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Economia
Mediaset, i portoghesi di Media Capital e NRJ: chi guarda al polo del Biscione
Mediaset

Varato il progetto MediasetForEurope, Pier Silvio Berlusconi inizia a raccogliere le prime manifestazioni di interesse di altri partner europei alla creazione del mega-polo tv generalista, un progetto che vedrà subito l’ingresso di altri investitori nel caso in cui Vivendi dovesse esercitare il proprio diritto di recesso. “Viste le prime sinergie del nostro progetto e i primi risultati si uniranno anche gli altri broadcaster”, ha spiegato infatti l’amministratore delegato di Mediaset nel corso della presentazione dei nuovi palinsesti televisivi di Mediaset per la stagione 2019-20, a proposito di del riassetto del gruppo che prevede la fusione tra Mediaset e Mediaset Espana. Deal che punta esplicitamente a fare da punto di riferimento per il consolidamento del settore.

Per una alleanza più stretta Berlusconi ha chiamato in causa in primis i tedeschi di Prosiebensat, il gruppo di cui Mediaset ha acquistato a maggio il 9,6%: "Ci sono tavoli di lavoro gia' in atto, speriamo di portarli a un livello piu' alto e di spingere e di convincere il management di Prosiebensat a seguire quest'ora strada per trovare insieme dei risparmi e delle sinergie anche dal punto di vista dell'efficienza tecnologica". "Al di là di Prosiebensat- ha proseguito l'imprenditore che a escluso per il momento ulteriori passi avanti sul fronte dell'alleanza con i tedeschi in termini proprietari - di possibilità in Europa ce ne sono altre".

Secondo quanto emerso, un interesse per il progetto Mfe di Mediaset sarebbe stato manifestato dai portoghesi di Media Capital, gruppo radio-tv di proprietaria della spagnola Prisa che ne 2018 ha realizzato ricavi per 180 milioni di euro con un ebitda di 40 milioni, e da un piccolo gruppo televisivo francese, che si chiama NRJ. Richiesto del possibile interesse di Tf1, l'imprenditore ha aggiunto: "Stiamo dialogando con tutti ma non c'è niente di concreto che assomiglia a una notizia di un accordo". 

Un’accelerazione nel coinvolgimento di nuovi partner-investitori potrebbe arrivare con l’addio di Vivendi. Per Berlusconi jr, che in Mfe assumerà anche la carica di chairman (oltre a quella di Ceo e Fedele Confalonieri sarà senior executive director, una carica prevista dalla corporate governance olandese che gestirà assemblee e consiglio di amministrazione), se i francesi dovessero esercitare il diritto di recesso sul progetto, chiedendo quindi il rimborso cash per le proprie azioni,  altri investitori potrebbero subentrare rilevando le azioni messe in vendita, entrando quali soci ed evitando così lo stop dell'intera operazione.

Berlusconi non si è sbilanciato sul fatto che Fininvest possa intervenire sulle azioni riconsegnate dai soci recedenti acquistandone una parte: "Non lo so, dipende da tante cose: ad esempio quali azionisti partecipano al progetto, quanti si iscrivono nel registro delle azioni speciali”.

Il riassetto di Mediaset e Mediaset Espana in Mfe prevede il diritto di recesso per i soci che non parteciperanno all'approvazione del progetto in assemblea. Il prezzo per azione riconosciuto ai soci Mediaset recedenti e' di 2,77 euro. Mediaset e Mediaset Espana hanno fissato un tetto massimo complessivo per i rimborsi a 180 milioni di euro: il superamento di tale ammontare farebbe saltare l'intera operazione.

'Vivendi ha il peso di un 30% di partecipazione in Mediaset (tenendo anche conto della quota detenuta da SImon Fiduciaria per conto dei francesi, ndr), ma il recesso ha tutto un percorso che deve essere fatto - ha spiegato Berlusconi precisando che è previsto un meccanismo di riallocazione delle azioni rivenienti dal recesso - Deve essere dichiarato il recesso, c'è una prelazione per chi e' gia' azionista e poi ci si apre al mercato. Solo in ultimo Mediaset può comprare cio' che rimane da chi ha eseguito il recesso: solo se alla fine di questo percorso si superano i 180 milioni di esborso, allora tutta l'operazione non va in porto”.

Sulla possibile scelta di Vivendi in merito al recesso, Berlusconi ha aggiunto: 'Se fossero di questa intenzione dovrebbero vendere adesso, perché il prezzo di Borsa è superiore al prezzo del recesso: il fatto che non lo stiano facendo è già una dichiarazione di intenti anche se con Vivendi e con Bollorè non si sa mai. Altro motivo per cui non recedere è che le azioni restano bloccate fino almeno a gennaio prossimo mentre vendendo sul mercato monetizzano immediatamente. Poi loro hanno sempre parlato di un progetto internazionale e noi stiamo andando proprio in quella direzione. E' coerente con cio' che volevano loro”. 



Poi, sulla richiesta di Vivendi, arrivata nel pomeriggio di ieri, di convocare una assemblea straordinaria di Mediaset per annullare le delibere sul voto maggiorato votate in aprile da una assemblea dei soci da cui i francesi furono esclusi, il Ceo Mediaset ritiene "sia una mossa normale e dovuta da parte loro - ha dichiarato a margine dell'evento di Santa Margherita Ligure - I legali la giudicano una mossa obbligata per tenere aperte tutte le strade”. 



Mediaset e Vivendi hanno in corso un contenzioso legale da circa tre anni a seguito della mancata esecuzione del contratto di vendita di Mediaset Premium. Infine, sulle prospettive industriali, il top manager ha rivelato che il Biscione ha in corso dei dialoghi con gruppi cosiddetti Over-The-Top (i gruppi che forniscono contenuti e servizi digitali attraverso la rete internet, ndr) come Amazon e Netflix per collaborazioni sia nella pubblicita' sia nella produzione contenuti. "Siamo convinti che la tv generalista non morira' mai ma restera' centrale per milioni di spettatori e per gli investitori pubblicitari - ha spiegato - Non li vediamo quindi come concorrenti diretti perche' loro non raccolgono pubblicita' ma vivono di streaming. Siamo molto aperti a parlare di qualche tipo di accordo con loro. Dei dialoghi in atto ci sono sia sul fronte pubblicitario sia su quello produttivo". 

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