di lavoro è scesa del 3,0% nell’intera economia, con cali più marcati nei comparti di alloggio e ristorazione (-5,1%) e dei trasporti (-3,5%).
Il quadro macro: crescita moderata, occupazione in frenata
Le previsioni Confcommercio per il 2026 poggiano su ipotesi di un Brent a 95 dollari al barile, un cambio euro-dollaro a 1,17 e un commercio mondiale in crescita del 2,2%. Il quadro vede consumi a +1,2%, investimenti a +1,8%, esportazioni a +1,0% e un’inflazione al 3,1%. Più cauto il fronte del lavoro: dopo le 316 mila unità di lavoro aggiuntive del 2025, l’incremento si ridurrebbe a 76 mila quest’anno e a sole 26 mila nel 2027.
In sintesi, la fotografia è quella di un’economia che non corre, ma che non frena: incertezza diffusa nelle teste degli italiani, fondamentali ancora solidi nei conti. La catastrofe, per ora, può attendere.

